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di Silvano Martini

La parola “baratro” ricorre ad ogni pié sospinto nel linguaggio politico e giornalistico degli ultimi mesi. Ogni volta che si deve giustificare un provvedimento del governo, il più delle volte per aumentare le imposte o il costo dei servizi pubblici, salta fuori il pericolo di finire nel baratro e agitare, insieme al batatro, lo spettro della Grecia, giustifica qualunque provvedimento.

Oggi, domenica 29 aprile, leggo sui quotidiani che la BCE, la banca centrale europea, consiglia al governo la chiusura delle province come fosse la soluzione che da sola è in grado di sistemare i conti del paese.

Come movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti ci stiamo battendo perchè la Provincia di Belluno diventi un territorio autonomo come il Sud Tirolo e Il Trentino.

Voglio dire con chiarezza che le province sono diventate il capro espiatorio per coprire l’incapacità del governo di tagliare, da subito, laddove la spesa è enorme e inutile ed è del tutto evidente che non si possono fare importanti modifiche all’architettura istituzionale pasticciando come si sta facendo al solo scopo di buttare fumo negli occhi dei cittadini per nascondere la voragine della spesa pubblica che va affrontata una volta per tutte con serietà e senza timore di tagli drastici ai privilegi, a cominciare ovviamente da quelli della politica.

Chiudere le province si può e in molti casi si deve ma si deve anche tener conto delle autonomie locali e delle peculiarità di un territorio, come il nostro, che attende da 50 anni l’autogoverno. Proprio ora che lo statuto veneto assegna alla provincia di Belluno molte competenze rischiamo di veder sparire o depotenziare l’Ente Territoriale che tiene assieme il bellunese. Non dobbiamo permettere che ciò avvenga.

Ieri abbiamo presentato a Belluno, nella sede della provincia, un ricorso contro la soppressione delle elezioni provinciali. Togliere ai cittadini il diritto costituzionale al voto e impedire loro di eleggere i propri rappresentanti in libere elezioni è un atto di estrema gravitá e apre le porte a una involuzione di stampo fascista della politica italiana ad opera di un governo che risponde a centri di potere che hanno interesse diretto alla cancellazione degli enti intermedi per ragioni economiche. Ci sono migliaia di società di servizi da collocare e sono già pronti gli amici degli amici.

Il territorio autonomo delle Dolomiti Bellunesi, come mi piacerebbe si chiamasse, deve conquistare l’autonomia e deve riprendersi le risorse RUBATE dalla pianura e dall’ENEL, da decenni, ai cittadini delle terre alte. Acqua ed Energia sono il nostro pane. Speriamo non ci tocchi dare l’assalto ai forni….

Se noi permetteremo, senza reagire, che quote via via crescenti di democrazia vengano sottratti ai cittadini, concentrando come si sta facendo, il potere nelle mani di pochi, saremo correponsabili della deriva oligopolista che ha preso il via dopo il crollo dei partiti. Proprio i partiti stanno avvallando, nel tentativo disperato di perpetuare il tempo dei loro privilegi, la politica di un governo che è la mano lunga dello stesso sistema finanziario a cui si devono i mali di cui siamo afflitti. È quasi incredibile da dire ma abbiamo messo le faine a controllare le galline mentre le volpi che hanno banchettato per decenni collaborano compiacenti.

Noi cittadini dobbiamo assolutamente prendere il controllo del nostro territorio prima che sia troppo tardi e prima che esso diventi terra bruciata, luogo senza lavoro, ricchezza e sviluppo. Questo è quello che vorrebbero quanti, nella bassa, non aspettano altro che finire di comprare quel poco che rimane in mani bellunesi continuando con la poltica colonialista e rapace che ha prodotto il disastro del Vajont.

In tutta questa faccenda i nostri rappresentanti politici, eletti al parlamento e al Consiglio Regionale, oltre a incassare i loro lauti stipendi, pare siano più preoccupati a non disturbare il manovratore che a difendere gli interessi della Provincia di Belluno.

Il BARD si è assunto l’onere di battersi contro il governo per ridare ai cittadini la possibilità di eleggere i propri rappresentanti. Lo ha fatto mettendoci impegno e convincendo anche i partiti ad aderire. Il BARD non è nato per dividere ma per unire e chiede aiuto a tutti. Ai cittadini, alle forze sociali, alle associazioni di categoria, anche ai partiti (che devono ripulirsi e rinnovarsi). A tutti chiediamo di partecipare alla costruzione di un progetto politico che raccoglie un’istanza, l’autonomia, presente nel territorio da decenni.

Il nostro territorio merita l’autonomia ma non potremo ottenerla se andremo alla guerra in ordine sparso.

Venite con noi! Non ci interessa per chi votate o come la pensate polticamente. Quello che conta è condividere l’idea autonomista!

Proveranno a diverderci e raccontare bugie sulla impossibilità di amministrare il Bellunese per mancanza di risorse. Non credetegli perchè sono gli stessi che RUBANO dal nostro territorio più di un miliardo di euro all’anno.

Possiamo fare del territorio delle Dolomiti una piccola Svizzera, perchè le risorse ed i soldi ci sono e dobbiamo solo riprendercele. Se saremo uniti nessuno potrà fermarci.

Le Dolomiti sono la nostra terra madre e per essa dobbiamo combattere. L’alternativa alla battaglia autonomista è la resa senza condizioni. Non ce la possiamo permettere.

Venite con noi: insieme ce la faremo!

 


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