“VITTORIA AL REFERENDUM, AVANTI CON L’ELETTIVITA’”

9 dicembre 2016 By

“Siamo felici che siano in molti oggi a salire sul carro dell’elettività della Provincia di Belluno, ma è tempo che chi di dovere rispetti gli accordi di oltre un anno e mezzo fa”: il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti torna sugli effetti del post-referendum e torna a chiedere il rispetto dell’accordo siglato col Governo in occasione delle elezioni regionali.
“La vittoria del no è stata significativa ed importante per noi, perchè abbiamo potuto mantenere aperta la porta dell’elettività e dell’autonomia, ma non c’è nulla da festeggiare; lo avevamo spiegato, questa per noi è stata una battaglia politica, nel senso nobile del termine, non partitica o di contrapposizione”, commentano dal movimento.
“Adesso che il “no” ha scosso le coscienze di molti, anche di quelli che elogiavano l’ente di secondo livello, – sottolineano dal Bard – l’elettività per la Provincia sembra essere tornato argomento d’attualità. Bene, dunque: se c’è questa unità d’intenti da sinistra a destra, cosa si aspetta a far rispettare l’accordo siglato ormai nell’aprile 2015 anche dai massimi esponenti del Governo? Se la trattativa si era incagliata in previsione della cancellazione della province dalla Costituzione, questo spettro ora non c’è più: avanti spediti e senza timori, dunque”.
Resta però da gestire questo periodo di transizione, ed in vista del rinnovo delle cariche della “provincia dei sindaci” il Bard si sta già muovendo: “Abbiamo la ferma volontà di presentare una nostra lista alle prossime elezioni di secondo grado, in calendario l’8 gennaio. Stiamo già prendendo contatti con primi cittadini e consiglieri per raccogliere candidature e firme; questa non è certo l’assetto istituzionale che vogliamo per la Provincia, ma questo c’è per ora e pensiamo sia fondamentale essere presenti in consiglio per partecipare attivamente alla vita politica di questo ente, in attesa del ritorno della vera democrazia e autonomia locale”.

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DORFMANN: “LA RIFORMA COSTITUZIONALE INDEBOLISCE LE AUTONOMIE”

20 aprile 2016 By

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“Forti dubbi” sulla riforma costituzionale: questo il giudizio dell’europarlamentare Herbert Dorfmann, ospite dell’assemblea annuale del movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti, sulle modifiche alla Costituzione recentemente approvate alla Camera dei Deputati.
Nel corso dell’incontro del movimento autonomista, infatti, è stata affrontata la questione della riforma costituzionale – giudicata negativamente anche dal Bard-, che cancella le province e rafforza il potere centrale: “Anche al Sud Tirolo non piace questa riforma: – ha commentato Dorfmann – è chiaro che questa è una riforma centralista, che aumenta le differenze tra l’ordinamento ordinario dello Stato ed il nostro, che diventa più difficilmente difendibile. Non siamo gelosi della nostra autonomia, lo abbiamo sempre detto: abbiamo uno spirito autonomista e federalista; più lo Stato lavora in maniera decentrata, più autonomia viene concessa alle regioni, meglio è, anche per noi”.
“Deve però essere chiaro: – ha continuato Dorfmann – un ordinamento autonomo ha bisogno di una presa di responsabilità a livello locale e purtroppo, sotto questo profilo, alcune regioni che godono di un ordinamento autonomo hanno fallito completamente, suscitando così la reazione centralista dello Stato”.
Sempre in tema di autonomia degli enti locali, non è mancato un accenno all’accordo elettorale sottoscritto dal Bard, Partito Democratico e Governo per il ritorno dell’elettività alla Provincia di Belluno, accordo che vede tra i firmatari lo stesso Dorfmann: “Io lavoro a Bruxelles e vedo da lontano quello che succede a Roma; – ha spiegato l’europarlamentare – bene fa il Bard a chiedere con insistenza il rispetto del patto”.

