Presentata al Senato interrogazione sul commissariamento della nostra Provincia.

24 Maggio 2012 By

di Tomaso Pettazzi

Martedì 22 maggio è stata presentata in Senato un’interrogazione al Ministro dell’Interno sulla situazione venutasi a creare a Belluno con il commissariamento dell’Ente Provincia, recante la proposta di prevedere nel prossimo autunno le elezioni per il nuovo Consiglio provinciale.  L’aspetto tragico è che l’intervento è stato fatto dal Senatore Claudio Molinari, del Collegio elettorale del Trentino Alto Adige/Südtirol. Il Movimento BARD infatti non è riuscito a trovare un Deputato o Senatore bellunese disposto a presentare tale iniziativa ed ha dovuto rivolgersi ai nostri vicini Dolomitici.

Lascio alla Cittadinanza della Provincia ogni giudizio su tale comportamento da parte di rappresentanti eletti per portare avanti le istanze del territorio. E poi dicono: “Scusate per il disturbo, stiamo lavorando per voi”.

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02877  Atto n. 3-02877  Pubblicato il 22 maggio 2012, nella seduta n. 727

 MOLINARI- Al Ministro dell’interno. –

Premesso che:

la Provincia di Belluno risulta commissariata a seguito di mozione di sfiducia nei confronti del Presidente approvata dal Consiglio provinciale il 28 ottobre 2011;

le elezioni avrebbero dovuto svolgersi in base alla legge vigente nella primavera 2012;

il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ha introdotto nuove disposizioni sulle province, congelando di fatto la attuale condizione sino al 31 marzo 2013;

il 17 aprile 2012 è stato promulgato il nuovo Statuto della Regione Veneto, che all’art. 15 riconosce – tra l’altro – la specificità della Provincia di Belluno, garantendole forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa;

è stato recentemente presentato da un gruppo di cittadini un ricorso al TAR Veneto in relazione ai decreti ministeriale e prefettizio inerenti alle consultazioni elettorali amministrative primaverili;

considerata la peculiare situazione della provincia di Belluno anche in relazione all’evidente incoerenza fra le nuove previsioni statutarie regionali e la riduzione di funzioni e di rappresentanza previste per le province dal citato decreto-legge cosiddetto Salva Italia,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione nel merito da parte del Ministro in indirizzo;

se non ritenga, inoltre, di rivedere il precedente orientamento, anche con le opportune eventuali proposte di modifiche normative, prevedendo nella sola provincia di Belluno la indizione dei comizi elettorali nell’autunno 2012.

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Il lavoro, l’acqua, l’autonomia e la politica…

16 Maggio 2012 By

di Silvano Martini

Il tema del lavoro, del lavoro che non c’è, si impone prepotente alla nostra attenzione perchè la provincia di Belluno è un territorio che fonda gran parte della sua economia sulla manifattura e nel tempo della terziarizzazione dell’economia questo è un elemento di debolezza che pagheremo caro.

La notizia apparsa sui giornali in questi giorni, che da conto dei 1000 esuberi alla Safilo non può destare stupore, perchè i fatti descritti nella cronaca erano noti da tempo agli addetti ai lavori, compresi i politici che oggi fingono sorpresa per mascherare la loro incapacitá di occuparsi dei problemi del territorio.

I rappresentanti politici bellunesi, parlamentari a Roma e consiglieri regionali del Veneto, non riescono a risolvere nemmeno uno dei gravi problemi che, come grossi nodi da troppo tempo ignorati, vengono ora al pettine.

Fa male vedere la provincia delle Dolomiti, uno dei luoghi più belli del pianeta, dibattersi tra le maglie strette della crisi senza che venga, da parte delle istituzioni e del personale politico che a questo dovrebbe essere preposto, qualche provvedimento concreto. Qualcosa che dia un senso alla poltica che altrimenti non ha ragion d’essere.

