la Provincia di Belluno ricorre al Quirinale contro la bocciatura del referendum per Belluno Autonoma

5 agosto 2011 By

Ringraziamo la Provincia per la decisione presa, una scelta che rimarca la nostra volontà. Qui è in gioco il futuro del territorio e in un prossimo quadro istituzionale, che vedrà una rivoluzione nell’assetto delle autonomie locali, intendiamo dimostrarci pronti a far valere le nostre ragioni. Continueremo la nostra battaglia, di certo non è una sentenza a fermarci: in fondo, non chiediamo altro che l’uguaglianza di tutti i cittadini italiani dinanzi allo Stato, un diritto che deve essere garantito.

 

Autonomia negata ricorso al Quirinale. Via libera della giunta provinciale al ricorso al capo dello Stato sul bocciato referendum per entrare in Trentino Alto Adige (Gazzettino)

Semaforo verde dalla giunta provinciale a proseguire l’iter referendario per traghettare l’intera provincia di Belluno dal Veneto al Trentino Alto Adige. Con una delibera, approvata ieri mattina, l’organo di governo di Palazzo Piloni ha dato il via libera al ricorso contro la sentenza della Corte di Cassazione che, a fine marzo scorso, aveva bocciato l’iniziativa referendaria. La giunta ha deliberato di affidare l’incarico all’avvocato Giuliano Rizzardi di Brescia, professionista che ha già seguito altre tematiche simili, «per la predisposizione e promozione del ricorso straordinario al Capo dello Stato».

Raffreddati i sogni di autonomia con la decisione della Cassazione, la Conferenza dei capigruppo del consiglio provinciale aveva inizialmente scelto di non tentare altre strade. Ieri il dietrofront. Sarà ora il Capo dello Stato a pronunciarsi sulla volontà dei bellunesi di lasciare il Veneto, nata dalla raccolta di circa 18 mila firme e dalla decisione del consiglio provinciale che l’11 gennaio scorso si era espresso a favore dell’avvio dell’iter referendario. Il termine di presentazione del ricorso scade il 9 agosto. Da qui ci vorranno 60 giorni per completare la pratica. Prima di arrivare al pronunciamento del Quirinale passeranno, però, diversi mesi.

In caso di bocciatura, il Comitato Belluno Autonoma Dolomiti Regione non intende demordere pronto a giocare la carta del ricorso alla Corte di giustizia europea «in quanto – spiega Moreno Broccon – viene violato il diritto di autodeterminazione previsto dall’articolo 132 della Costituzione che vale per tutti gli italiani, ma non per la provincia di Belluno», l’unica a non poter cambiare Regione perché incuneata tra due Regioni a Statuto speciale e due Province, Trento e Bolzano, la cui autonomia è stata “blindata” dall’articolo 116 della carta costituzionale.

Referendum, parte il ricorso. Nonostante il no della Corte di Cassazione non si ferma l’iniziativa di Palazzo Piloni (Corriere delle Alpi)

La Giunta provinciale di Belluno, nel corso della seduta di questa mattina, ha deciso di ricorrere contro la sentenza della Corte di Cassazione che aveva bocciato l’iniziativa referendaria per il passaggio del territorio della provincia di Belluno dal Veneto al Trentino-Alto Adige. “Non faremo altro che dare seguito alla volontà espressa dalla nostra comunità – ha commentato il presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin -. L’articolo 132 della nostra Carta costituzionale sancisce il diritto del popolo bellunese a questo referendum”.

“La nostra istanza prevedeva due fasi: la prima con la consultazione popolare, la seconda (nel caso di esito positivo del referendum) con il passaggio della legge in Parlamento – ha aggiunto -. La sentenza della Corte di Cassazione, lo scorso aprile, ha dato una risposta unica alle due richieste, bocciando la domanda. Ora ci appelleremo al Capo dello Stato, che è già a conoscenza della situazione economica in cui versa la nostra realtà, visto che io stesso lo ho informato con una missiva a cui lo stesso presidente Napolitano ha già dato riscontro”.

La decisione di Palazzo Piloni è stata favorevolmente accolta dal Comitato per il Referendum, presente oggi in sede: “Ringraziamo la Provincia per la decisione presa, una scelta che rimarca la nostra volontà – ha commentato il portavoce del gruppo, Moreno Broccon -. Qui è in gioco il futuro del territorio e in un prossimo quadro istituzionale, che vedrà una rivoluzione nell’assetto delle autonomie locali, intendiamo dimostrarci pronti a far valere le nostre ragioni. Continueremo la nostra battaglia, di certo non è una sentenza a fermarci: in fondo, non chiediamo altro che l’uguaglianza di tutti i cittadini italiani dinanzi allo Stato, un diritto che deve essere garantito”.

