Referendum sull’autonomia: «Arrivati a questo punto per colpa del Governo»

20 luglio 2017 By

«De Menech smetta di addossare tutte le responsabilità sulla Regione e riconosca le gravi colpe del suo governo»: il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti risponde così alle considerazioni dell’ex segretario regionale del Partito Democratico sul referendum provinciale per l’autonomia.
«Si può lavorare e fare ancora molto sull’attuazione della legge 25, – affermano dal movimento – ma è indubbio che la situazione di gravissima crisi che l’ente Provincia sta attraversando va addossata alle politiche degli ultimi anni di governo».
Lungo, per il Bard, l’elenco delle colpe dei governi Letta-Renzi-Gentiloni: «Partiamo dal taglio dei trasferimenti statali; – spiegano dal consiglio federale – praticamente azzerati, così come azzerata è stata la democrazia, con la legge Delrio, palesemente incostituzionale e purtuttavia oggi ancora in vigore. Non dimentichiamoci le promesse fatte sul finanziamento al decreto enti locali e sui soldi per Veneto Strade, finora rimaste insoddisfatte. Chiudiamo con un tasto dolente, per il nostro movimento e i bellunesi tutti: sono passati oltre due anni dalla firma dell’accordo per il ripristino dell’elettività della Provincia di Belluno, e i rappresentanti bellunesi in maggioranza non hanno fatto nulla per portare in discussione l’argomento».
«Siamo arrivati a questo punto per colpa delle politiche conservatrici e centraliste di questo governo; è ora di voltare pagina, di chiudere un tristissimo capitolo nella storia italiana che ha visto gli enti locali trasformarsi in semplici uffici burocratici, senza capacità economiche e dignità politica», affermano dal Bard, concludendo: «Vorremmo infine ricordare all’ex segretario regionale PD che il referendum provinciale sull’autonomia è stato votato all’unanimità da 44 sindaci di ogni estrazione politica: se De Menech e il suo partito vogliono mettere il cappello su un’iniziativa autonomistica per questa provincia, è il caso che cambino bersaglio e tirino fuori dal cassetto nel quale è stato dimenticato l’accordo dell’aprile 2015».

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“MORTE DI SERGIO REOLON, ONORE A UN VERO COMBATTENTE”

26 gennaio 2017 By

“Onore a un combattente vero”: così Alessandra Buzzo, presidente del movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti, ricorda Sergio Reolon, scomparso questa mattina dopo una lunga malattia.
“Reolon ha segnato la vita politica del Bellunese degli ultimi 30 anni, lottando fino all’ultimo; – ricordano dal movimento – una vita fatta di lotte per il territorio, dalle questioni del lavoro come l’ACC alla firma con l’allora presidente della regione Galan per l’autonomia bellunese, fino alla battaglia per il demanio idrico, senza tralasciare il suo impegno in consiglio regionale. Non dimentichiamo i contrasti avuti con lui, soprattutto durante le elezioni regionali del 2015, ma questo è il momento del dolore e della riflessione”.
Tutto il movimento e i suoi associati si stringono intorno alla famiglia per questa perdita.

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GIOVANI D’EUROPA A COURMAYEUR: “UN ONORE E UN’OCCASIONE UNICA”

29 settembre 2016 By

“E’ stato un onore essere ospiti della Jeunesse Valdotaine, movimento giovanile dell’Union Valdotaine, in occasione della celebrazione dei suoi settant’anni. Un movimento che è per noi uno dei punti di riferimento nella difesa delle minoranze e dell’autonomia dei popoli che abitano le Alpi. E’ stata una straordinaria occasione, sia umana che politica, di confronto con altri movimenti e persone con cui condividiamo molte problematiche, ma anche una visione nuova di Europa dei popoli”. Con queste parole Claudia Soppelsa, Alex Pra e Filippo De Monte – i tre giovani rappresentanti del movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti – riassumono l’incontro che li ha visti tra i protagonisti lo scorso sabato 24 settembre a Courmayeur, in occasione dei 70 anni della sezione giovanile dell’Union Valdotaine e dell’incontro internazionale giovanile delle minoranze d’Europa.
“Questi momenti di scambio, rafforzamento reciproco e amicizia sono importantissimi in un Europa sempre più ostile alle autonomie locali”, spiegano i tre ragazzi.

Intervento Claudia Soppelsa

Sul palco della manifestazione è intervenuta anche Claudia Soppelsa, consigliere dell’assemblea di vallata agordina del Bard: “Siamo riusciti a raccontare a centinaia di giovani arrivati da tutta l’Europa il territorio bellunese e le sue problematiche, ben chiare ai nostri vicini, ma non così note a chi abita dall’altro lato dell’arco alpino”.
“Conoscere le decine di persone che militano, operano e si riconoscono nella Jeunesse Valdotaine – concludono i tre ragazzi – ci ha fatto anche capire l’importanza dei movimenti giovanili di questi partiti territoriali, una vera e propria scuola dove crescono le future generazioni di politici del territorio. Un esempio che purtroppo da noi ancora manca”.