Persino imprenditori importanti per il nostro territorio come Leonardo Del Vecchio, sono costretti a rammentare a tutti il ruolo e la responsabilità sociale dell’impresa ricordando che se essa non produce anche benessere per la collettività allora… “tutto questo non avrebbe senso”….

Dov’è finita la responsabilità della politica se non sa più dare risposte e non sa indicare la strada perchè l’ha perduta essa stessa?

Nel mare dei problemi che i cittadini bellunesi si trovano dentro casa ve n’è uno che si potrebbe risolvere subito e facilmente, se solo la politica decidesse di farlo. È la questione dell’acqua o meglio del servizio idrico integrato come si chiama oggi e del suo costo giunto a livelli vergocostipano vergognosi con [correzione del redattore] bollette astronomiche poste a carico delle famiglie bellunesi. Per inciso: tocca notare che siamo bravi ora a inventare neologismi e nomi altisonanti per definire semplici servizi pubblici inefficienti e costosi mentre un tempo si faceva alla buona risparmiando anche sulle parole. Alla fine i servizi funzionavano bene e costavano il giusto.

Come è andata che ci siamo ritrovati a pagare l’acqua come se, invece che nella provincia più bagnata d’Italia, vivessimo in mezzo al deserto del Sahara?

Come è andata che alla fine del romanzo criminale si scopre che non è colpa di nessuno e l’unica cosa certa è l’aumento a progressione geometrica del costo delle bollette. Questo equivale ad un vero e proprio taglieggiamento, un pizzo da pagare senza aver nulla in cambio se non lo scherno di chi della nostra acqua fa l’uso che vuole senza pagarla. Parlo dei consorzi irrigui che d’inverno prelevano milioni di metri cubi d’acqua dai bacini nontani senza averne bisogno, al solo scopo di turbinarla e produrre energia elettrica e utili conseguenti. Per non parlare dello spreco nell’uso in agricoltura dove i moderni impianti di irrigazione presenti nelle zone agricole di mezzo mondo sono snobbati a causa del basso o quasi nullo costo dell’acqua .

Vi era una norma regionale che trasferiva il 3% dell’importo delle tariffe idriche pagate dalle famiglie abitanti nelle zone di pianura della Regione del Veneto, agli ambiti montani. Questa norma, che valeva circa 11 milioni di euro annui, che sarebbero arrivati in provincia di Belluno, non è mai stata applicata per evidenti ragioni di opportunità e di rapporti di forza all’interno dell’ammnistrazione. Tempo fa la norma è stata cancellata e sostituita con una nuova norma regionale che istituisce un fondo perequativo che dovrebbe restituire un po’ di giustizia al nostro territorio. Questo fondo non ci salva dalla voragine che è scritta nei bilanci della GSP e riguarda il futuro. Peccato che non abbia dotazione economica, che nemmeno un euro sia scritto in quel capitolo. È venuto il momento che almeno la questione dell’acqua trovi soluzione perchè è inaccettabile che si vada avanti per trent’anni a pagare un bene che sgorga abbondante dalle nostre montagne e forma i laghi che sono divenuti parte integrante del nostro territorio ma che restano solo serbatoi per quanti abitano la vasta pianura veneta.

Dobbiamo pretendere che il fondo di riequilibrio del costo dei sistemi idrici entri immediatamente in funzione perchè, a fronte di un modestissimo sacrificio economico a carico dei cittadini della pianura, ci sarà un po’ di respiro per gli abitanti della provincia di Belluno.

Diranno che due o trecento euro di risparmio a famiglia sono poca cosa. Vadano a chiederlo a quelli che sono in mobilità da anni e non trovano lavoro se trecento euro sono pochi o tanti. Certo non si risolverà il problema del lavoro in provincia riducendo il costo dell’acqua per i nostri cittadini, e qualcuno dei campioni della politica nostrana dirà “e che c’entra l’acqua con il lavoro ?”.

Io dico che è giustizia pagare l’acqua il giusto, cioè molto meno di quanto (carissima) la paghiamo oggi e ancor di più domani.