Collegamento al servizio video di Antenna 3, “Autonomia, ricorso al Capo dello Stato”

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Conferenza stampa del Comitato Belluno Autonoma a seguito della bocciatura del referendum da parte della Cassazione

15 aprile 2011 By

Eccoci qui.

Speravamo di gioire qui per il raggiungimento del nostro quarto obiettivo impossibile. Invece la suprema Corte di Cassazione ha giudicato illegittima la nostra richiesta di referendum. Noi non possiamo che accogliere la sentenza e rispettarla, anche se non condividerla appieno. Sul serio, la rispettiamo. Essa ci indica comunque la via maestra e scambia i tempi dei due adempimenti. Avevamo ben chiaro che ci sarebbe voluta una legge costituzionale. Noi ritenevamo, come le stesso Consiglio provinciale, e sentiti i rispettivi avvocati costituzionalisti, che la strada fosse possibile e praticabile, seppur difficile. Del resto lo stesso articolato della Costituzione italiana recita in particolare:

  • Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
  • Art. 5 La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
  • Art. 132 …… Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un’altra.

Tutto vero, purché non si tocchi l’art. 116 della Costituzione che riconosce la particolare autonomia di Trento e Bolzano. Ma la Costituzione, la stessa Corte di Cassazione lo riconosce, non è immodificabile. Lo stesso referendum dei comuni bellunesi mette in discussione i confini delle province di Trento e Bolzano, oltre che della regione stessa, e quindi i rispettivi Statuti ed accordi internazionali.

I principi costituzionali vengono spesso disattesi; basti pensare che le province di Trento e Bolzano, hanno recentemente, con un colpo di mano istituzionale, ottenuto rispettivamente 1200 e 750 milioni di Euro, (pari a trent’anni di bilancio dell’ente provincia di Belluno) e la competenza gestionale sull’ex parco nazionale dello Stelvio in cambio di tre voti in Parlamento. Nel frattempo la Provincia di Belluno vede ridotto il proprio bilancio, già a dieta, di altri 10 milioni di euro, taglio che è uno fra i più consistenti nelle 103 province italiane. La cosa che ci dà grande soddisfazione è sapere che così si toglie ai poveri per dare ai ricchi, i quali una volta incassate le cifre milionarie sono ben disponibili ad investirne 40 a testa nei comuni di confine bellunesi. E fanno anche la figura dei vicini generosi e magnanimi. Del resto ognuno sa che tra carnefice e vittima ben ci s’intende.

La Corte di Cassazione, invece, ritiene che un referendum popolare, con il quale si manifesta una piccola parte del potere nelle democrazie, regolato entro le istituzioni, debba avere poi un percorso praticabile entro le istituzioni a legislazione vigente, per dare attuazione alle aspettative dei cittadini. Come dare torto alla Suprema Corte? Ha le sue ragioni, ma così facendo ci toglie anche l’opportunità di esprimere una volontà popolare.

Spetta al Parlamento, com’è sarebbe giusto che sia, togliere questo ostacolo all’attuazione dell’art.132 della Costituzione. Spetta al Parlamento perché è stato il Parlamento a combinare questo pasticcio tra articoli 116 e 132 che, di fatto e di diritto, e certo non per responsabilità della Corte di Cassazione, bloccano l’esercizio di un potere preminente com’è quello di esprimere con il voto i bisogni e le aspettative dei bellunesi. La Corte inverte l’ordine dei fattori ma il nodo è sempre lo stesso. Prima o dopo la questione della iniquità e della subalternità dei popoli della montagna non autonoma dovrà essere affrontato da una classe politica che pensa a tutt’altro, poiché non è scelta dal popolo elettore ma dalle segreterie di partiti che ne piegano il volere ad altri interessi.

