Chiusura della campagna di raccolta firme per Belluno Autonoma

26 novembre 2010 By

Come ricorderete, la campagna di raccolta firme per il referendum su Belluno Autonoma Dolomiti Regione si era ufficialmente aperta il 17 settembre scorso con l’obiettivo delle 8000 firme. Tale obiettivo è stato raggiunto ed ampiamente superato in non più di un mese e mezzo di raccolta (trascurando il primo mese di “preparativi”, è questo il lasso di tempo reale durante il quale abbiamo raccolto le sottoscrizioni).

Il previsto raggiungimento delle 12.000 firme ci induce a chiudere la campagna con la fine di novembre. Il 4 dicembre prossimo consegneremo le firme raccolte al Consiglio Provinciale chiedendo che, in ragione della chiara e netta volontà espressa in così poco tempo da una fetta significativa della popolazione della nostra provincia, venga da esso indetto al più presto il Referendum che, lo ripetiamo, i Bellunesi hanno chiesto a gran voce. Vi terremo aggiornati sugli esiti di questo nostro prossimo passo.

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I video di Belluno Autonoma

24 novembre 2010 By

Abbiamo postato alcuni contributi video che sono raggiungibili direttamente al nostro canale YuoTube. Aggiorneremo il canale con nuovi contenuti appena saranno approntati. Per vostra comodità proponiamo qui i video presenti al momento.

















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Autonomia della provincia di Belluno? Certo!

13 novembre 2010 By

di Francesca Larese Filon

Autonomia della provincia di Belluno? Certo! Questo potrà essere un beneficio per tutti, specialmente per la popolazione più marginale come i Ladini. La scrivente ha deciso di aderire alla raccolta firme per il referendum per l’autonomia della Provincia di Belluno perchè questa necessità emerge dalla popolazione ladina dell’alto Bellunese che si trova schiacciata da province e regioni a Statuto Speciale e sta vivendo un periodo di crisi destinato a protrarsi se non vi si porrà veloce rimedio.

Il quesito referendario posto è l’unico possibile in base alla Costituzione Italiana che prevede la possibilità per una provincia di richiedere il passaggio ad una regione, nello specifico a quella del Trentino-Alto Adige per fare in modo che la provincia di Belluno diventi la terza provincia autonoma dolomitica. Richiesta non peregrina ma legata alle similarità orografiche e storiche del territorio nonchè alla presenza della minoranza linguistica ladina più numerosa nella nostra provincia. Questa minoranza che ora sta soffrendo sempre di più e che sta subendo un fenomeno di fuga a valle alimentata dalla diminuzione di servizi e dalla mancanza di lavoro. Un fenomeno destinato ad aggravarsi se non saranno prese urgentemente misure di sostegno alla popolazione residente e all’industria e artigianato come quelli di cui usufruiscono gli abitanti delle province di Bolzano e di Trento e in misura minore della Carnia. Un disagio che si acuisce giorno per giorno e che è sotto gli occhi di tutti quelli che transitano dalle nostre vallate a quelle vicine dove da anni si pratica una politica a sostegno delle minoranze e della residenzialità dei territori montani.

Vorrei anche chiarire la posizione del comitato referendario di Cortina, Fodom e Colle Santa Lucia al fine che questo non venga usato contro il referendum per la provincia di Belluno ma a favore: questi comuni hanno già scelto di andarsene e aspettano che sia data una risposta favorevole alla popolazione come massima espressione della democrazia. Loro per motivi storici vogliono passare alla provincia di Bolzano e credo che questo, in una logica di autodeterminazione, debba essere rispettato. Tutti gli altri desiderano un autonomia nell’ambito della provincia di Belluno. Si tratta di due referendum simili e che vanno nella direzione dei desideri della gente che chiede qualcosa di più per poter continuare a vivere serenamente nelle nostre vallate e poter dare un futuro ai nostri giovani. Questo anche nella logica dell’equità e del rispetto delle popolazioni minoritarie, più fragili perchè poco numerose e per nulla rappresentate a livello politico, nonostante le ripetute richieste fatte dalla Federazione tra le Unioni Culturali Ladine della Regione del Veneto e dai Consigli Comunali del territorio Ladino.

Contiamo che i nostri rappresentanti politici sappiano rispondere adeguatamente alle istanze che nascono dalla popolazione che ha aderito in modo entusiastico alla raccolta firme. Contiamo che la democrazia e l’autodeterminazione dei popoli permetta di proseguire in un obiettivo che non ha colore politico ma unisce insieme le istanze di tutta la gente (poca) che vive nel nostro territorio e che vorrebbe continuare a restarvi.

Francesca Larese Filon, Presidente dell’Union Ladina del Cadore de Medo
e rappresentante dei Ladini del Cadore, Comelico, Agordino

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Il coraggio oggi? Schierarsi!

31 ottobre 2010 By

Abbiamo letto questa piccola perla che vi vogliamo proporre. Dedichiamo lo scritto a chi non si schiera per paura, pigrizia, accondiscendenza, ignoranza, mentalità mafiosa, per non volersi informare, per non doversi scrollare di dosso una cappa in cui ci siamo lasciati avvolgere.

