VERTICE CON IL CONSIGLIO D’EUROPA: «ISTANZE FORTI E FONDATE»

23 marzo 2017 By

«Il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa ha giudicato le nostre istanze forti e più che fondate, e le deduzioni ineccepibili»: così i rappresentanti del movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti commentano gli esiti dell’incontro con i rappresentanti europei.
Buoni segnali lungo un percorso iniziato un anno e mezzo fa, come spiega Paola Paganin, che per prima contattò il Congresso: «Scrissi una mail per spiegare la situazione del nostro territorio; il 22 novembre 2015, con Claudia Soppelsa, presentammo un primo report sulla provincia; il documento è stato studiato, analizzato, ed il Congresso ha deciso di monitorare la situazione e, dopo il fallimento della riforma costituzionale, ci hanno contattato per fare nuovamente il quadro della situazione. E’ la prima volta che il Congresso si occupa della Provincia di Belluno: secondo noi, l’Italia non sta rispettando la Carta europea delle autonomie locali e anche loro vogliono vederci chiaro».
Ora la palla è in mano al Congresso, che si riunirà in seduta plenaria ad ottobre, e da lì potrebbero uscire novità importanti: «Non è un organismo dell’Unione Europea, ma è comunque un organismo internazionale con ruoli di mediazione e conciliazione, con un ruolo di “pressione” e sensibilizzazione politica. – spiega Claudia Soppelsa, consigliere dell’assemblea della vallata agordina del Bard e presentatrice del primo report – Dopo l’incontro di oggi, i membri stileranno un documento molto approfondito e completo da presentare in plenaria; se sarà approvato, sarà inviato al Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa che potrà attivare un tavolo di confronto e di contrattazione con il Governo. Il nostro obbiettivo, cioè quello di sensibilizzare su questa tematica le istituzioni anche fuori dal nostro territorio, è stato quindi raggiunto».
A colpire gli esponenti – un irlandese, un olandese e uno spagnolo -, soprattutto i numeri presentati dal sociologo e componente del consiglio federale Bard Diego Cason: «Il PIL annuale della provincia di Belluno è di 5,5 miliardi di euro all’anno, quello delle province autonome di Trento e Bolzano assieme è di circa 39 miliardi. Ma mentre loro godono di 4,6 miliardi di euro in media ciascuna (5,3 Bolzano; 3,9 Trento) per la gestione delle competenze, a Belluno ne restano, e solamente sulla carta, 60 milioni. Gli esponenti del Congresso non si capacitano di come siano state affidati compiti alla Provincia senza garantire le rispettive risorse».
C’è poi la questione democratica: «La legge Delrio è ancora in vigore, nonostante fosse una legge provvisoria in attesa del referendum costituzionale, dove questo Governo ha preso una vera bastonata. – continua Cason – E’ una legge che va in conflitto con le disposizioni regionali, come lo statuto e la legge 25; inoltre, la Carta europea delle autonomie locali, fatta propria anche dall’Italia, sottolinea come “consigli e assemblee siano elette a suffragio libero, segreto, paritario, diretto ed universale”, l’esatto contrario di quanto prevede la Delrio con questi enti di secondo grado».
Esempi e dati che hanno colpito i membri del Congresso: «Sui loro volti si poteva leggere l’incredulità. – commenta la presidenta Alessandra Buzzo – Più volte abbiamo dovuto ribadire loro i concetti e la situazione, non ci credevano. Ci hanno pure chiesto “avete provato con i referendum per il passaggio di confine verso Trento e Bolzano?”; quando gli abbiamo detto che ne sono stati fatti 15, vinti 7 e nessuno ha avuto ancora risposta sono rimasti sbalorditi».
La ricetta, per cominciare a lenire i problemi del Bellunesi, è ormai un mantra per il Bard: «Elezione diretta del presidente e dei consiglieri provinciali, – conclude Cason – e per la parte economica serve trattenere almeno il 30% delle risorse prodotte. Solo così si può cominciare a ricostruire un ente e un territorio ridotti in ginocchio».