Vado in giro per la provincia e ascolto amministratori e semplici cittadini che partecipano alle serate di presentazione del BARD, Belluno Autonoma Regione Dolomiti, e vi posso assicurare che la pazienza dei cittadini è prossima a finire. Questa provincia aspetta da troppo tempo di ottenere giustizia e non può più attendere.

Se i nostri voti non contano perchè sono pochi e leggeri cosa si dovrà mai fare per renderli pesanti?

Mentre all’interno dei partiti si discute più che altro del disastroso (per loro) risultato elettorale, e della loro sopravvivenza, tutto intorno la gente comune si affanna per arrivare a fine mese e qualcuno che ha professionalità da spendere all’estero, all’estero ci è andato o spera di andarci, impoverendo ancor di più, senza averne alcuna colpa, il tessuto sociale del nostro territorio.

Se andate a leggere la storia vi accorgerete che i dittatori reagiscono spesso con stupore alle rivoluzioni che li travolgono perchè non hanno percezione di quel che accade intorno a loro e sono stupiti per la rapidità con la quale il popolo che li osannava in poco tempo si è trasformato in un’orda feroce che li porta al macello.

È opinione comune che la rivolta civile in Italia sia dietro l’angolo ma io non mi auguro sommosse e disordini e so bene che la storia delle rivoluzioni porta con se lutti e miseria e non sempre è risolutiva, perciò mi auguro che i cittadini Italiani trovino un modo meno cruento di liberarsi di questa classe politica.

Bisognerà ricordarsi di non votarli mai più selezionando una nuova classe dirigente che si incarichi del governo del paese . Non è facile da fare ma dobbiamo pretendere che alle prossime politiche le liste dei candiadati siano aperte, con piccole forme di sbarramento basate sulla raccolta di un congruo numero di firme e soprattutto dobbiamo impedire le liste bloccate, fatte con nominati dai partiti, che credo dovrebbero “saltare il giro” lasciando il governo del paese alla società civile. Qualche ladro capiterà di eleggerlo lo stesso ma almeno avremo sbagliato in proprio e non su comando delle segreterie di partito.

Noi del BARD continueremo a girare per i paesi della provincia ascoltando i cittadini, cosa che non fa più la politica tradizionale occupata ormai quasi solo a difendere i suoi privilegi.
Noi abbiamo un sogno: che un giorno ci sarà, per l’intero territorio della Provincia di Belluno Dolomiti, l’autonomia e l’autogoverno che, insieme alle risorse ora impunemente sottratte alla nostra terra, ci permetteranno di continuare a vivere, orgogliosamente e dignitosamente, nelle nostre Dolomiti.

Silvano Martini
BARD Belluno Autonoma Regione Dolomiti
Vicepresidente

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Cosa sta accadendo alla montagna !

11 Maggio 2012 By

di Silvano Martini

Sono oramai decine le serate di presentazione del BARD Belluno Autonoma Regione Dolomiti a cui partecipo come relatore. Si tratta di una esperienza bellissima che avevo in parte già fatto durante i due anni e mezzo in consiglio provinciale: girare la provincia, incontrare persone, amministratori, giovani…

Molti non percepiscono la gravità di quello che sta accadendo al nostro territorio e si comportano come chi, aggredito da un tumore, finge di non essere malato salvo ricorrere alle cure quando è troppo tardi.

Mi dicono che un lavoro bene o male si trova e non stento a crederlo perché il turnover vede più persone in uscita che in entrata a causa della scarsa natalità e del fatto che molti che hanno studiato se ne sono andati e non cercano lavoro in questi luoghi.

Questo fenomeno apparentemente risolve la questione della disoccupazione ma comporta una diminuzione secca degli occupati e in definitiva una contrazione del PIL locale con conseguente impoverimento del tessuto economico e di conseguenza anche sociale, della parte alta e periferica della provincia. Un po’ meno peggio vanno le cose in Val Belluno che in ragione della presenza in quei luoghi di un tessuto industriale consistente anche se per la verità i numeri ci dicono che l’economia è concentrata in misura eccessiva sul comparto manifatturiero. Questo comporta i rischi che ben conosciamo noi che una crisi definitiva, strutturale e irreversibile del settore industriale dell’occhiale l’abbiamo già pesantemente subita.

