7 Maggio 2012

di Tomaso Pettazzi

La presentazione del ricorso promosso dal Movimento BARD e sottoscritto da 19 Bellunesi di buona volontà è avvenuta nella sede della Provincia di Belluno, attualmente commissariata, in sala degli Affreschi, nel nucleo originario di Palazzo Piloni.

Questo prende il nome dalla famiglia Piloni, la cui presenza è attestata documentalmente fin dall’età longobarda. Schieratasi coi Caminesi, venne ostracizzata all’inizio del Trecento con la loro caduta e dovette fuggire in Cadore, da dove rientrò nella seconda metà del ‘400 con l’appoggio di Venezia. Ottenne la riammissione al Maggior Consiglio nel 1506, con Odorico, padre dello storico Giorgio, che scrisse una voluminosa “Historia …con minuto ragguaglio, [di] tutti i successi della città di Belluno” (1607).

Quella sala è interessante perché decorata da Cesare Vecellio con la raffigurazione delle quattro stagioni, ambientate nel territorio bellunese. Cesare era cugino di secondo grado del più famoso Tiziano. Fu suo di discepolo negli anni giovanili, per poi seguire un percorso individuale. In alcuni casi (ad esempio nell’Arcipretale di Lentiai) operò in sinergia con Tiziano che, spinto dall’amore mai sopito per la propria terra, spesso vi faceva ritorno, portando aiuto materiale e finanziario nei tanti momenti di difficoltà, non disdegnando di dipingere, soprattutto nelle chiese del Cadore.

Tornando agli affreschi, interessante è la raffigurazione dell’inverno, ove si descrive nei particolari una giornata di festa dei padroni di casa, con in tavola i prodotti locali (si riconosce un pollo, ruspante sicuramente), una coppa di vino ed altre delizie, la cacciagione di piuma appesa alle pareti. Anche la raffigurazione dell’autunno pone al centro dell’attenzione le fasi della vendemmia per la produzione del vino, sicuramente feltrino (prelibatezza conosciuta ed apprezzata fin dal duecento alla Corte di Vienna).

L’estate è caratterizzata dallo sfalcio dei prati nei dintorni di Trichiana, dove un nucleo della famiglia possedeva una villa fin dal XV secolo. La primavera è simboleggiata da ricchi giardini, quasi ad anticipare quelli della futura villa Piloni di Cesa di Limana, disegnati dal giardiniere di Versailles Alexandre Poiteau, venuto nel Bellunese al seguito delle truppe napoleoniche.

Quanto detto, per far comprendere quanto sia significativo il luogo in cui è avvenuta la presentazione del nostro ricorso. Quella sala, quel Palazzo, sono la quintessenza dello spirito, dell’identità Bellunese che il nostro Movimento, fondato giusto tre mesi fa, incessantemente si sforza di trasmettere alla nostra gente, perché non dimentichi mai la propria storia, fatta di privazioni, di dolore, di lutti, ma anche di personalità che hanno fatto conoscere l’ingegno Bellunese nel mondo e di persone semplici che, ovunque, sono state e sono tuttora affermazione di operosità, dedizione agli impegni presi in vista di un futuro migliore (si pensi alle schiere di emigranti che col sacrificio, anche della vita, hanno costruito il nostro benessere), testimonianza di amore per il territorio di appartenenza.

Noi vogliano che quel Palazzo torni a rappresentare tutto ciò; non sia destinato a divenire un ennesimo carrozzone per il mercimonio e lo scambio di poltrone, come è destinato ad essere, se si avverasse il disegno governativo, bensì il cuore pulsante della vita democratica del Bellunese. Bellunese inteso come unione di Comunità della montagna dolomitica, che, pur nella diversità di storia, tradizioni, folklore, si riconoscono unite, da duecento anni, nell’amore e nella strenua difesa di questa nostra terra magnifica, sottoposta agli appetiti di tanti e purtroppo dimenticata ed addirittura tradita da molti suoi figli.

Tomaso Pettazzi
Movimento BARD -Belluno Autonoma Regione Dolomiti-
29 aprile 2012

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