“FIRMA PER VENETO STRADE, NON ABBASSIAMO LA GUARDIA”

23 febbraio 2017 By

“Un atto coraggioso, la firma della Presidente della Provincia sulla lettera di garanzia per Veneto Strade: noi però non abbassiamo la guardia e attendiamo ancora risposte concrete”.
Così la presidente del movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti, Alessandra Buzzo, e il consigliere provinciale Ivan Minella commentano la notizia giunta in mattinata da Palazzo Piloni.
“E’ un segnale importante, soprattutto per Veneto strade e i suoi lavoratori, – commentano – ma bisogna vedere se per i soci sarà sufficiente questo documento. Per il momento, a Roma si è parlato solo di impegni, ma concretamente, oltre ai 5 milioni di euro annunciati, non si è ancora visto niente”.
“Il messaggio che deve passare è che è finito il tempo dei saldi sulla montagna e sulla pelle dei bellunesi: – concludono Buzzo e Minella – la Presidente avrà sicuramente ricevuto rassicurazioni da Roma, prima di firmare un atto così importante. Noi continuiamo a credere però che non è con le promesse, le elemosine e le soluzioni dell’ultimo minuto che si può garantire dignità a questo territorio: la partita dell’autonomia si gioca su competenze e risorse, e su quest’ultimo aspetto dobbiamo tutti continuare a insistere. Quello che auspichiamo è che d’ora in avanti ci sia un fronte compatto che, con coraggio ed unità, affronti tutte le azioni, le opportunità e le difficoltà che il nostro territorio si troverà ad affrontare”.

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“VENETO STRADE E REFERENDUM, VOGLIONO ANNIENTARE LE AUTONOMIE”

21 febbraio 2017 By

Il Governo vuole contrastare il referendum per l’autonomia del Veneto e lo sta facendo anche sfruttando l’emergenza Veneto Strade”: questa la visione del vicepresidente del movimento Belluno Autonoma, Andrea Bona, sulla questione Veneto Strade e sulle dichiarazioni del sottosegretario agli affari regionali e alle autonomia Gianclaudio Bressa sulla consultazione veneta.

Questo è un governo centralista che nulla ha fatto per le autonomie locali se non ostacolarle, indebolirle e annientarle; – spiega Bona – il referendum per l’autonomia del Veneto fa paura perchè un’intera regione, la storica locomotiva dell’economia del Nord-Est, ora ha deciso di alzare la testa, chiedendo di potersi gestire da sola. Anche noi sosteniamo le ragioni di questa consultazione, pur non sapendo cosa potrà concretamente portare al Veneto e, soprattutto, al Bellunese, ma la appoggiamo come sosteniamo ogni iniziativa di tipo autonomistico”.

Anche la questione di Veneto Strade, secondo Bona, ricade in questa logica di indebolimento delle autonomie: “Innanzitutto, si indebolisce la Provincia di Belluno, che vive con il terrore della paralisi delle strade a causa dei continui tagli ai trasferimenti; ma si vuole anche mettere in difficoltà la Regione, mettendo a disposizione un terzo dei soldi necessari e provando a mettere il Veneto all’angolo, facendo ricadere sulla società e sulla politica regionale la colpa dello stop ai servizi. Ma non è così: come si può pretendere che un’azienda lavori senza certezza su tempi e ammontare del denaro che arriverà? Non c’è via di uscita: con i 5 milioni di elemosina, Veneto Strade non può lavorare e la Regione non può obbligarla, senza certezza alcuna. Si tirino fuori tutti i soldi, e presto, e si trovi una soluzione strutturale”.

Prima il contentino dei fondi di confine, ora l’emergenza Veneto Strade e gli ostacoli al referendum autonomista: il Bellunese – conclude Bona – è stufo di elemosinare dignità a Roma. Serve autonomia, quella vera, e risorse: ci restituiscano gli 800 milioni di euro di residuo fiscale all’anno, o anche solo una parte, e saremo in grado di risollevarci; altrimenti, dicano chiaramente che ci vogliono in ginocchio, fino a trasformarci in una riserva. Perdiamo 1500 abitanti all’anno: se la politica continua a trattarci così, nel giro di qualche decina d’anni il Bellunese non sarà più un problema per nessuno, perchè non esisterà più”.

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“5 MILIONI A VENETO STRADE? MENO DI UN’ELEMOSINA”

