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Dal Corriere delle Alpi del 27 gennaio 2013:

di Gianni Santomaso

RIVAMONTE. «Diffidate dei tre moschettieri bellunesi e del D’Artagnan di Roma». A dirlo non è il cardinale Richelieu, ma gli esponenti del Bard che venerdì sera a Rivamonte, nell’ambito di uno degli incontri per il sì in vista dei rerefendum dei prossimi 10 e 11 febbraio, hanno lanciato un duro attacco alla politica bellunese. La riunione, svoltasi alla casa della gioventù del paese, ha visto una discreta partecipazione di pubblico (circa quaranta persone) fra cui i sindaci di Rivamonte, Valter Todesco, e di Voltago, Bruno Zanvit, e un rappresentante del comitato referendario di Rivamonte, Simone Fontanive.

Tema della serata, oltre alle ragioni del sì al passaggio al Trentino Alto Adige e alla formazione di una regione dolomitica, lo stop della Cassazione alle richieste di referendum di Voltago e Rivamonte. A spiegare ai cittadini la situazione è stato il costituzionalista dell’Università di Padova Daniele Trabucco, che ha ribadito la correttezza delle operazioni compiute dai due comuni. «Quello della Cassazione», ha spiegato Trabucco, «è un comportamento molto anomalo: si tratta di un rinvio, e non di una bocciatura, operato in dispregio della legge. Tale rinvio non è stato corredato di motivazioni, ma semplicemente di una lettera-patacca».

Trabucco ha quindi ricordato i passaggi effettuati assieme ai Comuni per avere delucidazioni: dalla telefonata in Cassazione, ai colloqui in Prefettura per cercare un contatto con il ministero dell’Interno. «Ad oggi, però», ha detto, «non sappiamo ancora niente. Se anche questa strada non dovesse portare al risultato, torneremo a inviare le due delibere distinte, sempre per ottenere il referendum cumulativo, accompagnate da una memoria che ricordi alla Cassazione la legge e la casistica precedente».

La situazione che vede operare assieme due comuni, come nel caso di Rivamonte e Voltago, è per il Bard un esempio di unità di un territorio di fronte alle questioni che riguardano la montagna bellunese. «Esiste una solidarietà fra i comitati», ha spiegato Danilo Marmolada, referente agordino del Bard, «tra Agordino e Feltrino, tra Feltrino e Cadore e tra Cadore e Agordino, ma anche all’interno delle singole vallate. Un movimento che vede protagonisti molti giovani».

Se da una parte c’è l’unione, dall’altra c’è però una rottura sempre più evidente con il mondo della politica bellunese e in particolare con i tre consiglieri regionali verso i quali gli esponenti del Bard presenti alla riunione (oltre a Marmolada c’erano anche Adolfo Bortoluzzi e Tommaso Petazzi) hanno usato parole dure. «Diffidate», ha detto Marmolada riferendosi alle accuse di secessionismo, «di quei politici bellunesi lontani dalle problematiche dello stesso territorio in cui hanno preso i voti. Noi non spacchiamo la provincia». Petazzi ha quindi rincarato la dose: «Guardatevi bene da quelle vipere che bestemmiano definendo “schizofrenici” i nostri giovani: sono i tre moschettieri (con chiaro riferimento a Bond, Reolon e Toscani, ndr) e il D’Artagnan di Roma ovvero Gian Candido De Martin».

Pur consapevoli che il ruolo dei tre consiglieri regionali non è facile, il Bard chiede loro di stare con il territorio e non contro. «Capisco tutto», ha detto Marmolada, «ma in questa fase storica devono stare con il territorio e non attaccare i giovani».

Per quanto riguarda le elezioni politiche il Bard ha ribadito il proprio sostegno a qualunque schieramento che ponga con forza le problematiche del Bellunese. «Per ora», hanno detto, «c’è solo Silvano Martini (Lista Civica Monti), anche se pure Roger De Menech (Pd) ci ha sempre dato appoggio».


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