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“NON BASTA PARLARE DI AUTONOMIA, BRESSA E DE MENECH PASSINO AI FATTI”

30 gennaio 2016 By

“Non basta parlare di autonomia, è tempo che il Governo passi ai fatti concreti”. Il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti richiama al rispetto dei patti il Governo, il Partito Democratico e gli esponenti bellunesi del partito firmatari dell’accordo: “Il Sottosegretario per gli Affari Regionali e le Autonomie Gianclaudio Bressa e il segretario regionale Pd, Roger De Menech, hanno attaccato la Regione Veneto per la presunta inerzia sul tema dell’autonomia, ma non è centralizzando e togliendo poteri e risorse agli enti locali che si fa politica autonomista. Servono atti concreti, e il primo passo lo devono fare loro con il Governo: onorino e attuino il patto che hanno sottoscritto con il BARD e con i bellunesi in occasione delle elezioni regionali”.
Il sottosegretario Gianclaudio Bressa e il deputato Roger De Menech sono infatti tra i firmatari dell’accordo che, in cambio del sostegno del movimento alla candidata presidente della Regione Veneto Alessandra Moretti, impegna il Governo al ripristino dell’elettività dell’ente provinciale (qui il testo dell’accordo)
Vogliono l’autonomia dei territori? Possono farlo subito. L’accordo con il PD – spiegano dal Bard – era l’unica strada che potesse restituire a questo territorio il potere che gli è stato tolto con la legge Delrio. Lo abbiamo sottoscritto solo per questo, e a distanza di quasi nove mesi non abbiamo visto nessun risultato. Il sottosegretario Bressa e il segretario regionale PD, Roger De Menech,  devono solo mantenere le promesse fatte a chi ha sostenuto l’accordo con il suo voto, espresso con la speranza di riottenere l’elettività degli organi provinciali”.
A ottobre, la proposta di legge presentata da Roger De Menech è stata subito bloccata in commissione dalla presidente di turno, Daniela Gasparini del PD, che ha rinviato la discussione con la motivazione che questa proposta è resa inutile dalla riforma costituzionale in atto: “Peccato – commentano dal movimento – che la riforma costituzionale elimini le province e non citi gli enti di area vasta, come istituzioni o enti locali, rimettendo la disciplina alla legislazione ordinaria, senza definire né i territori né le competenze di questi nuovi, labili soggetti. Restituiscano ai bellunesi il diritto di eleggere direttamente i propri rappresentanti: questo è rispetto dei territori, dei cittadini, degli elettori”.
“Lo stesso Pd bellunese, tramite la sua segretaria provinciale, Erika Dal Farra, – continuano dal Bard – ha reso pubblico un documento approvato dall’assemblea in cui si sbandiera l’importanza dell’elettività per le province interamente montane e confinanti con Stati esteri, dimenticandosi però che è il PD che governa e che deve rispettare i patti; pensino a questo e si attivino per ottenere il risultato”.
Il Governo e il Partito Democratico non pensino di tenere sotto scacco i bellunesi e i Sindaci con i fondi dei comuni di confine”, concludono dal Bard, denunciando anche il fatto che “i fondi ex Brancher danno troppo potere nelle mani di pochi uomini e di un solo partito. Quello che serve a questo territorio non è la paura di vedere ridotti i trasferimenti, contributi e fondi; serve vera rappresentatività e, soprattutto, il rispetto degli accordi sottoscritti. Chi non rispetta la parola data non è degno di alcuna fiducia.”

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MANIFESTO PER LA NUOVA COMUNITA’ (EX PROVINCIA DI BELLUNO) E DELLE DOLOMITI

15 agosto 2014 By

Gent.le Sindaco,
Gent.li Consiglieri,

dopo i recenti provvedimenti di approvazione della legge applicativa dello Statuto Veneto, art. 15 e l’approvazione al Senato della riforma del Titolo V della Costituzione in cui è prevista la definitiva abolizione delle province, pur riconoscendo “l’area vasta montana”, riteniamo che la situazione sia molto delicata.

Ora più che mai è necessario che il prossimo Consiglio provinciale faccia sintesi e sia propositivo di un programma politico ben definito e chiaro, che tracci una strada condivisa  per una nuova governance del territorio atto a salvare le comunità dolomitiche.

In allegato la nostra proposta che vorremmo discutere con Voi al più presto, magari organizzando degli incontri per singola comunità.

Questa proposta nasce dalla volontà di salvarci e salvare le nostre comunità che, se non sarà invertita la rotta, saranno destinate ad un declino certo. Nasce dall’amore per la nostra terra e dal desiderio e dall’impegno di unire tutte le forze possibili per trovare la soluzione più consona alla situazione attuale, indipendentemente da altri interessi di partito o di posizione.

Vi chiediamo cortesemente di estendere la presente proposta a tutti i membri dei Vostri Consigli, appartenenti sia alla maggioranza sia alla minoranza.

