7 Agosto 2013

Il BARD è un’associazione privata che cerca di dare il proprio contributo per dare agli abitanti delle Dolomiti bellunesi un futuro di stabilità e benessere. Nel nostro agire commettiamo molti errori perché chi fa, sbaglia. Chi critica le nostre azioni e, con maggior ragione, i nostri errori, lo fa liberamente e raramente il BARD interviene polemicamente in merito alle critiche che riceve. I giornali ospitano le opinioni degli uni e degli altri e, per quanto ci riguarda, una volta che esse sono manifestate con chiarezza, spetta ai lettori farsi un autonomo giudizio.

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Che un giornale condivida, più o meno, le nostre opinioni non è, normalmente, fatto che ci riguardi. Può farci piacere un atteggiamento favorevole e può dispiacerci una critica ma ogni mezzo di comunicazione espone i fatti come crede ed esprime i giudizi che vuole. Il trafiletto che il Gazzettino ha scritto il 01 agosto, nel riferire della partecipazione del BARD alla Convenzione per il nuovo statuto della Regione Trentino Süd-Tirol  rientra in questa categoria di eventi. Però affermare che la partecipazione alla Convenzione:  “sembra uno scherzo, e invece è solo l’ultima proposta del BARD tra l’autolesionismo e “vorrei ma non posso” con lo sguardo fisso verso la Regione dolomitica”, va oltre la libertà di critica.

Chi ha scritto il pezzo (e il Direttore che ne risponde) può ritenerci dei cretini che non hanno di meglio che martellarsi gli alluci, può credere che siamo degli impotenti cronici e, se fa loro piacere, anche dei perfetti deficienti. Può considerare il nostro agire dannoso e inutile. Ma, quando scrive che la partecipazione alla convenzione è una nostra proposta, allora dimostra che non sa fare il suo mestiere di giornalista e che farebbe meglio a dedicarsi alla narrativa per bambini, inventandosi delle favole. Pensare che il BARD possa proporre alla Regione Trentino, specialmente in materia di Statuto, una qualsiasi cosa, indica un totale travisamento dei fatti.

Che non è casuale, in questo modo si fa credere al lettore che il BARD sia un’associazione di dementi che pensa di poter fare cose che appartengono al regno, del “vorrei ma non posso” e dell’autolesionismo.  Solo che sono stati ventidue consiglieri del Consiglio regionale Trentino a invitarci a partecipare ai lavori di definizione del nuovo Statuto regionale. Mentre il Consiglio regionale Veneto, al quale s’inchinano i reverenti sudditi, ha riscritto il proprio Statuto senza ascoltare alcuno e oggi, a distanza di 560 giorni, non ha ancora iniziato ad applicarlo. I trentini non ci invitano per farci un piacere ma per decisione politica maturata nel tempo. Il BARD ha colto l’occasione per il semplice motivo che, invece di insultare i nostri vicini di casa, come accade nella recente vicenda ODI, parla con loro, ne ascolta le ragioni, ne critica le rigidità, espone loro i problemi esistenti lunga la linea di un confine inesistente ma produttrice di gravi squilibri territoriali. Il frutto di questo dialogo, spesso aspro ma sempre leale, è l’invito a partecipare ai lavori della Convenzione che farà una proposta di nuovo Statuto al Consiglio Regionale eletto nell’ottobre prossimo.

L’invito l’hanno fatto a noi perché nessuna altra istituzione rappresentativa dei bellunesi ha mai intavolato una reale partnership con loro e perché oggi non c’è più alcuna istituzione eletta che rappresenti i bellunesi su alcun tavolo, né a Roma, né a Venezia, né a Trento e a Bolzano. Nonostante il lavoro dei Consiglieri regionali, dei Parlamentari e dei Sindaci oggi questo rappresentante manca. A meno non si ritenga tale il Commissario prefettizio, nominato da un Ministro degli Interni e tenuto al suo posto a dispetto della legge e delle sentenze della Corte Costituzionale.

Alle istituzioni bellunesi chiediamo di approfittare di quest’opportunità. Di partecipare a questa riflessione sulle nuove relazioni tra comunità senza confini (questo è il valore di questo invito) entro l’Unione Europea, nata per integrare e non per segregare in appartenenze amministrative napoleoniche, obsolete e divenute inutili. 

Mentre voi fate gli spiritosi acidi e polemici, i nostri vicini di casa guardano pragmaticamente al mondo che cambia in fretta e hanno compreso che solo la coesione comunitaria, la collaborazione leale e duratura tra comunità che hanno caratteri e problemi simili, potrà salvarci tutti dal declino e dalla marginalità nei nuovi equilibri globali europei. Continuate a godere di Lepanto mentre la ricchezza del mondo transita sul Pacifico.

Mentre a Trento inaugurano il Muse, Venezia sprofonda nella melma del Mose. (Diego Cason)