25 aprile 2018

Cari bellunesi, soci o simpatizzanti del Movimento autonomista BARD,

 

ho pensato di scrivere questa lettera aperta, dopo le elezioni nazionali, per provare a fare il punto e sollecitare la vostra opinione sul percorso da fare per continuare la strada verso l’autonomia della nostra terra alpina. Quello che si chiude è stato indubbiamente un periodo denso di avvenimenti, dal ogni punto di vista, ma credo che anche i prossimi mesi possano portare novità altrettanto o forse più importanti.

Nell’ottobre scorso, dopo cinque anni dall’indizione del referendum costituzionale per il passaggio della nostra Provincia alla Regione Trentino – Alto Adige, bloccato dalla corte di Cassazione, la nostra gente ha finalmente potuto esercitare il suo diritto di voto, anche se solo consultivo, sul tema dell’autonomia. Nel frattempo la Provincia ha subito tre anni di commissariamento ed è stata ridotta al rango di secondo grado, senza elezione diretta. Durante questo lungo tempo, in cui siamo stati privati del diritto democratico di eleggere i nostri rappresentanti, il nostro senso di appartenenza ad una Comunità poteva essersi disperso fino a spegnersi del tutto, ma così non è stato.

Il risultato del referendum del 22 ottobre, con il 66% dei residenti che si sono recati al voto, dimostra che esiste ancora un popolo in grado di riconoscersi in una Comunità e di chiedere la rinascita di un Ente in grado di rappresentare gli interessi delle nostre genti alpine. Nonostante questo straordinario risultato nessuna iniziativa concreta è stata ancora presa, sia dallo Stato che dalla Regione, per riconoscere autonomia e risorse alla nostra Provincia, umiliata e prostrata dall’applicazione della cosiddetta legge Delrio. Questo sciagurato provvedimento legislativo, nato per distruggere le province italiane e sopravvissuto alla bocciatura del referendum costituzionale del dicembre del 2016, è ora l’ostacolo fondamentale che impedisce anche l’ordinaria amministrazione di quanto resta del nostro Ente territoriale. L’obiettivo nell’immediato è dunque quello di ottenere la cancellazione, per quanto riguarda la Provincia di Belluno, di tutte quelle norme, contenute nella legge Delrio, che impediscono il normale funzionamento dell’amministrazione, ma questo non è evidentemente sufficiente.

Come ben sapete il referendum bellunese si è svolto nell’ambito di quello più generale sull’autonomia del Veneto che ha raggiunto, anche nella nostra provincia, il quorum del votanti. Nonostante a Roma sia stato aperto un tavolo di trattativa tra lo Stato e la Regione, non ci sono ancora notizie precise sui possibili e concreti risultati e, soprattutto, non vi è certezza sul livello di autonomia e risorse da riservare alla nostra Provincia. Come abbiamo già verificato, con la legge attuativa dello Statuto del Veneto, è molto difficile se non impossibile, per una regione ordinaria, trasferire competenze e risorse sufficienti per il governo di una Provincia alpina come la nostra. Tanto più che la Regione Veneto ha dimostrato, ormai da decenni, di non avere nessun progetto organico per lo sviluppo della Provincia di Belluno ed anche una conoscenza assai limitata della nostra realtà e delle opportunità che questa potrebbe offrire. Per questo motivo la nostra autonomia, che alla fine dovrà essere “speciale”, ossia di rango costituzionale, deve essere riconosciuta direttamente dallo Stato, con un provvedimento che regoli anche i nostri rapporti con la Regione Veneto. Sempre che questa consideri importante conservare il bellunese entro i propri confini.

L’anno che si chiude è però stato caratterizzato da un altro importante e traumatico avvenimento per la nostra Comunità, ossia dal trasferimento di Sappada dal Veneto al Friuli Venezia Giulia. Il nostro Movimento ha sempre sostenuto i referendum costituzionali ritenendoli non solo un insostituibile strumento di democrazia, ma anche una leva fondamentale per scardinare un sistema che ci imprigiona in una spirale di spopolamento e abbandono inesorabile della montagna. Ma nonostante la necessità di rispettare la volontà democratica degli abitanti di Sappada e fare di tutto per migliorare la loro vita in montagna, è innegabile che si trattato di una grave perdita per la nostra Comunità. Quanto accaduto è il frutto della politica ottusamente reazionaria condotta dal Ministero degli Affari Regionali ed in particolare del sottosegretario Gianclaudio Bressa, che si è dimostrato assolutamente incapace di programmare un nuovo futuro per la nostra terra, limitandosi a congelare l’esistente ed a distribuire le risorse (Fondi di Confine) messe a disposizione da altri (Trento e Bolzano). Ma Sappada potrebbe diventare, se sappiamo conservare e incrementare le attuali relazioni con questa Comunità e con il Friuli, un elemento importante per la costruzione di un nuovo spazio alpino con esiti che potrebbero anche diventare, in un futuro molto prossimo, una grande opportunità.

Nei primi mesi dell’anno si sono svolte anche le elezioni per il parlamento nazionale. La nostra Provincia è stata ancora una volta gravemente penalizzata, rispetto ai vicini territori di Trento e Bolzano, dalla legge elettorale che non riconosce nessuna rappresentanza alle minoranze linguistiche presenti sul nostro territorio. Dobbiamo dire con chiarezza che i ladini dei comuni ex tirolesi, del Cadore, del Comelico e dell’Agordino meritano la stessa tutela e lo stesso riconoscimento costituzionale delle minoranze presenti nelle province di Trento e Bolzano, anche dal punto di vista della rappresentanza elettorale. Nonostante questa pessima legge, abbiamo eletto al parlamento un buon numero di bellunesi, rappresentanti di tutti gli schieramenti. Vedremo adesso se le forze che hanno vinto le elezioni saranno in grado di formare un governo e di condurre il nostro Paese verso una autentica e forte riforma federalista, l’unica in grado di garantirne lo sviluppo e la rinascita nel nuovo contesto europeo.

A questo proposito dobbiamo prendere esempio, per la nostra battaglia a favore dell’autonomia, anche dal risultato delle elezioni svoltesi in Catalogna dove il fronte “indipendentista”, che ha raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi, è sostenuto da tre partiti di differente orientamento politico, ma concordi di fronte all’obiettivo da raggiungere. Anche nel nostro caso sarebbe auspicabile un’unità di intenti, tra tutte le forze politiche, per arrivare rapidamente al riconoscimento della nostra autonomia, che non significa “indipendenza”, ma responsabilità; questo è però molto difficile se si antepongono, al proprio territorio, gli interessi di una sola parte.

Nonostante tutte le difficoltà e le incertezze dell’attuale fase politica e amministrativa, è però indubbio che il nostro Movimento ha contribuito a porre, con forza e determinazione, il tema dell’autonomia di Belluno nell’agenda italiana ed anche europea. D’altro canto non è possibile accettare, senza ribellarsi, il progressivo spopolamento e l’abbandono di una terra alpina tra le più belle al mondo ed ancora in grado di produrre, per la laboriosità dei suoi abitanti, il reddito sufficiente per governarsi con autonomia e responsabilità. Per questo motivo vi chiedo di iscrivervi o di rinnovare la vostra iscrizione al Movimento BARD.

Abbiamo bisogno dell’aiuto e del sostegno di tutti i bellunesi. Con un piccolo versamento mensile potete anche aiutarci nelle nostre iniziative!

Grazie a tutti voi e Sani!

Feltre, 25 aprile 2018.

Andrea Bona
Vicepresidente del Movimento BARD.