18 Feb 2012

L’articolo del Corriere delle Alpi in cui si riporta la recente iniziativa del BARD che ha lanciato un appello ai presidenti della Repubblica e del Consiglio sulla condizione della provincia di Belluno.

Il Bard scrive a Napolitano e Monti

«Non vogliamo essere governati dalla pianura che non ha mai capito le nostre problematiche»

BELLUNO

Il Movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti ha inviato una lettera sul destino delle Province al Presidente della Repubblica Napolitano, al presidente del consiglio Monti e anche al governatore del Veneto Zaia.

«In Parlamento su indicazione del Governo si sta discutendo della riforma istituzionale con indirizzo di razionalizzare e semplificare gli Enti locali. In questo contesto si è deciso di eliminare le Province come organismo elettivo con eccezione delle Province di Trento e di Bolzano, perché godono dello status speciale. Noi Bellunesi non riusciamo a rassegnarci a questo ingiusto trattamento: dal dopoguerra abbiamo continuamente chiesto e lottato per non essere governati dalla pianura veneta, che non ha mai capito e mai capirà le nostre problematiche. I risultati di oltre cinquanta anni di questo modo di governare sono evidenti a tutti: paesi che muoiono per spopolamento, indice di anzianità altissimo e i giovani che se ne vanno; chi resta ha dentro di se un sentimento di rassegnazione e rabbia che si è manifestato con i referendum di molti comuni per andarsene dal Veneto, con percentuali quasi del 100 per cento di voti favorevoli».

E’ il grido di allarme del Bard: «Il Bellunese è una terra che sta morendo, anche tra l’indifferenza dei vicini, che invece, anno dopo anno, crescono come popolazione ed attività socio-economiche. Per questa ragione, facciamo un appello affinché nella riforma che state costruendo, il territorio della provincia di Belluno sia inserito in una Regione alpina nella quale ci si parli con la stessa lingua, si affrontino gli stessi problemi e dove si possa continuare a vivere».

Aggiunge il Bard: «Noi non vi chiediamo di essere speciali, vi chiediamo di poter restare a vivere sulle nostre montagne, vi chiediamo di poter guardare al futuro con fiducia e siamo sicuri che questo sarà possibile solo se saremmo governati da chi vive gli stessi nostri problemi, cioè in montagna e non da chi vive in una grande area metropolitana di pianura, come è il Veneto. Confidiamo che questo appello venga considerato: è una richiesta di giustizia. Non è più possibile accettare queste continue ingiustizie, che ci umiliano e che fanno morire in noi la speranza di un futuro».

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