Gruppo Bard Courmayeur tagliato

Photo credit: Andrea Vallet

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“REGIONE DOLOMITI, BELLUNO COME AOSTA”

15 agosto 2016 By

manifestazione cortina ferragosto

“Se la politica non è in grado di mantenere le promesse, si costituisca la Regione ordinaria Dolomiti con la sola Belluno, così ci potranno essere risorse e leggi specifiche per il territorio”: questa la proposta arrivata dal movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti durante la manifestazione di domenica in Corso Italia a Cortina.
Tutti i membri del consiglio federale, armati di cartelli con i volti e le dichiarazioni dei rappresentanti locali e nazionali del Governo, sono scesi nel cuore della Regina delle Dolomiti: uniti da un cordone giallo-blu, dietro lo striscione “Non prendeteci in giro. Belluno autonoma subito”, hanno percorso più volte il cuore della località ampezzana. Obbiettivo, far “gettare la maschera” a chi, negli anni, ha promesso autonomia e elettività al Bellunese: dall’ex premier Enrico Letta ai ministri Boschi e Delrio, fino ai bellunesi De Menech e Bressa.
“Ho scelto io stessa di sfilare con la foto del sottosegretario Bressa – spiega Alessandra Buzzo, presidente Bard – per ricordare a tutti che stiamo ancora aspettando una risposta alla lettera aperta che gli ho inviato pochi giorni dopo la mia elezione a presidente, poco più di un mese fa. Il movimento e i bellunesi hanno diritto di sapere se c’è la volontà e la possibilità di mantenere fede alla parola data. Se non è possibile, lo si dica; ne prenderemo atto e ognuno farà le proprie valutazioni”.
Il corteo autonomista ha sfilato lungo Corso Italia tra la curiosità e l’interesse di residenti e turisti: in molti si sono avvicinati per chiedere informazioni e esprimere sostegno; rare, invece, le critiche.
“Abbiamo raccolto le simpatie di tanti, – commenta il vicepresidente Andrea Bona – e stiamo pensando di riproporre questa manifestazione anche in piazza Walther, a Bolzano, per chiedere anche ai nostri cugini trentini e altoatesini il rispetto dei patti sottoscritti più di un anno fa”.
Da qui la proposta: “L’obbiettivo è sempre la Regione Dolomiti: Trento e Bolzano non vogliono farla con noi? Bene, facciamola da soli: istituire una regione ordinaria non comporta concedere ulteriori statuti di autonomia; c’è un limite legislativo di almeno un milione di abitanti, ma esistono già eccezioni, come la Val d’Aosta – 130mila – o il Molise – 330mila. Non potrà essere un problema per un territorio interamente montano confinante con stato estero, riconosciuto per questo specifico dal Governo nazionale: si faccia la Regione Dolomiti ordinaria con i 200mila abitanti di Belluno, così potremo fare leggi adatte al territorio e gestire in modo mirato le risorse”.
“E’ una storia che si trascina da troppo tempo, non solo dalle elezioni regionali e dall’accordo elettorale tra Governo e Bard. – conclude Alessandra Buzzo – Chi si assume un impegno, deve portarlo a termine, oppure dichiarare l’impossibilità di ottenere risultati, ma solo dopo aver provato in tutti i modi a raggiungere l’obbiettivo”.
Ma non finisce qua: la mobilitazione si è spostata dalla strada alla piazza, quella virtuale. Al termine della manifestazione, sul canale Youtube del Bard e sulla pagina Facebook è stato caricato un filmato che ripercorre quanto accaduto negli ultimi anni, con le dichiarazioni pubbliche dei rappresentanti politici e i loro impegni per l’autonomia e la specificità del Bellunese.

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COMELICO ZONA FRANCA, “PROPOSTA DA NON SOTTOVALUTARE”

6 maggio 2016 By

“L’istituzione di una zona franca in Comelico è una proposta da non sottovalutare, senza però dimenticare che servono soluzioni per tutta la provincia”. Il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti accoglie con interesse la proposta, partita da due commercianti comeliani e arrivata fino ai tavoli regionali.
“E’ un progetto che potrebbe aiutare la ripartenza dell’economia di quei territori; – spiegano dal movimento – se ne era già parlato durante la scorsa legislatura, ma non se ne fece nulla. Ora, invece, pare che le cose si stiano muovendo, e anche in fretta, e speriamo che si possa portare a casa il risultato il prima possibile, adeguando il provvedimento alle stringenti normative europee”.
“Lo abbiamo sempre detto: appoggiamo qualsiasi tipo di proposta concreta che possa aiutare le nostre popolazioni, soprattutto quelle delle terre alte, senza guardare al colore politico. – ricordano dal Bard – In questo caso, poi, la proposta viene direttamente dal territorio, dagli imprenditori, e non possiamo che essere felici del fatto che ci sia ancora qualcuno disposto ad impegnarsi e a lottare per il suo paese, per la sua terra”.
“Ma attenzione: – concludono dal movimento – questa è solo una piccola goccia nel mare dei bisogni della montagna. Servono anche progetti di più ampio respiro, che possano aiutare l’intero territorio provinciale; una autonomia, una specialità, che garantiscano a tutte le aree del Bellunese opportunità di rilancio e di crescita. La zona franca del Comelico può essere un primo passo, ma non potrà rimanere un caso isolato; una strada possibile? Trattenere sul territorio il residuo fiscale: per Belluno, si parla di una cifra di circa 800 milioni di euro all’anno. Se la Regione Veneto vuole avviare un percorso verso l’autonomia modello Trento e Bolzano, come dichiarato dal Presidente Luca Zaia, allora questo deve essere il primo punto in discussione nel confronto con lo Stato”.

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