Autonomia: il futuro governo della Provincia di Belluno

17 giugno 2012 By

AUTONOMIA: IL FUTURO GOVERNO DELLA PROVINCIA DI BELLUNO

BELLUNO, 16 GIUGNO 2012

Buona partecipazione e molto interesse al congresso sul tema del convegno “L’ Autonomia, il futuro governo della provincia di Belluno” organizzato dal BARD, Belluno Autonoma Regione Dolomiti.

Margherita Cogo, consigliere provinciale Trentino e Franco Panizza, assessore della Provincia Autonoma di Trento, hanno portato aria di autonomia vissuta com’è quella dei nostri confinanti che non mancano di segnalare le difficoltá di un progetto, la Regione Dolomiti, che mette parzialmente in discussione l’impianto dell’autonomia della Regione Trentino Alto Adige Sud Tirol che poggia come è noto su accordi internazionali.

Il confronto di oggi ha visto la presenza di Moreno Broccon, presidente BARD che ha introdotto il convegno moderato da Tomaso Pettazzi. Interessante e appassionato è stato l’intervento del Sindaco di Belluno, Jacopo Massaro che ha tratteggiato una situazione preoccupante per la costante perdita di posti di lavoro tristemente d’attualità per prospettata chiusura di Invensys, ma ha anche aperto una finestra sulla speranza rappresentata da una stagione di collaborazione tra i Comuni della Provincia che consenta di superare il temporaneo impasse dovuto al commissariamento dell’Ente Provincia di Belluno.

Molto interesse ha destato tra il pubblico la dotta ed esauriente relazione del prof. Daniele Trabucco dell’Università di Padova che segue il BARD nel ricorso al TAR per riottenere il diritto di voto per i cittadini delle Dolomiti.

La mattinata è stata conclusa da un intervento di Silvano Martini, vicepresidente del BARD che ha dato voce alle istanze del movimento che sono quelle del popolo bellunese che attende il giorno in cui potrà riappropriarsi delle risorse del suo territorio e disporne con politiche adeguate e con forme di autogoverno che saranno possibili quando l’autonomia sarà fatto compiuto.

Agli scettici diciamo che, al di là dell’autonomia, non esistono altre strade per garantire un futuro al nostro popolo e che noi siamo convinti che più che “la ragione della forza” a prevalere alla fine sarà “la forza della ragione”.

Moreno Broccon, Presidente BARD

 

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Il Bellunese si spopola persi altri 800 abitanti

3 marzo 2012 By

di Diego Cason

BELLUNO. L’aggiornamento dei dati sulla situazione demografica, sociale ed economica della Provincia di Belluno contiene luci e ombre. Continua a incidere un saldo naturale (la differenza tra i nati vivi e i morti annuali) negativo, che nel 2011 è stato di -789 residenti totali.

Il saldo negativo è ancora più rilevante se nel conto escludiamo gli immigrati e i loro figli, in questo caso il saldo sarebbe di – 1.155. La differenza tra gli iscritti e i cancellati nei registri delle anagrafi comunali è definita saldo migratorio, interno se riguarda gli italiani, esterno se riguarda gli stranieri. Questa differenza è stata, nel 2011, di 366 unità che non riescono a colmare la riduzione di residenti.

La somma dei due saldi (naturale e migratorio) è definita tasso di crescita, nel nostro caso è un tasso di decrescita poiché, unica provincia nel nord est, il nostro è un dato negativo (-0,7), per il terzo anno consecutivo dal 2009. Le altre provincie del nord che hanno un tasso di crescita negativo sono Genova e Biella e, tra le province italiane, Belluno figura in classifica al numero 105, tra Caltanissetta e Matera.