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DEMOCRAZIA E AUTOGOVERNO, L’EUROPA “STUDIA” BELLUNO

21 marzo 2017 By

Il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa arriva in Italia e si prepara a studiare il “caso Belluno”: l’appuntamento è per giovedì 23 marzo a Venezia e al tavolo di confronto è stato chiamato anche il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti.
Il risultato di un lavoro iniziato nel 2015 dal movimento grazie all’invio al congresso di un esposto: titolo del documento, “Le politiche dello Stato italiano violano la Carta europea delle autonomie locali”.
L’incontro approfondirà la situazione bellunese: sotto la lente della delegazione – si legge nella lettera di invito – finiranno tra gli altri “le riforme e gli sviluppi relativi all’auto-governo locale e provinciale, in particolare sullo status specifico della provincia interamente montana di Belluno; le competenze degli enti locali e provinciali; la cooperazione e la distribuzione delle responsabilità tra la provincia di Belluno e la regione Veneto; la situazione finanziaria delle autorità locali e provinciali; le condizioni dei rappresentanti eletti locali e provinciali e la loro compensazione finanziaria”.
I delegati, un rappresentante olandese ed una spagnola, analizzeranno con il Bard, la Presidente della Provincia e i sindaci la situazione dell’autogoverno locale a Belluno, alle luce delle indicazioni della Carta Europea delle Autonomie Locali; al termine dell’incontro, verrà stilato un rapporto e una lista di “raccomandazioni sulla democrazia regionale e locale” che verrà sottoposta alla votazione del Congresso nella sessione di ottobre.
“È un evento e un’opportunità unica: – spiega la presidente Alessandra Buzzo, che sarà presente all’incontro – la questione bellunese arriva sotto la lente dell’Europa, finalmente potremo spiegare senza filtri qual è la situazione del nostro territorio, il quadro economico drammatico delle nostri istituzioni locali, il fallimento della riforma delle province, la problematica di un’area interamente montana, confinante con l’estero e stretta tra realtà confinanti autonome. Sarà l’occasione per sollecitare il ripristino dei finanziamenti agli enti locali, ma anche per chiedere che venga riconosciuta concretamente la specificità di quest’area montana; chiederemo il rispetto della Carta delle Autonomie Locali e della Costituzione italiana, con la cancellazione della legge Delrio e il ritorno all’elettività. In Europa, molte riforme sono state introdotte dagli stati membri sulla base delle raccomandazioni del Congresso, inidividuate ed approvate proprio dopo questi monitoraggi. Questa può e deve essere la svolta per la nostra provincia”.

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MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE: “DOVE SIETE STATI FINORA?”

18 marzo 2017 By

“Accogliamo finalmente con piacere le iniziative di mobilitazione delle province, alle quali parteciperemo con orgoglio, ma ci chiediamo: dove siete stati finora?”: così il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti commenta la settimana di iniziative che a livello nazionale e locale mirano a portare sotto i riflettori i problemi degli enti provinciali.
“Veneto Strade, la sicurezza delle scuole, ma anche la protezione civile, la cultura, il turismo, l’economia: sono infinite le problematiche che si sono abbattute sulla Provincia di Belluno. Noi abbiamo denunciato i rischi della riforma Delrio e dei tagli agli enti locali ben prima che il bubbone scoppiasse, ma il nostro allarme è caduto nel vuoto, tra il silenzio e le critiche di chi ci prendeva per oppositori e pessimisti. La Provincia di Belluno è e sarà sempre quella più in difficoltà, tra quelle a statuto ordinario: speriamo che questo scossone a livello nazionale serva a portare un giusto riconoscimento di dignità a questo territorio”, spiegano Alessandra Buzzo e Ivan Minella, rispettivamente presidente Bard e consigliere provinciale del gruppo Consiglieri e sindaci per l’autonomia.
“Ora tutti, dal partito di governo a quelli di opposizione, vogliono il ritorno dell’elettività diretta per l’ente provinciale; ora finalmente tutti si chiedono come far fronte alle competenze senza risorse e senza personale. – concludono Buzzo e Minella – Nessuno è profeta in patria, lo sappiamo; siamo felici che finalmente ci sia un’unità di intenti a Belluno, in Veneto e in tutta Italia, per ridare alle province il giusto ruolo e riconoscimento democratico ed economico, anche se resta l’amarezza di aver visto le proprie denunce cadere nel vuoto solo per posizioni politiche aprioristiche, perdendo così tempo ed opportunità”.