15 febbraio 2017 By

“Non capisco chi gioisce per i 5 milioni anticipati alla Provincia di Belluno; dovremmo tutti sentirci offesi ed indignati, è una mossa che ferisce nell’orgoglio i cittadini e noi sindaci”: Alessandra Buzzo, primo cittadino di Santo Stefano e presidente del movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti, critica duramente la mossa romana sulla questione Veneto Strade.
“Spero che nessuno si ritenga soddisfatto da quanto arrivato da Roma, è meno di un’elemosina. Tutti ci saremmo aspettati l’arrivo dei soldi, ma attendevamo una cifra che ci permettesse almeno di trascorrere in serenità il 2017; questo trasferimento invece è inaccettabile, non solo per noi, ma per lo stesso dirigente di Veneto Strade. – continua Buzzo – Parliamo di un terzo di quanto necessario: vogliamo davvero festeggiare quando in realtà non è cambiato nulla?”
“Nella riunione di sabato, si era finalmente scoperta un’unitarietà mai vista prima tra sindaci: le posizioni erano chiare, dure e nette. Ora, non voglio credere che qualcuno si faccia ammorbidire da questa piccola anticipazione di denaro, per questo chiedo: cari sindaci, cosa facciamo? Attendiamo col sorriso a denti stretti lo stop del servizio dal primo marzo o decidiamo finalmente di superare tutte le divisioni e uniti facciamo sentire la nostra voce? La mia risposta la conoscete, attendo la vostra”.
“Invece che pensare ad ulteriori accentramenti, come la rinazionalizzazione delle strade Ex Anas, – conclude la presidente BARD – i bellunesi al governo si impegnino per attuare quel famoso “progetto per la montagna e per Belluno” tanto decantanto durante le loro visite, ma che, dalla riforma Delrio in poi, ha portato solo tagli e disservizi. Venga concretizzata la specificità delle aree montane; vengano riprisitinati ad un livello decente i trasferimenti statali; vengano assegnate competenze, risorse e autonomia specifiche alle realtà particolari come Belluno, Sondrio e Verbania; venga rispettato quel patto da loro siglato ormai quasi due anni fa per il ritorno dell’elettività dell’ente Provincia, e ora più che mai valido dopo l’affossamento della riforma costituzionale. Questo chiede la gente, questo vogliono i bellunesi: i referendum per il passaggio di confine, da Lamon e Sovramonte fino agli ultimi di Taibon e Voltago, non sono provocazioni o goliardia, ma il segnale di un malcontento profondo tra i cittadini. Siamo stufi di promesse ed elemosine”.

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“VENETO STRADE, TRE PROPOSTE AL GOVERNO”

15 febbraio 2017 By

Pubblichiamo il comunicato del consigliere provinciale del gruppo Consiglieri e sindaci per l’Autonomia, Ivan Minella:

 

Alla vigilia dell’incontro a Roma tra la presidente della Provincia di Belluno e gli esponenti del Governo sul caso Veneto Strade, il consigliere provinciale Ivan Minella appoggia la richiesta avanzata dal Sindaco di Cesiomaggiore Balen e mette sul tavolo tre proposte per garantire la continuità all’ente che gestisce le strade bellunesi, ma anche alle attività di Palazzo Piloni: “Non è sufficiente andare a Roma e chiedere il denaro che serve per continuare il lavoro di Veneto Strade. – spiega il rappresentante di Consiglieri e sindaci per l’autonomia – Sarebbe la solita elemosina, e nel 2018 ci ritroveremmo di fronte al medesimo problema”.
“La Provincia di Belluno deve sedersi al tavolo e alzare la posta in gioco, se si vogliono ottenere garanzie per la sopravvivenza”, continua Minella, che spiega la sua proposta: “Il problema principale è rappresentato dalle risorse: i bellunesi versano allo Stato ogni anno 630 milioni d’Irpef e 400 milioni d’IVA, senza contare il resto delle imposte e delle tasse. Il residuo fiscale annuoi è di circa 800 milioni di euro; bene, ne venga assegnato come finanziamento permanente alla Provincia di Belluno il 20%. Parliamo di quasi 160 milioni di euro, che consentirebbero di chiudere positivamente la partita di Veneto Strade e di accogliere senza problemi le deleghe trasferite dalla Regione”.
“Questa proposta non va bene? Allora che tornino di attualità le parole pronunciate dall’allora premier Enrico Letta a Longarone in occasione del 50esimo anniversario del Vajont, quando disse che questa terra ha bisogno di autonomia: Belluno diventi la terza provincia della Regione Trentino-Alto Adige e le venga conferito quello status autonomo che le consentirebbe di gestire risorse e competenze. Ultima alternativa, il passaggio al Friuli Venezia Giulia, sempre con l’attribuzione di autonomia, fondi e competenze”.
“Il Bellunese ha dato e continua a dare molto, troppo, allo Stato centrale; – conclude Minella – non è possibile continuare ad elemosinare quanto serve per garantire un livello minimo di servizi. I sindaci sul caso Veneto Strade hanno finalmente alzato tutti insieme la testa, è ora che alla montagna venga restituita la dignità che merita”.

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“AVVIATA LA CESSIONE DELLE STRADE A ANAS. I BELLUNESI AL GOVERNO SI DIMETTANO”

30 gennaio 2017 By

Pubblichiamo il comunicato stampa del consigliere provinciale Ivan Minella – Consiglieri e Sindaci per l’Autonomia:

 

“Quando salirono a Belluno, il ministro Graziano Delrio e il sottosegretario Gianclaudio Bressa assicurarono che la provincia dei sindaci non avrebbe causato problemi ai bellunesi e ai primi cittadini, una litania ripetuta negli anni dall’onorevole Roger De Menech. Ora non ci sono nemmeno i soldi per garantire la sicurezza sulle strade, e la loro gestione deve essere ceduta per garantirne la sopravvivenza.  Il progetto della provincia di secondo livello è fallito, e chi lo ha sostenuto deve assumersi le sue colpe: per questo, chiedo ai bellunesi in maggioranza di governo a Roma che vengano riportati ai livelli pre-tagli i finanziamenti statali e che venga stoppata la cessione ad Anas delle strade; altrimenti, è giunta l’ora che si dimettano”. Ivan Minella, consigliere provinciale del gruppo Consiglieri e Sindaci per l’autonomia, attacca i rappresentanti bellunesi a Roma, a quanto pare la presidente Larese Filon ha inviato la documentazione del caso ad Anas e un “inventario” del materiale acquistato da Veneto Strade negli anni: “La Provincia di Belluno ha già quindi avviato il passaggio di consegne delle strade da Veneto Strade a Anas, questo è l’ennesimo sintomo di un sistema che non funziona e di un Governo che non segue le necessità dei territori di montagna”.

 

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