25 Lug 2014

Da sempre quando il nostro movimento ha qualcosa da dire lo fa con comunicati ufficiali. I propri associati hanno libertà di esprimere il loro pensiero come ogni cittadino della Repubblica.

Sulle bollette dell’acqua di GSP, (Gestione Servizi Pubblici) vogliamo comunicare che:

  1. GSP è un patrimonio economico e politico delle comunità bellunesi. Con il suo risanamento possiamo dimostrare di essere capaci di esercitare l’autonomia politica.L’acqua usata a scopi potabili, irrigui, industriali e idroelettrici deve essere governata dalle istituzioni bellunesi;
  2. Anche i Sindaci sono un patrimonio di esperienza, di cultura politica e istituzionale. Essi sono titolari della gestione di GSP ma non tutti i Sindaci possono essere considerati i responsabili del debito della società, che ha avuto una genesi e uno sviluppo complesso e di difficile interpretazione.
  3. É evidente che sono stati commessi errori e, probabilmente, qualche abuso, ma è altrettanto evidente che gli oneri derivanti dal risanamento non possono essere pagati solo dai bellunesi. Il debito accumulato dipende anche da leggi che trattano allo stesso modo territori di pianura e di montagna dove gli investimenti sono molto più costosi;
  4. É intollerabile che l’acqua pagata cara dai bellunesi, sia ceduta a fini irrigui a cifre irrisorie, che metà dei canoni idroelettrici li incassi la Regione Veneto e che i sovra canoni, le concessioni Enel e per il micro idroelettrico non siano rinegoziate;
  5. I bellunesi possono pagare una parte del risanamento di GSP per mantenere il controllo su una risorsa strategica ma una parte del costo lo dovrà sopportare chi ha sfruttato per decenni l’acqua del territorio dolomitico senza pagarla;

Solo così sarà possibile per famiglie e imprese già in gravi difficoltà economiche contribuire al risanamento di GSP. Pensare di scaricare sui fruitori bellunesi il costo totale di questa operazione significa colpire un’economia fragile, costringere alla chiusura le imprese e, in definitiva, ridurre i ricavi di GSP e costringere la società al fallimento.
Consegnandola così nelle mani di chi, con l’acqua prodotta nel territorio bellunese, s’è arricchito e che farà pagare i debiti sempre soltanto a noi.

Questo è il nostro pensiero che abbiamo voluto, con questo scritto, condividere con Voi.