20 Giu 2016

“Siamo un caso unico in Italia, perchè il Partito Democratico veneto vuole contrastare l’unica idea concreta di aiuto al Bellunese?” Il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti torna a spingere per la zona franca provinciale, dopo le dichiarazioni del deputato Pd Roger De Menech, che giudica “populista” la proposta.
“Le dichiarazioni di De Menech arrivano a pochi giorni da quelle, molto simili, del suo collega di partito, il sottosegretario all’economia Pier Paolo Barretta. Indubbiamente – spiegano dal movimento – le zone franche sono un retaggio del passato, quando esistevano aree interne scarsamente collegate o raggiungibili, strette tra stati o regioni con differente regime fiscale, e venivano istituite per impedire lo spopolamento e l’abbandono delle attività imprenditoriali. Ma non è proprio questo il caso dell’intera provincia di Belluno, che confina con Trento e Bolzano (che trattengono i 7/10 delle loro tasse), con il Friuli (che ne trattiene 6,5) e con l’Austria, che applica una tassazione che è la metà o forse meno di quella italiana? Quale caso più eclatante del nostro?”
“Ogni giorno dobbiamo contrastare un’insostenibile concorrenza dettata da condizioni fiscali molto più favorevoli che si traducono, come tragicamente vediamo ogni giorno, nello spopolamento di interi paesi e nell’abbandono delle attività economiche, ad iniziare da quelle turistiche. – continuano dal Bard – In questi anni, si è distrutta ogni forma di rappresentanza democratica dei bellunesi e ora non si vuole concedere nulla in cambio, nemmeno l’esenzione fiscale, a chi non più nessuna voce per difendere la propria comunità”.
“Ogni anno – concludono dal movimento – lasciamo a Roma un residuo fiscale che sfiora il miliardo di euro, senza nessuna forma di auto governo e senza che i nostri Comuni abbiano le risorse nemmeno per l’ordinaria manutenzione, con un territorio ridotto ad una boscaglia e con le (poche) strade piene di buche o costantemente a rischio chiusura per frane. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: niente tasse senza rappresentanza. Basta con questa visione politica reazionaria che cancella l’autonomia della montagna senza concedere niente in cambio. Non vogliono darci le stesse condizioni di cui godono i nostri vicini? Allora almeno ci lascino lavorare e produrre in pace nel nostro territorio, per il nostro territorio”.