Il comitato che propose il referendum per il trasferimento della Provincia di Belluno alla Regione Trentino Alto Adige, cambia. Diventa un Movimento politico d’opinione. Il Comitato propose l’iniziativa referendaria per affrontare i problemi del buon governo dei territori montani, divenuto impossibile in stato di soggezione nella regione Veneto, la quale attua politiche adatte alla pianura, con caratteri urbani e industriali, con agricoltura intensiva e una fitta rete d’infrastrutture. Politiche che danneggiano le comunità della montagna bellunese.

La Provincia di Belluno è compresa entro tre territori montani a statuto speciale, nei quali politiche efficaci attuate con risorse infinitamente superiori alle nostre fanno una concorrenza spietata e insostenibile (specie in periodi di recessione) alle imprese bellunesi. In questa situazione i partiti presenti in Consiglio provinciale, nonostante avessero approvato all’unanimità la proposta referendaria, hanno condotto allo scioglimento il Consiglio, affidandolo a un Commissario governativo. Gli stessi partiti non hanno voluto contrastare la trasformazione delle Province in enti di secondo grado, privi di sovranità e di competenze operative, privando le comunità bellunesi di una rappresentanza in grado di proteggerle nelle relazioni con una regione accentratrice e poco disposta a delegare competenze agli enti locali periferici. Nessuno dei rappresentanti in Parlamento e in Consiglio regionale s’è opposto all’eliminazione della Provincia di Belluno. Alcuni di loro hanno sostenuto attivamente e direttamente questa proposta che danneggia i Bellunesi in modo irrimediabile.

Molti sono convinti che da questo deriveranno vantaggi e opportunità per tutti. In realtà la scomparsa della Provincia rende impossibile il trasferimento delle competenze amministrative finanziarie e regolamentari previste all’art. 14 del nuovo Statuto regionale, se non come trasferimento di poteri esecutivi di decisioni già prese a Venezia. Se prima era difficile ottenere una delega di poteri speciali per la montagna bellunese ora è diventato ancora più arduo. Diventa molto più difficile proporre una legge Costituzionale per eliminare gli ostacoli che si frapponevano al trasferimento (come terza Provincia autonoma) in Trentino Alto Adige.

Già il Comitato avrebbe dovuto chiedere di presentare questa legge a Parlamentari non bellunesi poiché nessuno degli eletti nei nostri collegi è disponibile a farlo in modo condiviso. Diventa impossibile anche proporre ai Bellunesi un quesito referendario per sapere quello che essi desiderano, dopo che l’Ufficio elettorale della Corte di Cassazione ha giudicato inammissibile quello proposto dal Consiglio provinciale. Diventa molto difficile dar seguito al ricorso della Provincia, sostenuto dalle delibere di quarantacinque Comuni, al Capo dello Stato, contro l’ordinanza della Cassazione che, per motivi politici, aveva impedito il referendum chiesto dal Consiglio provinciale.

Nelle condizioni attuali, con la Provincia retta da un Commissario fino al 2013, ai Bellunesi non resta che attendere gli effetti di decisioni che altri prenderanno per loro. Questa sudditanza e impotenza ad agire come comunità, questa perdita di potere e di dignità, questa rinuncia a rappresentare gli interessi dei Bellunesi sono le dichiarazioni di fallimento dei Partiti politici in Provincia di Belluno. Il Comitato aveva fatto affidamento su questi Partiti e sulle persone che li rappresentano in sede locale. Ha sostenuto partiti e rappresentanti, li ha difesi dall’anti politica, dal qualunquismo, contro chi li considerava tutti uguali e li definiva, a priori, incapaci di agire nell’interesse dei Bellunesi. Continuiamo a pensarla in questo modo. Le responsabilità sono diverse, sia tra i Partiti sia tra persone che li rappresentano.

Molti degli iscritti, anche con responsabilità dirigenti, hanno fatto quanto era in loro potere per tutelare i Bellunesi. Non ci faremo trascinare nella facile demagogia e nella comoda critica gratuita. Sappiamo che Deputati e Senatori non hanno vincoli di mandato e devono perseguire l’interesse della nazione. Ma le nazioni sono fatte di comunità solidali, non che si distruggono l’una con l’altra. Continuiamo a pensare che governare e amministrare le nostre comunità sia faticoso, difficile e complicato per tutti. Specialmente in periodi di recessione economica internazionale.