Non esistono soluzioni facili a portata di mano che consentano, da sole, di risolvere i problemi che ho appena esposto. Possiamo però cambiare il corso degli eventi se sapremo riprendere in mano il nostro destino attuando politiche adeguate al particolare e meraviglioso territorio che abbiamo la fortuna di abitare.

Non posso certo esaurire in poche righe questioni così complesse ma posso fornire alcuni spunti, conoscendone meglio le problematiche, soprattutto alle amministrazioni che fanno parte delle tre Comunità Montane Cadore, Comelico, Val Boite, Cortina D’Ampezzo, alcune delle quali appena rinnovate.

Sono cose semplici e risapute ma conviene ripeterle per chiarezza ad uso dei nuovi che affrontano per la prima volta l’amministrazione di un comune.

  • mutualità
  • collaborazione
  • innovazione
  • difesa del territorio
  • miglioramento della viabilità con interventi soft (vedi Pusteria)
  • no all’autostrada
  • politica energetica locale basata su risorse proprie
  • abbandono dei combustibili fossili a favore delle fonti rinnovabili
  • incentivazione dello studio e della formazione
  • adozione di criteri e tecniche costruttive basate sulle risorse locali
  • creazione di un polo industriale che sfrutti la filiera del legno
  • sostegno al settore primario in funzione di integrazione al reddito e per la produzione di ambiente
  • collaborazione tra le amministrazioni per favorire maggior integrazione tra i residenti
  • miglioramento e adeguamento dei servizi sanitari alle mutate condizioni sociali
  • Incentivazione del turismo a partire dalle piccole attività per creare un’offerta diffusa sul territorio gestita con criteri industriali
  • recupero delle arti, delle tradizioni, dei mestieri

Ovviamente si tratta solo di spunti e vanno riempiti di contenuti sapendo però che ogni paese non può pensare e pretendere di bastare a se stesso. Credo anzi che buona parte dei nostri guai siano dovuti all’incapacità di pensare al plurale.

Dobbiamo anche viaggiare e informarci e non aver paura di copiare le buone idee degli altri. In alto Adige ci sono 50 impianti a biomasse e in Auronzo ancora oggi nessuno crede alla convenienza di un solo piccolo impianto a Misurina. Questo significa che siamo arretrati e incapaci di metabolizzare semplici idee. Non è colpa del Sud Tirolo se noi siamo ridotti allo spettro di quello che eravamo: è colpa nostra e della nostra incapacità di stare insieme come una società coesa e ben strutturata mentre noi non siamo capaci di andar d’accordo nemmeno per semplici progetti.

Il BARD, Belluno Autonoma Regione Dolomiti, si propone come un collante per le popolazioni delle Dolomiti. Si propone di mettere assieme le persone al di la delle appartenenze a partiti politici o delle convinzioni politiche che rispettiamo ma che non sono in grado ora di fornirci risposte adeguate.

Il BARD non offre soluzioni, non ha nulla da insegnare ma chiede aiuto a tutti e chiede a ciascuno di assumere su di se la responsabilità di battersi, insieme agli altri cittadini di questa bellissima provincia, per un futuro di autogoverno. Un futuro in cui possiamo riprenderci le risorse che oggi ci sono sottratte quasi per intero e che bastano e avanzano, se ben gestite, ad assicurare a noi e ai nostri figli, un futuro dignitoso da vivere, se lo vogliamo, tra le nostre montagne.

Aderiamo tutti al BARD: ricostruiamo insieme un futuro possibile per il popolo delle Terre Alte !

Silvano Martini
vicepresidente BARD

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Brancher è andato a “fondo”?

