Bard all’attacco: «Si deve ridare l’ente Provincia a Belluno»

5 Maggio 2012 By

Sabato 28 aprile 2012 il nostro Movimento – BARD  Belluno Autonoma Regione Dolomiti – ha tenuto presso la Sala degli Affreschi di Palazzo Piloni (sede della Provincia) una conferenza stampa di presentazione del ricorso al TAR del Veneto, contro la mancata convocazione dei comizi elettorali per la Provincia di Belluno. Di seguito l’articolo pubblicato dal Corriere delle Alpi:

 

Bard all’attacco: «Si deve ridare l’ente Provincia a Belluno» 

Il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti (Bard) dopo il ricorso al Tar: «Non smetteremo di chiedere giustizia e autonomia per questo territorio»

 

BELLUNO. Ridare la Provincia a Belluno e il diritto ai cittadini di scegliersi i loro rappresentanti nelle autonomie locali. Ci va giù duro il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti (Bard), che ha promosso ricorso al Tar del Veneto, con istanza di legittimità alla Corte Costituzionale, contro la decisione del ministero dell’Interno e del Prefetto di Belluno di non indire i comizi elettorali per il rinnovo degli organi di governo della Provincia. Al ricorso, che approderà nelle mani del giudice mercoledì, hanno aderito 19 firmatari. Assieme a membri del Bard ci sono anche gli ex presidenti della Provincia Oscar De Bona e Sergio Reolon, il sindaco di Belluno, Antonio Prade e i segretari provinciali o i rappresentanti dei principali partiti politici (Pd, Lega, Pdl, Idv).

«Noi siamo la Provincia ora», afferma il Bard, «con quest’atto i sottoscrittori del ricorso hanno esercitato il diritto di ogni cittadino a promuovere, sostituendosi di fatto alla stessa Provincia, un’azione popolare per vedere riconosciuta l’utilità di ritornare a un modello di piena partecipazione alla vita democratica della collettività bellunese». I promotori del ricorso intendono così tutelare «non solo il diritto dei bellunesi alla piena legittimità democratica della loro Provincia, ma anche riaffermare l’assoluta necessità di un ente territoriale in grado di esercitare pienamente la particolare autonomia ora assegnata a Belluno dallo Statuto della Regione».

Autonomia che così diverrebbe di difficile attuazione. Nell’ambito dell’approvazione del cosiddetto decreto Salva Italia «si è inferto un colpo irreversibile all’autonomia amministrativa, funzionale, organizzativa e finanziaria delle Province». Ciò perché il testo «non sopprime formalmente le Province, ma di fatto sostanzialmente le svuota delle loro natura costituzionale. Questo significa, per Belluno, cancellare ogni prospettiva di un miglioramento della competitività economica e territoriale rispetto alle Regioni autonome del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, condannando irreversibilmente la nostra provincia a un rapido declino economico e sociale».

Gli estensori del ricorso, Gabriele Leondini, Daniele Trabucco e Giuliano Rizzardi, hanno delineato la natura del problema giuridico posto con la riduzione, attuata tra l’altro con il sistema della decretazione d’urgenza, delle Province ad enti di secondo grado, e la grave lesione che così si è prodotta al sistema delle autonomie garantito dalla Costituzione e dalla Carta Europea delle autonomie locali. Sgombrato il campo dalle “pretestuose” giustificazioni addotte per tale atto, in particolare quelle di natura economica «resta evidente il tentativo del governo centrale di risolvere l’attuale crisi colpendo proprio le autonomie locali».

Il Bard non indietreggia: «Non smetteremo di chiedere giustizia e autonomia per la Provincia di Belluno, convinti che questa sia la strada giusta non solo per un corretto sviluppo economico ma anche per la necessaria assunzione di responsabilità, soprattutto nel controllo della spesa, che ogni esperienza di autogoverno comporta. Per questo motivo chiediamo al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro degli Interni di provvedere con assoluta urgenza alla convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo democratico degli organi elettivi della Provincia di Belluno».

Ezio Franceschini

 

conferenza stampa ricorso tar

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BARD: «L’unica salvezza è la Regione Dolomitica»

19 Aprile 2012 By

Dal Corriere delle Alpi a seguito dell’incontro organizzato dal BARD a Santa Giustina del 13 aprile scorso:

 

«L’unica salvezza è la Regione Dolomitica»

Broccon e Bona del Bard disegnano un quadro cupo per il bellunese alle prese con lo spopolamento

SANTA GIUSTINA. Una provincia in crisi, non solo dal punto di vista sociale e demografico ma anche industriale e turistico, salvabile solo con autonomia e annessione a Trento e Bolzano in una nuova regione dolomitica: questo è il drammatico messaggio emerso durante un incontro promosso dal movimento Bard a Santa Giustina in sala Bertazzolo lo scorso 13 aprile.

