Nella pagina “Per coloro che sono affezionati alla veneticità …” abbiamo evidenziato un concetto di grande importanza:

L’identità la cerca solo chi l’ha perduta. L’identità la perdono le comunità deboli, in decadenza, che vivono con lo sguardo rivolto al passato, che preferiscono le nostalgie ai progetti vitali, che accettano supinamente l’estinzione e l’emarginazione, che preferiscono il calduccio della servitù alla fresca incertezza della libertà. I morti han bisogno del nome sulla lapide (la famosa identità), i vivi hanno solo il desiderio e la volontà di restare vivi. L’identità è determinata da ciò che le comunità fanno, da come costruiscono relazioni con gli altri, reagendo alle difficoltà. Le comunità che si lasciano morire senza reagire sono già morte. E l’identità con loro.

Ora, siamo oltremodo coscienti che la nostra provincia è un magnifico crogiolo di  identità che vanno ben oltre, per importanza e profondità, la supposta identità veneta che pur taluni, epidermicamente, possono pensare di avere. Facciamo appello a queste nostre profonde identità, sovente sopite ma mai perdute, affinché l’idea di una Belluno Autonoma si radichi nel profondo delle nostre coscienze e sia di sostegno alla rivendicazione di quello che appare, sempre più, come un diritto assolutamente vitale per le Nostre Genti.

Tanto più se teniamo conto che sono circa quaranta anni che la Regione Veneto legifera dimostrandosi incapace di produrre politiche agricole, commerciali, industriali, scolastiche e turistiche su misura della montagna. Non hanno mai inteso la necessità d’interventi diversi per ambienti diversi dalla padania. E non l’intenderanno nemmeno ora, visto il testo delle proposte di modifica dello Statuto regionale, nel quale non si affida ai montanari alcuna decisione autonoma.