8 Maggio 2012 By

di Tomaso Pettazzi

Come volevasi dimostrare. L’appello di Auronzo, Comelico Superiore, Cortina e Livinallongo confinanti con Bolzano, unitamente agli analoghi Comuni sondriaschi perché le provvidenze previste dal Fondo Brancher siano destinate solo a loro, rischia di innescare una guerra tra poveri, come da tempo avevo previsto. Comuni di serie A e di serie B che si accapigliano come facevano i famosi polli di Renzo mentre si avviavano al loro triste destino. Ma c’è di più; si rischia di assistere ad una tragicommedia dove l’oggetto del contendere è come “l’araba fenice: che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa”.

In effetti, a ritmi cadenzati, si riparla di questo fantomatico Fondo, considerato la soluzione di tutti i mali Bellunesi. E’ scaduto, o sta per esserlo, il bando per il 2012 ed ancora non sono stati assegnati quelli del 2011 e 2010. Analoga sorte per il Fondo Letta/Lanzillotta di cui si vocifera siano in arrivo i finanziamenti addirittura dei bandi 2008/09/10/11 e nel frattempo è in scadenza l’attuale.

E quello che lascia sconcertati, ma non troppo a dire il vero, è che questa paralisi si consolida nel silenzio totale dei nostri rappresentanti politici a Venezia e Roma. Che sanno benissimo, ma lo tacciono, che difficilmente queste provvidenze arriveranno. Infatti, col taglio sostanzioso dei trasferimenti a Trento e Bolzano operato dal Governo Monti, è stato fatto un vulnus all’Accordo di Milano del 30 novembre 2009 sul riequilibrio della finanza pubblica, che prevedeva l’onere, da parte delle due Province autonome, di finanziare iniziative e progetti di competenza dello Stato su territori confinanti, fermi i trasferimenti a 9/10 di gran parte dei tributi (in specie art. 73, 75-bis, 79, 82). Essendo inadempiente una parte (lo Stato) Bolzano, sembra di capire, si reputa libera di adempiere o meno all’impegno. E non si può darle torto. Così, mentre a Belluno si discute del sesso degli angeli, questi (i soldi) restano ben serrati in casseforti ben distanti, “autonome” da maneggioni incravattati. Continuiamo così e la fine si avvicinerà a grandi passi.

Tomaso Pettazzi  – Movimento BARD – Belluno Autonoma Regione Dolomiti

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Il nostro territorio merita l’Autonomia ma non potremo ottenerla se andremo ‘alla guerra’ in ordine sparso.

30 Aprile 2012 By

di Silvano Martini

La parola “baratro” ricorre ad ogni pié sospinto nel linguaggio politico e giornalistico degli ultimi mesi. Ogni volta che si deve giustificare un provvedimento del governo, il più delle volte per aumentare le imposte o il costo dei servizi pubblici, salta fuori il pericolo di finire nel baratro e agitare, insieme al batatro, lo spettro della Grecia, giustifica qualunque provvedimento.

Oggi, domenica 29 aprile, leggo sui quotidiani che la BCE, la banca centrale europea, consiglia al governo la chiusura delle province come fosse la soluzione che da sola è in grado di sistemare i conti del paese.

Come movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti ci stiamo battendo perchè la Provincia di Belluno diventi un territorio autonomo come il Sud Tirolo e Il Trentino.

Voglio dire con chiarezza che le province sono diventate il capro espiatorio per coprire l’incapacità del governo di tagliare, da subito, laddove la spesa è enorme e inutile ed è del tutto evidente che non si possono fare importanti modifiche all’architettura istituzionale pasticciando come si sta facendo al solo scopo di buttare fumo negli occhi dei cittadini per nascondere la voragine della spesa pubblica che va affrontata una volta per tutte con serietà e senza timore di tagli drastici ai privilegi, a cominciare ovviamente da quelli della politica.