I Bellunesi però non possono più affidare ai Partiti la propria sopravvivenza. Essi tengono di più ai loro interessi di partito nazionale o regionale, che al benessere delle comunità della montagna bellunese. Speravamo che mantenessero in vita l’ente Provincia e non cederlo nelle mani di un Commissario governativo, in un periodo in cui si avvia la trasformazione delle pubbliche amministrazioni. Così, dovremo affrontare questi processi senza rappresentanti. A che serve avere dei partiti che, nel momento del bisogno e delle difficoltà, non sono in grado di superare le loro divisioni, i loro contrasti in vista dell’interesse comune?

Per questo il comitato Belluno Autonoma Regione Dolomiti (BARD) si costituisce in Movimento indipendente. Non fondiamo un partito ma ci assumiamo la responsabilità e l’onere di dare ai Bellunesi (che lo desiderano) una rappresentanza svincolata dai programmi di partiti nazionali che in sede locale hanno dimostrato di non essere in grado di rappresentare gli interessi delle comunità bellunesi. A questo movimento può partecipare ognuno che sente la necessità di impegnarsi, con i propri talenti e capacità, che desidera fare la sua parte per la salvezza e la sopravvivenza delle comunità della montagna bellunese.

L’obiettivo del BARD è il perseguimento dell’autonomia, intesa come strumento di assunzione diretta delle responsabilità nell’auto governo locale dei Bellunesi. Essa si manifesta con l’assunzione d’iniziative politiche idonee a coltivare, rinforzare e raggiungere migliori capacità amministrative dei beni comuni bellunesi.

Il Movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti sarà portatore, con i propri rappresentanti, degli esclusivi interessi delle comunità di ogni vallata e con l’obiettivo finale di governare in piena autonomia il territorio bellunese, in tutti gli enti di rappresentanza, nel rispetto, valorizzazione e riconoscimento dei valori storici e culturali del pluralistico tessuto sociale dolomitico.

Questa decisione si rende necessaria per comprendere quale sia la volontà dei Bellunesi ovvero se essi desiderano diventare una periferia del nucleo urbano veneto o se sono ancora consapevoli d’essere un popolo alpino. Avremmo preferito che questo fosse attuato mediante referendum ma ci è stato negato. Non ci resta che farlo direttamente chiedendo ai Bellunesi di aderire a questo movimento che non impone loro di abbracciare ideologie, di abbandonare i partiti cui aderiscono o di prestare giuramenti di fedeltà autonomistica. Vogliamo fornire loro uno strumento di auto organizzazione diretta, nella quale la democrazia interna determinerà scelte e orientamenti condivisi, in piena libertà nel quale il vincolo di adesione durerà solo finché essi si sentiranno accolti e rappresentati. Un movimento è un insieme di persone, anche con opinioni diverse tra loro, che convergono, per svariati motivi, “intorno” a un’idea che condividono. Il Movimento si caratterizza per i seguenti elementi:

