31 Gen 2014

Mentre la crisi economica svuota le tasche dei cittadini e finirà per svuotare anche territori come il nostro, ci tocca assistere all’ennesima porcata di una classe politica autoreferenziale, che tenta il tutto per tutto per salvare se stessa, sopprimendo quel poco di Democrazia rimasta in questo Paese.

La legge elettorale “bastardellum”, come l’ha battezzata Sartori, certifica l’inerzia, l’insipienza e la protervia dei protagonisti di questa confusa stagione politica. Essa produce guasti irreparabili alle Istituzioni dello Stato e annienta i territori montani ponendoli alla mercè di una politica neocentralista e attenta soprattutto a salvaguardare i grandi centri di potere, in primis quello finanziario.

Per il territorio bellunese NON è nemmeno garantita una rappresentanza parlamentare che viene lasciata agli accordi delle segreterie.  Questo accade mentre a Bolzano e Trento si assegnano invece otto collegi uninominali che aggiunti ad altre formule elettorali vantaggiose potranno aumentare l’attuale peso politico di quei territori e di conseguenza accrescere le disparità di trattamento tra territori omogenei.

Si cristallizza così una rappresentanza di serie A, e una di serie B, proprio nel momento in cui il Parlamento da un lato riconosce la specificità delle province interamente montane e dall’altro toglie a questi particolari territori le promesse forme di autogoverno.  Si arriva a sospendere per anni il diritto costituzionale al voto impedendo ai cittadini delle terre alte di eleggere i propri rappresentanti  nelle province condannate così ad una lenta agonia ed all’ineluttabile e ingloriosa fine. A questo proposito la Corte dei Conti ha più volte denunciato l’inconsistenza dei risparmi annunciati dal Ministro Delrio mentre certi sono i danni che si produrranno nei territori interamente montani per il maggior costo e la minore efficienza delle nuove forme di governo.

Ovunque si toglie al cittadino la possibilità di selezionare il personale politico e si prevedono solo meccanismi elettorali di secondo grado, un metodo molto gradito ai partiti e una melma nella quale sguazzano benissimo le segreterie politiche di queste consorterie autoreferenziali.

Se il parlamento approverà, senza profondi cambiamenti e miglioramenti, la legge elettorale Bastardellum e la Legge “svuota province” Delrio, entrambe fortemente sospette di incostituzionalità, ai cittadini italiani verrà sottratta un’altra quota di Democrazia e coloro che vivono nelle zone rurali e di montagna di fatto non parteciperanno all’organizzazione politica, economica e sociale del paese, ma la subiranno. Per rendere giustizia alla montagna occorre una perimetrazione dei collegi non solo in relazione al numero degli elettori, ma anche all’estensione e all’omogeneità territoriale.

Va data alle provincie interamente montane, come la nostra, la possibilità di costituirsi in Comunità Alpine Autonome sul modello delle provincie Autonome di Trento e Bolzano. Nulla di meno.

La provincia di Belluno vive da anni in una situazione di completo abbandono da parte delle istituzioni, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. I molti tentativi di far sintesi tra i troppi centri di potere del territorio non hanno fino a qui sortito l’effetto voluto e l’assenza di un “luogo politico” di raccordo e coordinamento tra le associazioni, le categorie economiche e le forze sociali che compongono la società bellunese pesa come un macigno che blocca qualunque iniziativa.

Affinché qualcosa di buono accada è necessario unire le forze  e combattere insieme la battaglia per l’Autonomia, battaglia per la quale, a parole, tutti si dicono disponibili.

Il BARD ha più volte richiamato al proprio dovere i Parlamentari e i Consiglieri regionali Bellunesi, le associazioni di categoria, il Sindacato, le associazioni di volontariato e quanti possono dare una mano al territorio. Occorre anteporre l’interesse del territorio a quello della propria parte politica o di categoria per lavorare uniti fino al conseguimento del risultato finale che è l’Autonomia per Belluno-Dolomiti.

Sappiamo che non è facile superare le ataviche divisioni tra persone e tra territori poco avvezzi alla collaborazione ma questo sforzo collettivo per l’interesse comune è divenuto improrogabile.