Chiudere le province si può e in molti casi si deve ma si deve anche tener conto delle autonomie locali e delle peculiarità di un territorio, come il nostro, che attende da 50 anni l’autogoverno. Proprio ora che lo statuto veneto assegna alla provincia di Belluno molte competenze rischiamo di veder sparire o depotenziare l’Ente Territoriale che tiene assieme il bellunese. Non dobbiamo permettere che ciò avvenga.

Ieri abbiamo presentato a Belluno, nella sede della provincia, un ricorso contro la soppressione delle elezioni provinciali. Togliere ai cittadini il diritto costituzionale al voto e impedire loro di eleggere i propri rappresentanti in libere elezioni è un atto di estrema gravitá e apre le porte a una involuzione di stampo fascista della politica italiana ad opera di un governo che risponde a centri di potere che hanno interesse diretto alla cancellazione degli enti intermedi per ragioni economiche. Ci sono migliaia di società di servizi da collocare e sono già pronti gli amici degli amici.

Il territorio autonomo delle Dolomiti Bellunesi, come mi piacerebbe si chiamasse, deve conquistare l’autonomia e deve riprendersi le risorse RUBATE dalla pianura e dall’ENEL, da decenni, ai cittadini delle terre alte. Acqua ed Energia sono il nostro pane. Speriamo non ci tocchi dare l’assalto ai forni….

Se noi permetteremo, senza reagire, che quote via via crescenti di democrazia vengano sottratti ai cittadini, concentrando come si sta facendo, il potere nelle mani di pochi, saremo correponsabili della deriva oligopolista che ha preso il via dopo il crollo dei partiti. Proprio i partiti stanno avvallando, nel tentativo disperato di perpetuare il tempo dei loro privilegi, la politica di un governo che è la mano lunga dello stesso sistema finanziario a cui si devono i mali di cui siamo afflitti. È quasi incredibile da dire ma abbiamo messo le faine a controllare le galline mentre le volpi che hanno banchettato per decenni collaborano compiacenti.

Noi cittadini dobbiamo assolutamente prendere il controllo del nostro territorio prima che sia troppo tardi e prima che esso diventi terra bruciata, luogo senza lavoro, ricchezza e sviluppo. Questo è quello che vorrebbero quanti, nella bassa, non aspettano altro che finire di comprare quel poco che rimane in mani bellunesi continuando con la poltica colonialista e rapace che ha prodotto il disastro del Vajont.

In tutta questa faccenda i nostri rappresentanti politici, eletti al parlamento e al Consiglio Regionale, oltre a incassare i loro lauti stipendi, pare siano più preoccupati a non disturbare il manovratore che a difendere gli interessi della Provincia di Belluno.

Il BARD si è assunto l’onere di battersi contro il governo per ridare ai cittadini la possibilità di eleggere i propri rappresentanti. Lo ha fatto mettendoci impegno e convincendo anche i partiti ad aderire. Il BARD non è nato per dividere ma per unire e chiede aiuto a tutti. Ai cittadini, alle forze sociali, alle associazioni di categoria, anche ai partiti (che devono ripulirsi e rinnovarsi). A tutti chiediamo di partecipare alla costruzione di un progetto politico che raccoglie un’istanza, l’autonomia, presente nel territorio da decenni.

Il nostro territorio merita l’autonomia ma non potremo ottenerla se andremo alla guerra in ordine sparso.

Venite con noi! Non ci interessa per chi votate o come la pensate polticamente. Quello che conta è condividere l’idea autonomista!

Proveranno a diverderci e raccontare bugie sulla impossibilità di amministrare il Bellunese per mancanza di risorse. Non credetegli perchè sono gli stessi che RUBANO dal nostro territorio più di un miliardo di euro all’anno.

Possiamo fare del territorio delle Dolomiti una piccola Svizzera, perchè le risorse ed i soldi ci sono e dobbiamo solo riprendercele. Se saremo uniti nessuno potrà fermarci.

Le Dolomiti sono la nostra terra madre e per essa dobbiamo combattere. L’alternativa alla battaglia autonomista è la resa senza condizioni. Non ce la possiamo permettere.

Venite con noi: insieme ce la faremo!

 

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