Nei prossimi giorni il Bard incontrerà il presidente Zaia per discutere delle deleghe

6 novembre 2012 By

Dal Corriere delle Alpi del 4 novembre 2012:

«Un accordo con Zaia per applicare lo Statuto»

Nei prossimi giorni il Bard incontrerà il presidente per discutere delle deleghe Referendum, la replica a Fistarol: «Sono l’unico strumento in mano ai Comuni»

BELLUNO. Una timeline per l’applicazione dello Statuto veneto. È quanto verrà chiesto al presidente della Regione Luca Zaia quando, nei prossimi giorni, sarà nel bellunese. Ottenuto il salvataggio della Provincia di Belluno e nell’auspicio che la conversione in legge non provochi nuove rivoluzioni, il Bard è tra quanti credono nella necessità di costruire in fretta il nuovo ente Provincia.

«Ci hanno invitati e andremo volentieri», spiega il presidente del Bard Moreno Broccon. «Presenteremo a Zaia lo studio socio economico di Diego Cason e una proposta di delibera per il trasferimento delle competenze alla Provincia, così come indicato in Statuto».

Il Bard non pensa a provvedimenti clamorosi: «Sarebbe già importante se riuscissimo ad ottenere le competenze scritte in Statuto», dice ancora Broccon, «e bisogna evitare di distruggere quello che abbiamo, come sta succedendo per l’urbanistica e il turismo». L’obiettivo è quello di fissare un calendario con scadenza tra un anno, ma senza rigidità.

«Cerchiamo soprattutto di capire se c’è la volontà, da parte della Regione, di lavorare con Belluno, altrimenti dovremo cambiare strada». Il Bard, che nasce dal comitato per il referendum provinciale di distacco dal Veneto, rimane convinto della necessità di una Regione dolomitica, ma ha capito che prima viene il rafforzamento della Provincia di Belluno nell’ambito attuale, cioè il Veneto: «Bisogna andare avanti come treni, andare fino in fondo con leggi e risorse che ci permettano di restare a vive in montagna, fare impresa e costruire benessere».

Broccon ricorda infatti che: «Il decreto del governo che ha mantenuto la Provincia di Belluno è una grande occasione per noi e l’auspicio è che funzioni con orizzonti, stimoli e speranze nuove». Ma per riuscirci non basta un solo movimento e in quest’ottica la sfida di alcuni politici locali alla conquista della paternità del decreto, diventa stucchevole e incredibilmente inutile.

«La disputa non ci interessa. La verità è che adesso dovremmo essere tutti uniti, serve la partecipazione di tutti , dobbiamo dare il meglio di noi».

Infine una considerazione sulle parole del senatore Fistarol, che chiedeva di fermare i referendum secessionisti: «È vero che abbiamo bisogno di alleati», conclude Broccon, «ma noi crediamo che lo siano le comunità alpine, quelle che applicano modelli di buon governo per la montagna. I referendum sono previsti dalla Costituzione, non è colpa dei Comuni, ma di chi non ha dato alla montagna gli strumenti giusti. C’è da aprire una discussione su dove vogliamo andare, per noi è la Regione Alpina, ma chiediamo a Fistarol di portare anche le sue idee e iniziative concrete»

 

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Belluno, falò sui monti per l’autonomia. In campo anche il vescovo per difendere la provincia

16 ottobre 2012 By

Tratto da l’Adige del 16 ottobre 2012 (scarica qui il PDF):

l'adeige 16 ottobre 2012 - parte prima

l'adeige 16 ottobre 2012 - parte seconda

l'adeige 16 ottobre 2012 - parte terza

 

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«Salviamo la Provincia» i referendari ci stanno

15 ottobre 2012 By

Dal Corriere delle Alpi:

BELLUNO. Anche i comitati referendari bellunesi appoggiano il movimento a sostegno della Provincia. Lo hanno affermato l’altra sera gli stessi comitati riunitisi a Canale d’Agordo, cioè Rocca Pietore, Falcade, Canale, Taibon, Agordo, Rivamonte (questi ultimi due saranno ufficializzati nei prossimi giorni), Gosaldo, Cencenighe, Vallada, Voltago, Feltre e Cesiomaggiore.