Bando alle polemiche, come suggerito dalla Corte di Cassazione stessa, ora l’iniziativa è nelle mani dei partiti e dei parlamentari bellunesi e veneti. Se vogliono ci sono già due bozze (Vaccari e Bressa) di legge costituzionale che pongono, in modo diverso, la questione dell’autonomia bellunese. Ebbene, a questo punto proponiamo:

  1. Siamo disposti a sederci intorno ad un tavolo con le forze politiche, per discutere e definire una proposta di legge costituzionale unica ed adeguata per un Autonomia vera, nella quale si trasferiscano potestà legislativa e autonomia finanziaria alla Provincia di Belluno. La si proponga alle segreterie dei partiti nazionali e la si approvi in tempi congrui. Ma non si spacci per legge dell’autonomia il semplice trasferimento di competenze su alcune materie dell’amministrazione pubblica. Questo può essere fatto in trenta giorni in Consiglio Regionale Veneto, che ne ha già tutte le competenze con l’attuale Statuto regionale, e può cedere alle Provincie tutte quelle che vuole, ma non basta. La palla è adesso alla politica locale e nazionale. Questo è il significato della sentenza della Suprema Corte. I Consiglieri e il Presidente del Consiglio con il Presidente della Provincia hanno dato dimostrazione di coerenza e di unità d’intenti sul referendum. S’imponga questo modello al processo di approvazione della legge costituzionale per la definizione della Provincia autonoma di Belluno. Se si sfugge a questo dovere, chiaramente indicato dalla Corte di Cassazione si tradiscono le indicazioni altrettanto chiare di diciotto mila cittadini elettori bellunesi. Non si dica che è impossibile. In politica tutto è possibile, soprattutto se si seguono le leggi e le indicazioni inequivocabili della Suprema Corte, unico autentico interprete della legge.

  2. Si faccia comunque un referendum consultivo provinciale per dare formalmente atto della volontà autonomista dell’intera popolazione bellunese, così come previsto dallo statuto della Provincia, collegandolo alla prima scadenza elettorale. Chi teme il costo della consultazione ricordi il contributo dello Stato al film “Barbarossa”, (epico ed inutile movie), di un milione e seicento mila euro, buttati via. Si ricordino i 1200 +750 milioni regalati al Trentino per tre voti. I bellunesi hanno espressi diciotto mila voti. Considerati meno di niente, ma non dev’essere così per voi rappresentanti politici eletti.

Vien da pensare se la Suprema Corte non ha nulla da dire su questo immondo mercato che avviene in totale spregio del secondo comma dell’art. 48 della Costituzione, ove si afferma, tra squilli di trombe, che “ Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”. Come la mettiamo se sul mercato dei voti ce ne sono alcuni che si comprano per 233 mila euro ed altri che valgono nemmeno una lira fuori corso?

Sappiamo che la legge va rispettata anche quando non è giusta, sappiamo che la giustizia è una cosa e la legge un’altra, sappiamo altresì che, nell’imperfezione delle umane cose, la legge, nonostante tutto, è quel che più s’avvicina all’idea di giustizia. Ma, che ora ci vengano a dire cose che già sapevamo prima dell’iniziativa referendaria, ampiamente previste e dichiarate fin dalle prime iniziative pubbliche, serve solo a sfuggire all’unico sostanziale fatto che la sentenza mette in chiara evidenza. La politica e i politici si occupino dei problemi dei cittadini, migliorino le leggi, e pratichino la giustizia. Non si pretende che siano giusti, ma che agiscano come se lo fossero. Poiché la giustizia sta nello sforzo quotidiano per raggiungerla, pur sapendo che è irraggiungibile.

Il cinismo che ora emerge trionfante, nelle parole di chi dice “ve l’avevamo detto che era impossibile” (ma non gli avvocati costituzionalisti interpellati anche dall’ente Provincia) è solo la manifestazione della rinuncia alla speranza, della resa di coloro che, comunque, hanno messo in salvo i loro interessi personali e non gliene importa nulla se i cittadini bellunesi sono senza prospettive di lavoro, vendono terre e boschi ad un euro a metro quadrato, vendono le loro case a chi le abita 15 giorni l’anno, sono sopraffatti da una concorrenza spietata e sleale, in ambito turistico ed agricolo, di vicini strepitosamente privilegiati. Bene, crogiolatevi pure nel caldo del cinismo di una politica senza futuro, senza progetti, senza aspirazioni, senza passione e priva d’ogni pudore.

Ciò che importa al comitato sono le comunità bellunesi e il loro destino futuro ed è per loro che l’iniziativa continua con i 2 punti proposti e, nonostante tutto, riafferma ancora una volta la propria fiducia nei bellunesi, nei loro rappresentanti politici locali, regionali e nazionali attuali e futuri. Propone loro, senza pregiudizi, di unire le forze e le intelligenze per dare una possibilità di emancipazione e di autodeterminazione alle comunità delle Dolomiti. Oggi a questa responsabilità non si può sfuggire e si deve fare tutto ciò che è necessario, trascurando differenze ideologiche, politiche e divisioni personali, per porsi al servizio delle comunità di cui siamo parte viva, per assicurare loro un futuro.