  1. Il BARD è libera espressione del mondo operoso e pacifico delle nostre valli, non è un movimento reazionario, nostalgico, che vorrebbe ritornare al passato. Non amiamo le piccole patrie, isolate dal mondo che spaventa. Non ci sentiamo speciali e superiori agli altri cittadini di altri paesi e nazioni. Siamo radicati e affezionati alla nostra storia e cultura, rappresentata dai costumi, dalle lingue, dai mestieri, dalle architetture, dai paesaggi naturali e culturali delle nostre vallate e che ci accomunano con altre culture alpine che ci circondano. Profonde e forti radici ci permettono di essere aperti al mondo, accettare le sfide del presente. Sappiamo che l’identità è un elemento che si costruisce e trasforma ogni giorno, operando insieme ad altri per affrontare le sfide del presente e non una patacca che serve a mascherare le proprie debolezze e incapacità. Sappiamo, però, che è necessario consolidare le Comunità, dotarle di strumenti per la gestione politica degli eventi che le coinvolgono, permettere loro di usare le risorse che hanno, secondo il proprio interesse e le proprie scelte. La dissoluzione in corso delle comunità bellunesi non è modernità, non è progresso, agire per impedirla significa garantirsi un futuro.
  2. Il BARD non è un movimento secessionista. Le comunità dolomitiche hanno bisogno di rimanere inserite saldamente nell’ordinamento dello Stato Italiano e in un ordinamento regionale attento alle dinamiche evolutive montane. La regione Veneto non è stata in grado di produrre legislazioni regionali adeguate e idonee al raggiungimento di questo scopo. Dobbiamo trovare la collocazione amministrativa più adeguata al fine di affrontare e risolvere i nostri problemi.
  3. Non è un movimento che rivendica o esige qualcosa dagli altri, vorremmo proporre soluzioni. Sull’autonomia sono state fatte speculazioni politiche, molta propaganda e infinita demagogia. L’autonomia non è una soluzione di tutti i problemi, non è un talismano taumaturgico, non ci rende migliori di quel che siamo. E’ solo uno strumento amministrativo che ci permetterà di governare bene le nostre comunità. Potere che ora non abbiamo. Lo chiediamo per avere una possibilità di sopravvivenza, per provare a governare i processi nei quali ora siamo solo oggetti di scelte altrui.
  4. Non è un movimento che desidera ottenere i privilegi economici delle due Province autonome di Trento e Bolzano. Ci basta meno. Siamo consapevoli dei gravi problemi legislativi in termini di riforma costituzionale e di quanto sarà complicato affrontarli e risolverli in modo positivo per i nostri interessi. Sappiamo anche che siamo debolissimi per ottenere il risultato che ci serve. Ma la risposta a queste giuste perplessità è: che dobbiamo fare? Lasciarci morire per non disturbare e infastidire il prossimo? Ci serve l’autonomia legislativa e regolamentare, modellata sulle nostre esigenze, con la disponibilità di risorse adeguate, nel rispetto delle leggi dello Stato e nei limiti delle competenze definite dall’artt. 117-118-119 della Costituzione.
  5. Non è un movimento che aspira a ottenere una rendita. Sappiamo cavarcela senza sussidi, senza assistenza, senza privilegi. Oggi sono messe in discussione le basi della nostra sopravvivenza come comunità e, se perdiamo mille attivi ogni anno, se vendiamo terre e edifici, se non produciamo nuove imprese, se non abbiamo risorse per fare investimenti produttivi a tutela del territorio, per la sua manutenzione e valorizzazione, se non riusciamo a reggere la concorrenza turistica, se continuiamo a chiudere alberghi, se permettiamo allo Stato e alla Regione di vendere i beni comuni e perfino le nostre montagne, non avremo futuro.

Nessuno può dire oggi cosa diventerà questo Movimento. Può essere che approdi a esiti totalmente diversi da quelli che i fondatori si augurano. Ma se abbiamo perduto la fiducia nei partiti non l’abbiamo perduta nei Bellunesi. Essi rifletteranno e decideranno liberamente. Sappiamo che le nostre proposte non saranno facilmente realizzabili, ciò nonostante ci proviamo con tenacia e con ostinazione. Ai Bellunesi chiediamo di aderire al nostro Movimento, di tentare di fare direttamente, senza la mediazione dei partiti politici nazionali, l’interesse di tutte le comunità bellunesi.

Nel movimento non ci sono leader, non ci sono incarichi e cariche politiche retribuite, non ci sono persone da “sistemare”. Vorremmo costruire un’organizzazione indipendente che sostenga le candidature alle elezioni comunali regionali e nazionali nell’esclusivo interesse della montagna bellunese. Non intendiamo fare un movimento che abbia una capitale a Belluno, vorremmo sostenere i diritti e gli interessi di tutte le comunità delle valli dolomitiche con uguale dignità, senza fare la conta dei voti.

Vorremmo e dovremo raccogliere più adesioni possibili, per dare inizio a un lavoro continuo, ostinato, testardo e difficile, per praticare la democrazia e rappresentare e difendere degnamente gli interessi e il futuro delle comunità delle Dolomiti bellunesi.

Ora l’iniziativa è nelle mani dei Bellunesi. Se accoglieranno il nostro invito, sarà il segnale più chiaro ed evidente della loro volontà a resistere al processo di emarginazione e indebolimento delle nostre comunità. La loro adesione, solo questo, ci potrà dare la forza necessaria per perseguire e raggiungere gli obiettivi che abbiamo illustrato.

Il BARD s’è dotato di uno Statuto allegato al presente documento del quale fa parte integrante. Tutti coloro che aderiscono al BARD sottoscrivono lo statuto e ne accettano l’applicazione salvo il potere riconosciuto ad ogni associato di proporre modifiche ed integrazioni che, se accolte dalla maggioranza dei soci, ne modificano il testo.

[scarica il pdf (190kb) Documento fondativo]

[scarica il pdf (450kb) Statuto e Atto Costitutivo]