 

Democrazia e lkibertà

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“FIRMA PER VENETO STRADE, NON ABBASSIAMO LA GUARDIA”

23 febbraio 2017 By

“Un atto coraggioso, la firma della Presidente della Provincia sulla lettera di garanzia per Veneto Strade: noi però non abbassiamo la guardia e attendiamo ancora risposte concrete”.
Così la presidente del movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti, Alessandra Buzzo, e il consigliere provinciale Ivan Minella commentano la notizia giunta in mattinata da Palazzo Piloni.
“E’ un segnale importante, soprattutto per Veneto strade e i suoi lavoratori, – commentano – ma bisogna vedere se per i soci sarà sufficiente questo documento. Per il momento, a Roma si è parlato solo di impegni, ma concretamente, oltre ai 5 milioni di euro annunciati, non si è ancora visto niente”.
“Il messaggio che deve passare è che è finito il tempo dei saldi sulla montagna e sulla pelle dei bellunesi: – concludono Buzzo e Minella – la Presidente avrà sicuramente ricevuto rassicurazioni da Roma, prima di firmare un atto così importante. Noi continuiamo a credere però che non è con le promesse, le elemosine e le soluzioni dell’ultimo minuto che si può garantire dignità a questo territorio: la partita dell’autonomia si gioca su competenze e risorse, e su quest’ultimo aspetto dobbiamo tutti continuare a insistere. Quello che auspichiamo è che d’ora in avanti ci sia un fronte compatto che, con coraggio ed unità, affronti tutte le azioni, le opportunità e le difficoltà che il nostro territorio si troverà ad affrontare”.

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“VENETO STRADE E REFERENDUM, VOGLIONO ANNIENTARE LE AUTONOMIE”

21 febbraio 2017 By

Il Governo vuole contrastare il referendum per l’autonomia del Veneto e lo sta facendo anche sfruttando l’emergenza Veneto Strade”: questa la visione del vicepresidente del movimento Belluno Autonoma, Andrea Bona, sulla questione Veneto Strade e sulle dichiarazioni del sottosegretario agli affari regionali e alle autonomia Gianclaudio Bressa sulla consultazione veneta.

Questo è un governo centralista che nulla ha fatto per le autonomie locali se non ostacolarle, indebolirle e annientarle; – spiega Bona – il referendum per l’autonomia del Veneto fa paura perchè un’intera regione, la storica locomotiva dell’economia del Nord-Est, ora ha deciso di alzare la testa, chiedendo di potersi gestire da sola. Anche noi sosteniamo le ragioni di questa consultazione, pur non sapendo cosa potrà concretamente portare al Veneto e, soprattutto, al Bellunese, ma la appoggiamo come sosteniamo ogni iniziativa di tipo autonomistico”.

Anche la questione di Veneto Strade, secondo Bona, ricade in questa logica di indebolimento delle autonomie: “Innanzitutto, si indebolisce la Provincia di Belluno, che vive con il terrore della paralisi delle strade a causa dei continui tagli ai trasferimenti; ma si vuole anche mettere in difficoltà la Regione, mettendo a disposizione un terzo dei soldi necessari e provando a mettere il Veneto all’angolo, facendo ricadere sulla società e sulla politica regionale la colpa dello stop ai servizi. Ma non è così: come si può pretendere che un’azienda lavori senza certezza su tempi e ammontare del denaro che arriverà? Non c’è via di uscita: con i 5 milioni di elemosina, Veneto Strade non può lavorare e la Regione non può obbligarla, senza certezza alcuna. Si tirino fuori tutti i soldi, e presto, e si trovi una soluzione strutturale”.

Prima il contentino dei fondi di confine, ora l’emergenza Veneto Strade e gli ostacoli al referendum autonomista: il Bellunese – conclude Bona – è stufo di elemosinare dignità a Roma. Serve autonomia, quella vera, e risorse: ci restituiscano gli 800 milioni di euro di residuo fiscale all’anno, o anche solo una parte, e saremo in grado di risollevarci; altrimenti, dicano chiaramente che ci vogliono in ginocchio, fino a trasformarci in una riserva. Perdiamo 1500 abitanti all’anno: se la politica continua a trattarci così, nel giro di qualche decina d’anni il Bellunese non sarà più un problema per nessuno, perchè non esisterà più”.

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