Dedicato soprattutto a chi dice: “non firmo per principio

Ma il coraggio di pochi farà proselitismo ed essi diverranno la maggioranza.

Tratto da FOCUS di Novembre, pag. 72:

Il coraggio oggi non è legato allo sfidare un leone o al tuffarsi nel vuoto. E’ sapersi schierare
e dire le proprie opinioni. E’ non limitarsi a seguire la folla. Fare questo infatti significa
saper vincere alcune nostre naturali reazioni di paura. “Nella nostra vita mettiamo in atto
comportamenti che sono in realtà reazioni di fuga: non esporsi, non dire la propria opinione
per il timore di figuracce, mimetizzandosi nella folla” spiega Maria Rita Ciceri, dell’Università
Cattolica di Milano. Difendere le proprie idee e schierarsi, anche se la maggioranza la pensa
diversamente, è insomma un vero atto di coraggio. Ed è coraggioso anche fronteggiare chi
ci opprime. “Affrontando il rischio dello scontro, invece di dare segnali di sottomissione: come
quando, davanti ad una persona aggressiva che ci prende in giro, si sceglie di stare allo scherzo”.

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In fila per chiedere l’Autonomia

25 ottobre 2010 By

Dal Corriere delle Alpi del 25 ottobre, con una certa soddisfazione:

BELLUNO. Nella giornata di sabato si sono avvistati banchetti ad Arredamont di Longarone, a Cencenighe, a Borca e Feltre, ieri si è replicato a Limana e a Faller di Sovramonte per la fiera del pom prussian. La mobilitazione per la provincia autonoma e la regione dolomitica ormai è generale.  Solo in piazza dei Martiri, sabato mattina, hanno firmato in oltre un centinaio. Tanti anche quelli che hanno voluto contribuire alla “battaglia” mettendo mano al portafogli con piccole offerte.  «Siamo sfiduciati dalla politica. Serve un elemento di rottura», afferma una giovane coppia di Castion. Dal comitato parte un appello: «Il consiglio provinciale attivi la procedura».

Cento firme sono state raccolte anche a Cortina. In testa il sindaco di Pieve, Maria Antonia Ciotti.  «La gente di Roma e Venezia non riesce a capire le nostre ragioni. Non è questione di partiti ma di persone in grado di amministrare», affermano Erich Nart e Deborah di Castion, convinti che la priorità, oggi più che mai, sia il lavoro: «L’autonomia potrebbe aiutare, ma qui servono idee e persone nuove».  Già, perché tra chi firma c’è la voglia di “cambiare”, di non “rassegnarsi”.  Lo sottolinea anche Gianfranco Trotta, bellunese doc: «E’ una questione di principio. Dobbiamo diventare qualcuno». Ma Trotta scatta anche una fotografia ai firmatari della petizione: «Tra le persone che conosco e che ho visto firmare ci sono almeno cinque diversi credi politici. Penso sia un segno di democrazia».  Per Fabio Meneghel «bisogna recuperare competitività: per Belluno è un handicap stare tra due regioni a statuto speciale».

Ma a promuovere l’iniziativa è anche Nicola Mastandrea, originario di Bari, ma residente a Belluno dalla fine degli anni Novanta: «Da quello che ho visto in questi anni, mi sono reso conto che Belluno ha bisogno di un salto in avanti. C’ è bisogno di una maggiore valorizzazione del territorio».  Ma la parola ricorrente è sfiducia. Sfiducia nella politica e nelle istituzione, non solo locali ma anche nazionali. E proprio dalle istituzioni, in questo caso da palazzo Piloni, il comitato promotore si attende una rapida risposta: «Le nostre firme sono simboliche, è il consiglio provinciale che ha il potere di sbloccare l’iter previsto dalla Costituzione», spiega Moreno Broccon.  Il riferimento va all’articolo 132 della Costituzione, quello attivato da Lamon e figli. Da qui l’appello: «La Provincia dovrebbe avviare l’iter e dare la parola ai cittadini. Vedo molto entusiasmo da parte di tutti e al di là delle appartenenze partitiche».

Ma se il mondo politico temporeggia imbarazzato, una risposta forte e chiara è arrivata dal fronte referendario tradizionale. Siro Bigontina, nei giorni scorsi, ha invitato gli ampezzani a non firmare. Perplessità sono state esposte anche da Renzo Poletti, il padre spirituale del referendum di Lamon: «Non voglio entrare nel merito della polemica», dice Broccon. «Penso soltanto che lo strumento referendario sia di tutti. Non ci sono primogeniture».  A fine mattinata sabato, dopo poche ore di raccolta, le firme sono state oltre un centinaio. Questa la cronaca di una giornata che sta diventando ordinaria.  Forse politici e istituzioni locali dovrebbero cominciare a interrogarsi seriamente sulle motivazioni di questa lenta “processione autonomista”. – Cristian Arboit

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