A proposito della riforma elettorale trovate qui di seguito alcuni stralci dall’interessante editoriale di Francesco Bilancia Professore ordinario di Diritto costituzionale – Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara da Costituzionalismo.it

(…) Il diritto di voto incarna l’essenza stessa della democrazia…. Conculcare, limitare, violare il diritto di voto coincide con la negazione della struttura democratica dell’ordinamento, con effetti che vanno molto al di là del concreto esercizio del diritto di voto nelle singole tornate elettorali, per compromettere la stessa collocazione del singolo cittadino, di ciascun cittadino, nel sistema istituzionale. (…) La decisione della Corte costituzionale, (bocciare il Porcellum ndr.) se ancora la si volesse ritenere innovativa sul piano processuale, comunque è stata attivata non dalla propria iniziativa, ma dall’inerzia e l’insipienza del sistema politico e delle istituzioni rappresentative nella loro recente ed attuale composizione (guarda caso proprio esito della legge elettorale incostituzionale).

(…) La decisione della Corte trae il proprio fondamento anche dalla crisi sistemica irreversibile di un regime politico autoreferenziale, nel tentativo di interromperne il cortocircuito…

(…) Violano pertanto l’eguaglianza del voto e la democraticità del sistema, ciascuna autonomamente, sia la previsione di un eccessivo premio di maggioranza, sia l’assenza del voto di preferenza nello scrutinio di lista. …

(…) L’altro elemento della legge elettorale dichiarato incostituzionale è il voto di lista bloccato, che esclude il diritto del cittadino elettore di scegliere il candidato al quale attribuire la propria preferenza…

(…) e disposizioni della legge elettorale sono incostituzionali “nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza per i candidati”. In più punti la sentenza fonda la propria decisione sull’argomento che in tal modo la scelta dei rappresentanti è tolta all’elettore per essere “totalmente rimessa ai partiti”.

(…) Con riferimento alla necessità che sia riconosciuto agli elettori il diritto di esprimere una preferenza in caso di voto di lista con formula proporzionale … nella motivazione si individua, quale aggravamento della illegittimità della mancata previsione di tale facoltà, anche la ampiezza delle circoscrizioni elettorali e l’elevato numero di candidati da eleggere in ciascuna di esse.

(…) Da queste formule non è, pertanto, possibile dedurre la compatibilità a Costituzione dell’opzione per un sistema elettorale con formula proporzionale in cui la totalità degli eletti sia selezionata dai partiti mediante la composizione delle liste, lunghe o corte che siano.

(…) il nuovo testo (progetto di legge elettorale avanzato da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi) presenta in analoga formulazione i medesimi vizi di costituzionalità appena dichiarati dalla Corte costituzionale: un premio di maggioranza sproporzionato pari a circa cento deputati (15%-18%); l’assenza di voto di preferenza pur in costanza di formula elettorale proporzionale; con addirittura un aggravamento delle clausole di sbarramento, portate fino al 5% per i partiti in coalizione; 8% per i partiti fuori coalizione; e 12% per le coalizioni stesse. Non soltanto, quindi, la selezione della totalità dei candidati verrebbe nuovamente rimessa ai partiti, ma l’eguaglianza del voto e il tasso di rappresentatività delle assemblee verrebbero conculcati in forme addirittura più gravi di quelle appena dichiarate incostituzionali dalla Corte.

(…) La formula elettorale prescelta non è maggioritaria, né mista, non sono previsti collegi uninominali (eccezione fatta per la Valle d’Aosta e per il Trentino-Alto Adige) e la determinazione degli eletti dipenderebbe quindi, e di nuovo, interamente dalle scelte dei partiti.

(…) Quali conclusioni trarre da queste incredibili circostanze? Una parte della classe politica pretende di ripristinare le clausole della legge elettorale appena dichiarate incostituzionali reintroducendo nello stesso testo formule normative dagli esiti analoghi a quelli appena annullati dalla Corte costituzionale.

(…) Se la classe politica per il tramite delle istituzioni rappresentative usurpate attraverso una legge elettorale illegittima pretenderà di perpetuare la propria personale sopravvivenza ripristinando le condizioni giuridiche – per quanto illegittime – appena espunte dall’ordinamento, essa stessa determinerà le condizioni per una crisi istituzionale di una tale gravità da rasentare l’irreversibilità.

(…) Ancora una volta le istituzioni di garanzia saranno chiamate ad assumersi gravi responsabilità al posto di istituzioni rappresentative e di un sistema politico inadeguati ed irresponsabili. Ma non dovrebbe essere proprio il Parlamento a prevalere come istituzione sui tatticismi e le convenienze personali di questo o quel partito, di questo o quell’esponente politico?