Se non ci saranno queste azioni concrete ed unitarie a cui noi crediamo per un futuro possibile della provincia dolomitica ove viviamo, aspettiamoci quella disgregazione delle comunità della provincia già iniziata con i comuni referendari ed un continuo dilagare della sfiducia nella politica, nel tentativo estremo di salvarci per singole vallate. Il tempo è ora, non domani. Più segnali, anche se spesso non visti o sottovalutati dagli stessi cittadini rassegnati, indicano che occorre una presa di posizione forte ed unitaria ora!

Il comitato Belluno Autonoma, Dolomiti Regione non si sente sconfitto. E’ a disposizione dei bellunesi per contrastare il degrado, l’abbandono, l’inerzia, il cinismo e per coltivare la speranza e il diritto di fare tutto ciò che è necessario per garantire il diritto di vivere ai montanari delle Dolomiti. Qui siamo nati e cresciuti e intendiamo restarci, nell’ostinato e duraturo impegno per accudire un territorio difficile, ingrato e bellissimo, del quale siamo e continueremo ad essere orgogliosi custodi.

In ogni caso “Meglio un povero di condotta integra che un ricco di costumi perversi” Proverbi 19,1.

 

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Belluno Autonoma, referendum bocciato

11 aprile 2011 By

La Corte di Cassazione ha reso noto il

pronunciamento del 31 marzo scorso in cui

dichiara illegittimo il referendum per

Belluno Autonoma.

 

Il presidente della Provincia di Belluno Gianpaolo Bottacin:

« Come bellunesi ci sentiamo traditi: faccio ora appello al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, perché non è ammissibile che la nostra gente venga trattata come cittadini italiani di serie B, a cui viene negato il diritto sacrosanto di scegliere del proprio destino».

Il presidente del consiglio provinciale Stefano Ghezze:

«Sapevamo che sarebbe stato un cammino difficile . Ora i cittadini si vedono privati del diritto di auto-determinazione, un diritto a cui pare che tutti possano appellarsi, a meno che non si vada a toccare il Trentino Alto Adige. Ho già dato mandato per una convocazione urgente dei capigruppo, nella giornata di martedì, per affrontare la questione ed eventualmente i prossimi passi da compiere».

 

Scarica l’ ORDINANZA dell’UFFICIO UNICO per i REFERENDUM DEL 31.03.2011


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La Corte di Cassazione deciderà sul referendum provinciale il prossimo 31 marzo

10 marzo 2011 By

Dal Corriere delle Alpi:

La Corte di Cassazione deciderà sul referendum provinciale il prossimo 31 marzo. E con la stessa sentenza ha deciso che sulla proposta referendaria possano intervenire solo la Provincia di Belluno e il Comune di Lamon. Sono stati respinti invece i ricorsi di Renzo Poletti e del Comitato di Sappada contrari al referendum provinciale. La decisione è stata presa il 2 marzo, quando a Roma si è riunito l’Ufficio centrale per il referendum, presieduto da Antonino Elefante. La Corte di Cassazione si è espressa sugli interventi presentati nei propri uffici a favore e contro il referendum provinciale, in particolare sui ricorsi di Renzo Poletti e del Comitato per il ritorno di Sappada in Friuli e sull’intervento del Comune di Lamon. Poletti ha presentato il ricorso ad opponendum, in qualità di delegato effettivo del Comune di Lamon in occasione del referendum comunale del 2005 e come presidente del Comitato «Lamon in Trentino». La Corte lo ha respinto dichiarandolo inammissibile perchè la funzione di delegato del Comune di Lamon si era esaurita con la presentazione della proposta nel 2005, «senza alcuna sopravvivenza nelle fasi successive dell’iter referendario»[leggi tutto]

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la Cassazione rinvia al 2 marzo la valutazione di ammissibilità del referendum per Belluno Autonoma

15 febbraio 2011 By

La Provincia di Belluno ci ha dato comunicazione che la Corte di Cassazione ha fissato per il prossimo due marzo una seconda convocazione (oggi c’è stata la prima) durante la quale verrà rilasciato il parere sulla legittimità del quesito referendario che prevede il passaggio del territorio della provincia di Belluno dal Veneto al Trentino-Alto Adige.

A tutti i Bellunesi quindi, appuntamento al 2 marzo.

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