De Menech chiede alla Camera l’elezione diretta del Consiglio provinciale

22 Maggio 2013 By

Il deputato bellunese del Partito democratico, Roger De Menech, interviene sul caso del commissariamento della Provincia di Belluno con un interrogazione alla Camera indirizzata al ministro degli Interni.

Ecco il testo dell’interrogazione.

ROGER DE MENECH – Camera dei Deputati – Partito Democratico

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE IN COMMISSIONE (presentata lunedì 20.05.2013)

Al Ministro degli Interni Per sapere

Premesso che:

Il testo del Decreto-Legge 6 dicembre 2011, n. 201 detto “Salva Italia” coordinato con la legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214, all’art 23, comma 16 prevede la trasformazione delle province da enti eletti a suffragio universale e diretto a enti di secondo grado, i cui membri saranno scelti dai consiglieri in carica dei comuni compresi nel territorio provinciale, secondo le modalità stabilite da un’apposita legge elettorale;

Tale legge elettorale non è stata approvata nella XVI Legislatura e dunque a tutt’oggi non è stato stabilito il modo come le province in scadenza dovranno essere elette;

Il Decreto-legge 6 luglio 2012, n.95, coordinato con la legge di conversione 7 agosto 2012, n. 135, prevede all’articolo art 17 un processo di riaccorpamento in più fasi delle province sulla base di alcuni criteri, successivamente specificati da una determinazione del Consiglio dei Ministri dei criteri per il riordino delle Province e dagli atti successivamente posti in essere dai Consigli delle Autonomie locali di ciascuna regione e dai Consigli regionali;

Il successivo dl. 188 del 2012 avrebbe dovuto sancire il definitivo riaccorpamento delle province italiane, dando luogo ad un assestamento che avrebbe potuto permette di superare la fase di inerzia, ma non è stato convertito in legge per dissidi interni alla maggioranza a sostegno del governo Monti;

In conseguenza della fase transitoria, successivamente estesa in ragione della mancata conversione del richiamato dl. 188 del 2012, le province per le quali era previsto un rinnovo degli organi negli anni 2012 e 2013, sia per scadenza naturale sia per scadenza anticipata, sono state commissariate,

Considerato che

la Provincia di Belluno ha il proprio Consiglio Provinciale sciolto con Decreto del Presidente della Repubblica del 13 dicembre 2011 (ai sensi dell’art. 52, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e dell’art. 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), che ha anche nominato quattro Commissari Governativi diversi dall’ex Presidente della Provincia e che, perciò, è priva di rappresentanza politica;

che la Provincia di Belluno ha, per effetto dell’art. 23 del decreto legge del 6 dicembre 2011 n. 201, subìto la sospensione del diritto a eleggere il proprio Consiglio Provinciale e che questa sospensione risulta particolarmente grave sul piano della rappresentanza democratico-elettiva degli organi d’indirizzo delle articolazioni necessarie della Repubblica, di cui all’art. 114, comma 1, della Costituzione, a maggior ragione visti i tempi lunghi del commissariamento;

Contro questo situazione, privati cittadini (tra loro i segretari dei maggiori partiti bellunesi, il Consigliere regionale Sergio Reolon e l’ex Sindaco di Belluno Antonio Prade), hanno presentato ricorso al TAR per Veneto e al TAR per il Lazio, il 24 aprile 2012, con il patrocinio del Prof. Avv. Gabriele Leondini dell’Università degli Studi di Padova e dell’Avv. Giuliano Rizzardi del foro di Brescia, contro il Ministro dell’interno e la Prefettura di Belluno, per l’annullamento del decreto del Ministro degli Interni 24/2/2012 e del decreto del Prefetto della provincia di Belluno 5/3/2012 prot. n. 3597, laddove, rispettivamente, hanno omesso di indire la consultazione per l’elezione diretta degli organi di governo della Provincia di Belluno e la convocazione dei relativi comizi elettorali. A questo ricorso hanno partecipato, con documenti ad audiuvandum, 14 Comuni e la Regione del Veneto;

il TAR Veneto con Ordinanza n. 806/2012 del 13 giugno ha riconosciuto la competenza del TAR Lazio che ha già istruito il ricorso, fissando l’udienza per il 14 dicembre 2012 ma che a tutt’oggi non ha ancora adottato alcuna sentenza in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale sui ricorsi presentati dalle regioni Lazio, Lombardia, Sardegna, Veneto, Calabria, Molise la Provincia autonoma di Trento contro il Decreto- legge 6 luglio 2012, n. 95 e la legge di conversione 7 agosto 2012, n. 135;

ROGER DE MENECH – Camera dei Deputati – Partito Democratico

considerato inoltre che

sono già 6 i comuni (Lamon, Sovramonte, Cortina d’Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia, Sappada e Taibon Agordino) a chiedere il passaggio di Regione secondo l’art. 132 c.2 della Costituzione e che altri 7 hanno votato a febbraio 2013 e non raggiunto il quorum solo per la presenta massiccia degli iscritti AIRE nelle liste elettorali;

altri 3 Comuni hanno avviato l’iter per il cambio di Regione (Voltago Agordino, Rivamonte e Comelico Superiore) per il distacco dal Veneto e l’annessione al Trentino-Alto Adige/Südtirol e che una richiesta di passaggio alla stessa Regione è stato approvato dal precedente Consiglio Provinciale, dopo la raccolta di oltre 18.000 firme;

che tale situazione di incertezza e di mancanza di un governo rappresentativo della comunità bellunese rischia di accentuare e aggravare ulteriormente le spinte centrifughe dei comuni contermini;

che lo statuto della Regione Veneto all’art. 15 riconosce, al territorio bellunese, la specificità e di conseguenza particolari condizioni di autonomia amministrativa, condizioni che possono essere rivendicate e sfruttate solo da una giunta politica forte del consenso dei cittadini;

che è partita la proposta dal movimento autonomista BARD (Belluno Autonoma Regione Dolomiti) insieme ai principali partiti del territorio, di elezioni autoconvocate da tenersi il 26 ottobre 2013 in concomitanza di quelle delle Province Autonome di Trento e Bolzano/Bozen;

che in data 21 e 22 aprile 2013 nella provincia di Udine, confinante con quella di Belluno, considerando la competenza esclusiva in materia di enti locali delle regioni a statuto speciale, si sono svolte le consultazioni per l’elezione del Consiglio Provinciale, creando, ancora una volta situazioni di disparità fra territori contermini;

