Perché il referendum è l’unica strada possibile per l’Autonomia della Provincia di Belluno.

    1. La proposta di referendum non è rivolta contro qualcuno. Non siamo diventati nemici del Veneto, con cui avremo, sempre, rapporti di stretta amicizia e collaborazione. Questa proposta è diretta a trovare soluzione ai gravi problemi della montagna bellunese. Nulla di più, nulla di meno. Una scelta pratica, concreta, non ideologica e ostile. Il Veneto ha scelto, definitivamente, uno sviluppo urbano che emargina e distrugge le comunità delle periferie rurali e montane. E’ una scelta legittima e un fatto. Il guaio è che nel Veneto noi siamo una di queste comunità destinate a sparire. Bisogna reagire. Pacificamente, senza proclami e senza rabbia, con calma e con determinazione.

 

    1. E’ l’unica possibilità per l’intera provincia di evitare la dissoluzione come entità autonoma. In provincia di Belluno ogni anno muoiono 800 bellunesi più di quelli che nascono. Il saldo naturale (nati meno morti) è negativo dal 1990. Non ci sono più le forze per ricambiare i 110 mila attivi (ne mancheranno circa 13-15 mila entro il 2020 e senza gente che lavora non si potrà mantenere l’attuale reddito procapite  di circa 30 mila €, con il patrimonio di circa 451 mila € per famiglia, né mantenere tutte le persone inattive che diventeranno di più degli attivi. Questa evoluzione demografica ha fatto crescere l’indice di vecchiaia a 182 e gli anziani in provincia sono 1/4 dei residenti. In alcuni paesi ci sono 4 anziani per ogni ragazzo con meno di 15 anni. Alcune comunità sono già sparite come tali e i paesi sono luoghi in cui non si vive ma si sopravvive, in attesa che tutti gli abitanti delle montagne scendano a valle e le loro proprietà diventino luoghi di speculazione economica senza freno.

 

    1. Il passaggio ad una Regione interamente montana ci permetterebbe di produrre politiche economiche e sociali adeguate a territori montani e questo senza rinunciare alle nostre origini e al carattere veneto di una parte delle comunità bellunesi (altre comunità sono d’origini e caratteri diversi da quelli veneti). Per coloro che sono affezionati alla veneticità si ricordano tre cose:A. Le Venezie sono tre, il Trentino, il Veneto e il Friuli. I Trentini e i Friulani sono legati alla loro storia veneta quanto noi. Appartenere ad altra amministrazione non ha nulla a che vedere con i caratteri etnici e con stravolgimenti identitari.

      B. Di che identità parliamo? Pensatela come vi pare. Il fatto è che abbiamo bisogno di politiche attive adeguate e utili in montagna, pena lo spopolamento totale e definitivo dei due terzi della provincia. Preferite la nostalgia d’identità vere o fasulle o una vita vera e possibile delle comunità bellunesi? Volete essere mummie in un museo o vivere in un magnifico ambiente montano, dove si vive bene, meglio che in padania, se si creano le possibilità di fare quello che serve per viverci?

      C. L’identità la cerca solo chi l’ha perduta. L’identità la perdono le comunità deboli, in decadenza, che vivono con lo sguardo rivolto al passato, che preferiscono le nostalgie ai progetti vitali, che accettano supinamente l’estinzione e l’emarginazione, che preferiscono il calduccio della servitù alla fresca incertezza della libertà. I morti han bisogno del nome sulla lapide (la famosa identità), i vivi hanno solo il desiderio e la volontà di restare vivi. L’identità è determinata da ciò che le comunità fanno, da come costruiscono relazioni con gli altri, reagendo alle difficoltà. Le comunità che si lasciano morire senza reagire sono già morte. E l’identità con loro.

 

    1. E’ la migliore tra le ipotesi di trasferimento amministrativo poiché la regione Trentino Alto Adige  non esiste come ente amministrativo accentrante, essa è un mero contenitore vuoto di due province autonome alle quali non viene “annessa” Belluno, che diventerebbe, invece, la terza Provincia Autonoma, necessariamente dotata di potere legislativo poiché nella regione Trentinop Alto Adige, questo potere è delegato alle Province. Nessuna subordinazione ma autonomia nella collaborazione.

 

    1. Questa soluzione inserirebbe la provincia in un contesto di due legislazioni (di Trento e Bolzano) attente ai problemi della montagna e capaci di proporre strumenti legislativi e regolamentari differenti, con una notevole esperienza accumulata, alla quale potremmo  fare riferimento per acquisire competenze che altrimenti non avremmo a disposizione.

 

    1. Le due Province Autonome si sono già dotate di Comunità comprensoriali (otto a Bolzano e  undici a Trento) ed hanno già compreso come, nelle realtà montane, gli enti amministrativi centrali sono strumenti per le diverse Comunità di valle, alle quali delegare molte competenze amministrative provinciali. Adottare lo stesso modello darebbe una reale autonomia alle Comunità di valle, indispensabile per poter produrre politiche territoriali adeguate.

 

    1. ll modello dei comprensori, dotati d’ampie deleghe, è ciò che ci serve per  superare l’impotenza di amministrazioni comunali troppo piccole e quindi incapaci di produrre processi di reale autogoverno.

 

    1. Un referendum provinciale dà forza sufficiente per dare una risposta, pacifica e praticabile al desiderio d’autonomia, già manifestato con referendum comunali a Lamon, Sovramonte, Cortina, Colle Santa Lucia, Livinallongo e Sappada, che da un lato non hanno portato all’esito sperato e che, in caso di distacco di questi Comuni, produrrebbe la dissoluzione amministrativa della Provincia.

 

Se condividete una sola di queste motivazioni, firmate e portate tutta la vostra parentela a firmare.

Se non vi bastano queste motivazioni, pazienza, potete non firmare.

Potrete sempre celebrare l’anniversario della scomparsa delle comunità Bellunesi e potrete, con gli altri sopravvissuti, diventare orgogliosi Trevisani del nord.


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