Fiduciosi di un riscontro alla presente porgiamo cordiali saluti.
BARD

Manifesto per nuova comunitą (ex Provincia) di Belluno e delle Dolomiti 2

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“Bastardellum”: l’inerzia, l’insipienza e la protervia dei protagonisti di questa confusa stagione politica

31 gennaio 2014 By

Mentre la crisi economica svuota le tasche dei cittadini e finirà per svuotare anche territori come il nostro, ci tocca assistere all’ennesima porcata di una classe politica autoreferenziale, che tenta il tutto per tutto per salvare se stessa, sopprimendo quel poco di Democrazia rimasta in questo Paese.

La legge elettorale “bastardellum”, come l’ha battezzata Sartori, certifica l’inerzia, l’insipienza e la protervia dei protagonisti di questa confusa stagione politica. Essa produce guasti irreparabili alle Istituzioni dello Stato e annienta i territori montani ponendoli alla mercè di una politica neocentralista e attenta soprattutto a salvaguardare i grandi centri di potere, in primis quello finanziario.

Per il territorio bellunese NON è nemmeno garantita una rappresentanza parlamentare che viene lasciata agli accordi delle segreterie.  Questo accade mentre a Bolzano e Trento si assegnano invece otto collegi uninominali che aggiunti ad altre formule elettorali vantaggiose potranno aumentare l’attuale peso politico di quei territori e di conseguenza accrescere le disparità di trattamento tra territori omogenei.

Si cristallizza così una rappresentanza di serie A, e una di serie B, proprio nel momento in cui il Parlamento da un lato riconosce la specificità delle province interamente montane e dall’altro toglie a questi particolari territori le promesse forme di autogoverno.  Si arriva a sospendere per anni il diritto costituzionale al voto impedendo ai cittadini delle terre alte di eleggere i propri rappresentanti  nelle province condannate così ad una lenta agonia ed all’ineluttabile e ingloriosa fine. A questo proposito la Corte dei Conti ha più volte denunciato l’inconsistenza dei risparmi annunciati dal Ministro Delrio mentre certi sono i danni che si produrranno nei territori interamente montani per il maggior costo e la minore efficienza delle nuove forme di governo.

Ovunque si toglie al cittadino la possibilità di selezionare il personale politico e si prevedono solo meccanismi elettorali di secondo grado, un metodo molto gradito ai partiti e una melma nella quale sguazzano benissimo le segreterie politiche di queste consorterie autoreferenziali.

Se il parlamento approverà, senza profondi cambiamenti e miglioramenti, la legge elettorale Bastardellum e la Legge “svuota province” Delrio, entrambe fortemente sospette di incostituzionalità, ai cittadini italiani verrà sottratta un’altra quota di Democrazia e coloro che vivono nelle zone rurali e di montagna di fatto non parteciperanno all’organizzazione politica, economica e sociale del paese, ma la subiranno. Per rendere giustizia alla montagna occorre una perimetrazione dei collegi non solo in relazione al numero degli elettori, ma anche all’estensione e all’omogeneità territoriale.

Va data alle provincie interamente montane, come la nostra, la possibilità di costituirsi in Comunità Alpine Autonome sul modello delle provincie Autonome di Trento e Bolzano. Nulla di meno.

La provincia di Belluno vive da anni in una situazione di completo abbandono da parte delle istituzioni, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. I molti tentativi di far sintesi tra i troppi centri di potere del territorio non hanno fino a qui sortito l’effetto voluto e l’assenza di un “luogo politico” di raccordo e coordinamento tra le associazioni, le categorie economiche e le forze sociali che compongono la società bellunese pesa come un macigno che blocca qualunque iniziativa.

Affinché qualcosa di buono accada è necessario unire le forze  e combattere insieme la battaglia per l’Autonomia, battaglia per la quale, a parole, tutti si dicono disponibili.

Il BARD ha più volte richiamato al proprio dovere i Parlamentari e i Consiglieri regionali Bellunesi, le associazioni di categoria, il Sindacato, le associazioni di volontariato e quanti possono dare una mano al territorio. Occorre anteporre l’interesse del territorio a quello della propria parte politica o di categoria per lavorare uniti fino al conseguimento del risultato finale che è l’Autonomia per Belluno-Dolomiti.

Sappiamo che non è facile superare le ataviche divisioni tra persone e tra territori poco avvezzi alla collaborazione ma questo sforzo collettivo per l’interesse comune è divenuto improrogabile.