I presenti hanno ribadito la loro intenzione a non finire accorpati con Treviso e l’importanza di avere una Provincia funzionante e attiva. «Il referendum in questo momento storico è l’unico modo costituzionale e democratico per contrattare in Parlamento il mantenimento di Belluno come ente amministrativo separato dalle macro province venete. Una provincia come è quella attuale non serve a molto, esigiamo delle deroghe di specificità riconosciute dall’art.15 dello Statuto regionale. La contemporaneità e l’unitarietà dei referendum ci devono presentare come forza compatta, se dovessero invece diventare motivo di disgregazione tra le comunità meglio non farli», scrivono i comitati che hanno firmato anche due lettere, una per l’amministrazione comunale di Feltre con esortazione alla delibera di referendum e l’altra alle massime cariche dello Stato con un quadro della drammatica situazione politica vigente e la richiesta di mantenimento di Belluno come Provincia montana.

Forte anche di questa adesione, il comitato sorto l’altro ieri per salvare la Provincia si sta muovendo per organizzare gli eventi a difesa dell’ente.

Prevista una sorta di calendario per far sentire quanto sia forte la pressione del territorio a Venezia e a Roma. «Il sindaco Massaro», precisa Silvano Martini membro politico all’interno del comitato Salviamo la Provincia, «pare intenzionato a chiedere l’audizione in consiglio regionale la settimana prossima. Inoltre si stanno organizzando i fuochi sui crinali prealpini, mentre già da domani nei negozi si potranno trovare le coccarde blu da distribuire ai cittadini, cittadini che potrebbero essere chiamati a presidiare a turno palazzo Piloni».

Seguiranno altre manifestazioni che culmineranno il 24 o 25 ottobre, il giorno precedente alla discussione a Roma, in un corteo-fiaccolata a favore della Provincia.

«Domani sarà aperto anche un conto corrente dove gli enti che aderiscono al comitato, ma anche tutti i cittadini, potranno versare una quota che servirà per organizzare gli eventi, mentre il rimanente sarà distribuito alla Caritas», precisa Martini. Domani, il comitato si ritroverà all’Amico del Popolo per gli ultimi dettagli organizzativi.

Paola Dall’Anese

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Il Bard: «Zaia tenga duro e non faccia il riordino»

24 agosto 2012 By

Dal Corriere delle Alpi:

di Irene Aliprandi

BELLUNO. «Zaia tenga duro». L’appello al presidente della Regione Veneto arriva da un soggetto che non è mai stato tenero con Venezia, ma che stavolta vede nell’alleanza con il governatore l’unico sbocco coerente anche con i propri progetti. Il Bard, movimento politico nato dal Comitato referendario per il distacco della provincia di Belluno dal Veneto e l’annessione al Trentino Alto Adige, è tra quanti vogliono scongiurare l’eliminazione o una modifica sostanziale dei confini dell’ente Provincia. Il tempo stringe, perché la Regione dovrà proporre al governo il riordino delle Province e le aree metropolitane nel giro di un paio di mesi.

Nei giorni successivi al voto in Parlamento, dove la Spending review è diventata legge, Luca Zaia aveva dichiarato che Belluno non andava toccata, anche in virtù del riconoscimento della specificità appena avvenuto nel nuovo Statuto regionale: «Io non firmerò nessuna modifica ai confini della Provincia di Belluno», disse Zaia e ora in molti sperano che il governatore lo faccia sul serio. Il governo, infatti, sembra favorevole all’idea di concedere una deroga ai territori interamente montani e, se Venezia evitasse il riordino per Belluno, il peggio che potrebbe accadere è un’iniziativa d’imperio da parte del governo stesso, fatto che cambierebbe poco o nulla nel risultato finale.

«Lo Statuto del Veneto è una cosa seria», dice Moreno Broccon del Bard, «e quindi lo è anche la specificità bellunese. Proponiamo a Zaia di andare fino in fondo e di fare l’operazione che ha annunciato nei giorni scorsi: evitare il riordino di Belluno, lasciando intatti i confini attuali, importanti perché caratterizzano la montanità di questo territorio. I bellunesi sarebbero tutti d’accordo, il malcontento che sta emergendo dopo l’approvazione della Spending review ne è la prova». Il Bard si augura che in Regione non arrivino pressioni da altre Province, tali da far rivedere la linea a Zaia: «Noi crediamo nella sua parola», aggiunge Broccon, proprio per la sensibilità dimostrata con lo Statuto, ma anche con il sostegno al nostro ricorso».