Chiede

quali misure intenda porre in essere per interrompere questa fase transitoria che è durata ormai troppo tempo, a maggior ragione nel caso della Provincia di Belluno dove il Commissario non corrisponde al Presidente demo-eletto essendosi sciolto il consiglio regionale per motivi politici;

se intenda almeno in fase transitoria, consentire l’elezione diretta secondo la previgente normativa degli organi provinciali delle province commissariate e dunque di convocare quanto prima i Comizi elettorali per le elezioni del Consiglio della Provincia di Belluno

se non ritenga opportuno attivare, presso i costituendi tavoli per le riforme istituzionale, una piattaforma tecnica per la riorganizzazione degli Enti locali investiti dai provvedimenti di riforma richiamata, per porre termine a questa lunga incertezza applicativa e paralisi degli organi democratici;

se in quella sede non ritenga utile tener conto delle peculiarità dell’area alpina, prevedendo per la Provincia di Belluno condizioni di autonomia amministrativa e finanziaria, nel rispetto del dettato costituzionale, per quanto possibile omogenee rispetto alle realtà alpine contermini.

On. Roger DE MENECH

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depositato al Tar del Lazio il ricorso per le elezioni provinciali annullate

3 Luglio 2012 By

Dal Corriere delle Alpi del 1° luglio 2012:

Elezioni provinciali annullate Il ricorso va al Tar del Lazio

Il Bard ha depositato l’atto giovedì, una prima risposta è attesa entro la fine di luglio Broccon: «Se vanno via Sappada, Cortina e Livinallongo il 40% del pil invernale è perso»

di Irene Aliprandi

BELLUNO. Da un lato pezzi di provincia che potrebbero andarsene, dall’altro chi combatte perché questo territorio abbia ancora una prospettiva. È stato depositato giovedì, al Tar del Lazio, il ricorso del Bard contro il provvedimento del ministro dell’Interno che non ha convocato i comizi elettorali per il rinnovo dell’amministrazione provinciale, dopo la caduta dell’esperienza Bottacin. Il passaggio, già annunciato dopo la pronuncia del Tar del Veneto, dovrebbe ottenere una risposta già entro la fine di luglio e i consulenti del Bard ipotizzano e sperano in un rinvio alla Corte Costituzionale. La Corte, infatti, è già stata investita dei ricorsi presentati da alcune Regioni, riguardo all’ipotesi di non costituzionalità del decreto “salva Italia” che cancellava le Province.

«Alcune voci», spiega Moreno Broccon del Bard, «dicono che la Corte Costituzionale sarebbe orientata per accogliere i ricorsi e proprio per questo il governo sta accelerando con la riforma degli enti intermedi». Ma si tratta di indiscrezioni che non potranno trovare conferma molto in fretta e ai bellunesi non resta che proseguire sulla strada dei ricorsi, nella speranza che abbiano maggior successo di quello presentato al presidente della Repubblica dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, che ha impedito lo svolgimento del referendum provinciale (previsto dalla Costituzione) per il passaggio di tutto il territorio bellunese nella Regione Trentino Alto Adige.

A distanza di un anno, Napolitano non ha mai risposto e il senatore Claudio Molinari dovrebbe presentare a breve un question time per capire che fine ha fatto l’atto inviato da Palazzo Piloni. Il tutto, però, sembra una lotta contro i mulini a vento e, anche per questo, il Bard riconosce la legittimità e il pieno sostegno ai sappadini, come già aveva fatto nei confronti degli altri Comuni referendari che però vedono il loro iter a un punto di sospensione a tempo indeterminato.

«È giusto accogliere le richieste di Sappada», dice Broccon pensando al voto di giovedì in consiglio regionale, «perché la popolazione ha voluto quel referendum sapendo che l’alternativa potrebbe essere sparire. È giusto che cerchino di sopravvivere, fanno bene». Detto questo non si possono non valutare alcune probabili conseguenze drammatiche per il bellunese.

«Se Sappada se ne va», spiega Broccon, «ci sarà una grave perdita culturale, ma anche economica. Ipotizzando che i referendum vadano a buon fine, bisogna sapere che Sappada, Cortina e Livinallongo rappresentano oltre il 40% del pil invernale di questo territorio. Il consiglio regionale del Veneto, giovedì, ha rispettato la volontà popolare. La Costituzione e le leggi europee dicono che i confini vanno determinati dalla popolazione. Ma tutto ciò è il segnale molto evidente del fallimento delle politiche venete per la montagna, che oggi si vede costretta ad andare via. Noi (del Bard) diciamo che lo Stato deve risolvere la situazione delle aree alpine prima che gli sfugga di mano. L’unica soluzione per Belluno», insiste il rappresentante del movimento, «è che venga amministrata all’interno di un’area alpina omogenea. Restare un territorio marginale della regione Veneto non ha più senso».

Ma l’ostacolo rappresentato dalla situazione istituzionale di Trento e Bolzano resta immutato: «Non è facile», conclude Broccon, «ma l’area alpina omogenea è l’unica strada possibile. L’importante è il risultato finale».

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