A proposito della riforma elettorale trovate qui di seguito alcuni stralci dall’interessante editoriale di Francesco Bilancia Professore ordinario di Diritto costituzionale – Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara da Costituzionalismo.it

(…) Il diritto di voto incarna l’essenza stessa della democrazia…. Conculcare, limitare, violare il diritto di voto coincide con la negazione della struttura democratica dell’ordinamento, con effetti che vanno molto al di là del concreto esercizio del diritto di voto nelle singole tornate elettorali, per compromettere la stessa collocazione del singolo cittadino, di ciascun cittadino, nel sistema istituzionale. (…) La decisione della Corte costituzionale, (bocciare il Porcellum ndr.) se ancora la si volesse ritenere innovativa sul piano processuale, comunque è stata attivata non dalla propria iniziativa, ma dall’inerzia e l’insipienza del sistema politico e delle istituzioni rappresentative nella loro recente ed attuale composizione (guarda caso proprio esito della legge elettorale incostituzionale).

(…) La decisione della Corte trae il proprio fondamento anche dalla crisi sistemica irreversibile di un regime politico autoreferenziale, nel tentativo di interromperne il cortocircuito…

(…) Violano pertanto l’eguaglianza del voto e la democraticità del sistema, ciascuna autonomamente, sia la previsione di un eccessivo premio di maggioranza, sia l’assenza del voto di preferenza nello scrutinio di lista. …

(…) L’altro elemento della legge elettorale dichiarato incostituzionale è il voto di lista bloccato, che esclude il diritto del cittadino elettore di scegliere il candidato al quale attribuire la propria preferenza…

(…) e disposizioni della legge elettorale sono incostituzionali “nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza per i candidati”. In più punti la sentenza fonda la propria decisione sull’argomento che in tal modo la scelta dei rappresentanti è tolta all’elettore per essere “totalmente rimessa ai partiti”.

(…) Con riferimento alla necessità che sia riconosciuto agli elettori il diritto di esprimere una preferenza in caso di voto di lista con formula proporzionale … nella motivazione si individua, quale aggravamento della illegittimità della mancata previsione di tale facoltà, anche la ampiezza delle circoscrizioni elettorali e l’elevato numero di candidati da eleggere in ciascuna di esse.

(…) Da queste formule non è, pertanto, possibile dedurre la compatibilità a Costituzione dell’opzione per un sistema elettorale con formula proporzionale in cui la totalità degli eletti sia selezionata dai partiti mediante la composizione delle liste, lunghe o corte che siano.

(…) il nuovo testo (progetto di legge elettorale avanzato da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi) presenta in analoga formulazione i medesimi vizi di costituzionalità appena dichiarati dalla Corte costituzionale: un premio di maggioranza sproporzionato pari a circa cento deputati (15%-18%); l’assenza di voto di preferenza pur in costanza di formula elettorale proporzionale; con addirittura un aggravamento delle clausole di sbarramento, portate fino al 5% per i partiti in coalizione; 8% per i partiti fuori coalizione; e 12% per le coalizioni stesse. Non soltanto, quindi, la selezione della totalità dei candidati verrebbe nuovamente rimessa ai partiti, ma l’eguaglianza del voto e il tasso di rappresentatività delle assemblee verrebbero conculcati in forme addirittura più gravi di quelle appena dichiarate incostituzionali dalla Corte.

(…) La formula elettorale prescelta non è maggioritaria, né mista, non sono previsti collegi uninominali (eccezione fatta per la Valle d’Aosta e per il Trentino-Alto Adige) e la determinazione degli eletti dipenderebbe quindi, e di nuovo, interamente dalle scelte dei partiti.

(…) Quali conclusioni trarre da queste incredibili circostanze? Una parte della classe politica pretende di ripristinare le clausole della legge elettorale appena dichiarate incostituzionali reintroducendo nello stesso testo formule normative dagli esiti analoghi a quelli appena annullati dalla Corte costituzionale.

(…) Se la classe politica per il tramite delle istituzioni rappresentative usurpate attraverso una legge elettorale illegittima pretenderà di perpetuare la propria personale sopravvivenza ripristinando le condizioni giuridiche – per quanto illegittime – appena espunte dall’ordinamento, essa stessa determinerà le condizioni per una crisi istituzionale di una tale gravità da rasentare l’irreversibilità.

(…) Ancora una volta le istituzioni di garanzia saranno chiamate ad assumersi gravi responsabilità al posto di istituzioni rappresentative e di un sistema politico inadeguati ed irresponsabili. Ma non dovrebbe essere proprio il Parlamento a prevalere come istituzione sui tatticismi e le convenienze personali di questo o quel partito, di questo o quell’esponente politico?

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