Broccon si riferisce al ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento del ministro dell’Interno che ha annullato le elezioni provinciali la primavera scorsa. «Zaia ha sostenuto il nostro ricorso con un’azione ad adiuvandum della Regione e ci ha promesso la copertura finanziaria».

Il Bard non è l’unico soggetto a rivolgersi a Zaia, nei giorni scorsi anche il sindaco del capoluogo Massaro aveva spiegato di voler aprire una linea parallela con il governatore, dopo aver creato il contatto con il collega di Sondrio.

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depositato al Tar del Lazio il ricorso per le elezioni provinciali annullate

3 luglio 2012 By

Dal Corriere delle Alpi del 1° luglio 2012:

Elezioni provinciali annullate Il ricorso va al Tar del Lazio

Il Bard ha depositato l’atto giovedì, una prima risposta è attesa entro la fine di luglio Broccon: «Se vanno via Sappada, Cortina e Livinallongo il 40% del pil invernale è perso»

di Irene Aliprandi

BELLUNO. Da un lato pezzi di provincia che potrebbero andarsene, dall’altro chi combatte perché questo territorio abbia ancora una prospettiva. È stato depositato giovedì, al Tar del Lazio, il ricorso del Bard contro il provvedimento del ministro dell’Interno che non ha convocato i comizi elettorali per il rinnovo dell’amministrazione provinciale, dopo la caduta dell’esperienza Bottacin. Il passaggio, già annunciato dopo la pronuncia del Tar del Veneto, dovrebbe ottenere una risposta già entro la fine di luglio e i consulenti del Bard ipotizzano e sperano in un rinvio alla Corte Costituzionale. La Corte, infatti, è già stata investita dei ricorsi presentati da alcune Regioni, riguardo all’ipotesi di non costituzionalità del decreto “salva Italia” che cancellava le Province.

«Alcune voci», spiega Moreno Broccon del Bard, «dicono che la Corte Costituzionale sarebbe orientata per accogliere i ricorsi e proprio per questo il governo sta accelerando con la riforma degli enti intermedi». Ma si tratta di indiscrezioni che non potranno trovare conferma molto in fretta e ai bellunesi non resta che proseguire sulla strada dei ricorsi, nella speranza che abbiano maggior successo di quello presentato al presidente della Repubblica dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, che ha impedito lo svolgimento del referendum provinciale (previsto dalla Costituzione) per il passaggio di tutto il territorio bellunese nella Regione Trentino Alto Adige.

A distanza di un anno, Napolitano non ha mai risposto e il senatore Claudio Molinari dovrebbe presentare a breve un question time per capire che fine ha fatto l’atto inviato da Palazzo Piloni. Il tutto, però, sembra una lotta contro i mulini a vento e, anche per questo, il Bard riconosce la legittimità e il pieno sostegno ai sappadini, come già aveva fatto nei confronti degli altri Comuni referendari che però vedono il loro iter a un punto di sospensione a tempo indeterminato.

«È giusto accogliere le richieste di Sappada», dice Broccon pensando al voto di giovedì in consiglio regionale, «perché la popolazione ha voluto quel referendum sapendo che l’alternativa potrebbe essere sparire. È giusto che cerchino di sopravvivere, fanno bene». Detto questo non si possono non valutare alcune probabili conseguenze drammatiche per il bellunese.

«Se Sappada se ne va», spiega Broccon, «ci sarà una grave perdita culturale, ma anche economica. Ipotizzando che i referendum vadano a buon fine, bisogna sapere che Sappada, Cortina e Livinallongo rappresentano oltre il 40% del pil invernale di questo territorio. Il consiglio regionale del Veneto, giovedì, ha rispettato la volontà popolare. La Costituzione e le leggi europee dicono che i confini vanno determinati dalla popolazione. Ma tutto ciò è il segnale molto evidente del fallimento delle politiche venete per la montagna, che oggi si vede costretta ad andare via. Noi (del Bard) diciamo che lo Stato deve risolvere la situazione delle aree alpine prima che gli sfugga di mano. L’unica soluzione per Belluno», insiste il rappresentante del movimento, «è che venga amministrata all’interno di un’area alpina omogenea. Restare un territorio marginale della regione Veneto non ha più senso».

Ma l’ostacolo rappresentato dalla situazione istituzionale di Trento e Bolzano resta immutato: «Non è facile», conclude Broccon, «ma l’area alpina omogenea è l’unica strada possibile. L’importante è il risultato finale».

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