Durante la serata il presidente del movimento Moreno Broccon ha esposto alcuni grafici del sociologo Diego Cason: «Si evidenzia chiaramente che la provincia si sta spopolando progressivamente, a fronte della crescita di Trento e Bolzano nonostante condividano le stesse specificità geografiche dell’area alpina. Ma siamo messi male anche sul fronte produttivo, con una manifattura che è forte solo grazie all’export e un turismo a livello mediocre nel Veneto. E pensare che negli anni 60 i nostri vicini del Trentino erano al nostro stesso livello, solo che hanno saputo essere uniti, gestendo in modo oculato i soldi dell’autonomia. Mi sembra che solo noi diciamo queste cose, visto che la politica locale è latitante, sopratutto i nostri parlamentari a Roma».

Le soluzioni, secondo il Bard, stanno nelle parole di Andrea Bona: «In primis abbiamo pronto il ricorso contro l’annullamento del referendum da noi indetto, per l’autonomia della provincia di Belluno che aveva raccolto una quantità enorme di firme, saremo i primi in Italia a tentare questa via, se ci va male ricorreremo alla corte europea. Poi abbiamo pronto un ricorso contro la soppressione delle provincie decisa dal governo, un’ingiustizia incostituzionale proprio ora che lo statuto regionale ci ha concesso ampie autonomie, certo, non tutte le provincie servono ma per Belluno è fondamentale un ente intermedio per gestire trasporti e politiche di area».

Sono intervenuti anche Tomaso Petazzi del Bard ed è stato invitato Fiorenzo De Col, presidente provinciale Acli, che ha detto: «A fronte di una provincia nel limbo perché senza guida politica e programmatica, la via maestra sta nella partecipazione di tutti i bellunesi, senza preconcetti di vallata o di partito, si deve essere uniti e fare fronte comune tutti insieme, a cominciare dai giovani».(e.d.c.)

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L’intervento del direttore del Corriere delle Alpi: ‘I bellunesi scomparsi e i politici sonnacchiosi’

4 Marzo 2012 By

Il direttore Omar Monestier interviene dal suo blog nel dibattito sul futuro della nostra provincia, prendendo spunto da alcune osservazioni contenute nel recente articolo di Diego Cason pubblicato il 2 marzo scorso sulle colonne del Corriere delle Alpi.

I bellunesi scomparsi e i politici sonnacchiosi

Diego Cason, sociologo, bellunese, montanaro come me scrive sul Corriere che la provincia di Belluno ha perso più di mille abitanti lo scorso anno. Che sono scesi a 800 solo grazie agli immigrati.
Ho titolato in prima pagina il suo articolo: la grande fuga dei bellunesi.

Si scappa dalle montagne, si scende dalle zone disagiate, il fondovalle cresce a scapito delle località montane che non siano eccellenze turistiche, come Cortina.
Ma male leggere l’articolo di Cason e fa male perchè si capisce che intorno a noi la nostra rappresentanza politica, la nostra classe dirigente, la Regione, tutti insomma, pensano ad altro. Ci si accapiglia, giustamente, su Bim Gsp, i sindaci si lamentano dei tagli, i consiglieri regionali pigolano sulla nostra marginaltà… ma non succede nulla. Secondo Cason l’autonomia della provincia è la soluzione di tutti i mali, lo stop a ogni forma di declino. Può essere. Ma finchè non arriva non c’è veramente nulla che possiamo fare? Dalle unioni dei Comuni, alla rimodulazione delle nostre priorità? In campagna elettorale avete mai sentito parlare di spopolamento, di risorse idriche, di turismo sostenibile?

La risposta alle questioni poste da Cason è una sola: cambiare prospettiva noi per primi. Obbligare i sindaci a occuparsi di questo e non solo di sagre e marciapiedi o di piscine faraoniche (come quella di Tambre). I ragazzi se ne vanno perchè non hanno prospettive di lavoro. I laureati non ritornano perchè sarebbero sottoutilizzati. Eppure la provincia di Belluno non è un luogo dal quale fuggire. Al contrario. Le nostre montagne sono bellissime, l’aria è tersa e la gente schietta.

In questa campagna elettorale dobbiamo obbligare i candidati e i partiti ad occuparsi di questo. Si vota a Belluno, Feltre, Cortina e in quasi tutti i centri maggiori, non dobbiamo accontentarci delle solite litanie iperlocalistiche. Il Bard cerca di dare ai bellunesi una nuova forma politica ma io credo che ci voglia anche una maggiore percezione della realtà da parte dei candidati che non sanno, o non hanno ancora avuto l’opportunità di comprendere, che devono stare dentro un progetto più grande. Quel progetto non è il loro municipio ma la provincia di Belluno.

(dal blog di Omar Monestier)

 

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Il Bard scrive a Napolitano e Monti

18 Febbraio 2012 By

L’articolo del Corriere delle Alpi in cui si riporta la recente iniziativa del BARD che ha lanciato un appello ai presidenti della Repubblica e del Consiglio sulla condizione della provincia di Belluno.

Il Bard scrive a Napolitano e Monti

«Non vogliamo essere governati dalla pianura che non ha mai capito le nostre problematiche»

BELLUNO

Il Movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti ha inviato una lettera sul destino delle Province al Presidente della Repubblica Napolitano, al presidente del consiglio Monti e anche al governatore del Veneto Zaia.