Tasso di crescita negativo. Una comunità che decresce non manifesta una sofferenza solo demografica ma anche economica e sociale. Siamo l’unica provincia con un tasso di crescita negativo sia in Veneto, dove il tasso di crescita è di 5,5, sia in relazione alle provincie montane confinanti dove Trento ha un tasso di crescita di 9,7 e Bolzano di 9,1. Questo è strettamente correlato con il fatto che siamo l’unica provincia montana priva di strumenti di autogoverno in grado di produrre politiche attive a favore della residenza in quota. Infatti la decrescita non colpisce allo stesso modo tutti i territori provinciali e nemmeno l’abbandono, dovuto a migrazione interna, è omogeneo. I comuni posti a quote più elevate, escludendo i centri di produzione del valore aggiunto turistico (Cortina, Livinallongo, Falcade, Alleghe, Zoldo Alto, Auronzo e Sappada) e quelli marginali (come Ospitale, Perarolo, Sovramonte, Cibiana), perdono residenti in modo più consistente e più rapido. Se ci riferiamo ai distretti, per non entrare nel dettaglio comunale, quello che perde percentualmente più residenti, è l’Agordino, seguito dal Cadore, dal Bellunese e dal Feltrino. L’Agordino in dieci anni ha perduto il 4,7% dei residenti e questo calo, senza l’immissione d’immigrati, sarebbe stato del 6,4%, il territorio perde in media 100 residenti ogni anno, che senza immigrati sarebbero 169. I comuni che subiscono lo spopolamento più consistente sono Gosaldo (-17,2%) e San Tomaso Agordino che segna un calo del 15,4%. L’unico comune che segna una crescita è Taibon(+1,4%).

Il Cadore, in dieci anni, ha perduto il 2,4% dei residenti e questo calo, senza l’immissione d’immigrati, sarebbe stato del 4,2%, il territorio perde in media 93 residenti ogni anno che, senza immigrati, sarebbero 196. I comuni che subiscono lo spopolamento più consistente sono Santo Stefano (-8,2%) e Cibiana, che segna un calo del 9%, il comune con la crescita più consistente è San Vito (+ 6,8%). In crescita più modesta anche Perarolo, Pieve, Valle e Vodo.

Il Bellunese in dieci anni ha aumentato del 3,1% i residenti ma, senza l’immissione d’immigrati, ci sarebbe stato un calo del 1,8%, il territorio ha acquisito in media 215 residenti ogni anno ma, senza immigrati, ci sarebbe stato un calo di 150 unità. I comuni che subiscono lo spopolamento più consistente sono Zoldo Alto (-13,6%) Forno di Zoldo (-12,4%) e Ospitale di Cadore, che segna un calo del 10,2%, il comune che segna la crescita più consistente è Limana (+12,2%). In crescita anche Ponte nelle Alpi, Puos d’Alpago e Belluno.

Il Feltrino in dieci anni ha guadagnato il 4,6% dei residenti ma, senza l’immissione d’immigrati, ci sarebbe stato in calo dello 0,7%, il territorio acquista in media 371 residenti ogni anno ma, senza immigrati, la perdita subita sarebbe stata di -74 residenti. I comuni che subiscono lo spopolamento più consistente sono Arsiè (-10,2%), Lamon (-8,9%) e Sovramonte (-9%), i comuni che segnano la crescita più consistente sono Sedico (+15,2%), Quero (+11,7%) e Alano (+11,1%).

La lettura di questi dati evidenzia due fatti. Il primo è la chiara incidenza del flusso migratorio interno ed esterno che consolida la popolazione dei comuni Bellunesi, in particolare quelli di fondovalle a elevata concentrazione di attività produttive (Sedico, Ponte nelle Alpi, Limana) o confinanti con la pianura Veneta (Farra d’Alpago, Quero, Alano).

La montagna si svuota. Il secondo fatto rilevante è che si sta svuotando la montagna bellunese, che occupa i due terzi del territorio provinciale, perché i comuni in quota perdono molti più residenti della media provinciale e di distretto (tutto lo Zoldano, Gosaldo, Sovramonte, ecc). In montagna, inoltre, si registra una perdita di residenti anche nei capoluoghi dei distretti come Agordo, Pieve di Cadore, Auronzo e Cortina. Questo fatto illustra con chiarezza che la residenza in montagna si sta orientando a svolgere una funzione sussidiaria (ancillare) a dinamiche di sviluppo non più centrate sui distretti montani. Si assiste a una migrazione e addensamento di popolazione intorno ai poli che producono il valore aggiunto che sono, sempre più, estranei alla logica della distribuzione residenziale in montagna che diventa paesaggio e scenario ma non determina più residenze in funzione dell’utilizzo delle risorse territoriali. Quello che accade è un lento smottamento di residenti e poteri verso i fondovalle e la val Belluna. Se questo fenomeno non sarà contrastato con chiarezza di visione strategica e con risorse adeguate, il destino della montagna bellunese è segnato. E questo destino, esprimendolo in parole semplici, consiste nel totale e irrimediabile asservimento dei territori montani ai bisogni della pianura veneta e della val Belluna.

(sul Corriere delle Alpi del 2 marzo 2012)

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