«In Parlamento su indicazione del Governo si sta discutendo della riforma istituzionale con indirizzo di razionalizzare e semplificare gli Enti locali. In questo contesto si è deciso di eliminare le Province come organismo elettivo con eccezione delle Province di Trento e di Bolzano, perché godono dello status speciale. Noi Bellunesi non riusciamo a rassegnarci a questo ingiusto trattamento: dal dopoguerra abbiamo continuamente chiesto e lottato per non essere governati dalla pianura veneta, che non ha mai capito e mai capirà le nostre problematiche. I risultati di oltre cinquanta anni di questo modo di governare sono evidenti a tutti: paesi che muoiono per spopolamento, indice di anzianità altissimo e i giovani che se ne vanno; chi resta ha dentro di se un sentimento di rassegnazione e rabbia che si è manifestato con i referendum di molti comuni per andarsene dal Veneto, con percentuali quasi del 100 per cento di voti favorevoli».

E’ il grido di allarme del Bard: «Il Bellunese è una terra che sta morendo, anche tra l’indifferenza dei vicini, che invece, anno dopo anno, crescono come popolazione ed attività socio-economiche. Per questa ragione, facciamo un appello affinché nella riforma che state costruendo, il territorio della provincia di Belluno sia inserito in una Regione alpina nella quale ci si parli con la stessa lingua, si affrontino gli stessi problemi e dove si possa continuare a vivere».

Aggiunge il Bard: «Noi non vi chiediamo di essere speciali, vi chiediamo di poter restare a vivere sulle nostre montagne, vi chiediamo di poter guardare al futuro con fiducia e siamo sicuri che questo sarà possibile solo se saremmo governati da chi vive gli stessi nostri problemi, cioè in montagna e non da chi vive in una grande area metropolitana di pianura, come è il Veneto. Confidiamo che questo appello venga considerato: è una richiesta di giustizia. Non è più possibile accettare queste continue ingiustizie, che ci umiliano e che fanno morire in noi la speranza di un futuro».

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Elezioni provinciali: la nostra bandiera sarà l’Autonomia

4 Novembre 2011 By

Faremo valere le nostre 19mila firme. Da destra a sinistra tutti uniti per il futuro della nostra montagna

dal Corriere delle Alpi del 04.11.2011; intervista a Moreno Broccon:

BELLUNO. Una dote di 19mila firme. Logico che ora, dopo la caduta dell’amministrazione Bottacin e in vista delle prossime elezioni provinciali, i partiti tornino a fare le fusa al comitato “Belluno autonoma”. Ma loro, i referendari, continuano per la loro strada: «Chi vuole il nostro appoggio», spiega il portavoce Moreno Broccon, «deve presentare un programma basato su tre punti fondamentali: la difesa dell’ente Provincia dai tagli pensati dal Governo, l’acquisizione di tutti i diritti sanciti dallo Statuto regionale e l’obiettivo primario, quello per cui ci battiamo da tempo: l’autonomia. La prossima dovrà essere una legislatura costituente, poi, tra cinque anni, fatta l’autonomia, potremo tornare a pensare ai programmi basati sugli schieramenti politici».

Basta, quindi, bandiere politiche, centrodestra o centrosinistra. Broccon sogna un movimento trasversale: «Il futuro della nostra provincia è seriamente in pericolo. Ecco perché chiamiamo a raccolta tutte le intelligenze bellunesi per ottenere l’unico risultato che ci consentirà di guardare al futuro con ottimismo. Dovremo essere uniti sotto un’unica bandiera, quella dell’autonomia bellunese. Il nostro sogno è quello di presentarci alle prossime elezioni provinciali con uno schieramento trasversale. Perché una cosa deve essere chiara: Belluno non ha alternative all’autonomia».

Il comitato referendario chiama a raccolta la società civile bellunese: «Tutte le persone che vogliono lottare con noi, saranno le benvenute, con la speranza che anche gli uomini di partito comprendano l’eccezionalità di questo momento storico, lasciando da parte le beghe e la caccia alle poltrone. Se la nostra idea dovesse funzionare, consegneremo alla prossima generazione un futuro migliore».

Broccon è convinto: questa battaglia può essere vinta. «Abbiamo buone chance da giocarci, ma anche se queste fossero poche, avremmo il dovere di provarci, perché non ci sono alternative. La caduta di Bottacin insegna che non si può governare un ente con un bilancio in rosso. Il nostro obiettivo è il raggiungimento dell’autonomia come Trento e Bolzano, da graduare sulla nostra realtà».

Importante il supporto del territorio: «Un numero considerevole di sindaci, le associazioni di categoria e la federazione dei ladini hanno appoggiato il nostro ricorso al Capo dello Stato contro la bocciatura del referendum provinciale da parte della Cassazione. E fino a metà novembre potranno dare il loro “supporto ad adiuvandum” anche coloro che non l’hanno ancora fatto. Il territorio crede nell’autonomia, ora toccherà alla politica assecondare la volontà dei bellunesi».

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