Messaggio ai Senatori di maggioranza

11 gennaio 2014 By

La provincia di Belluno è un territorio interamente di montagna, al confine con l’Austria, nel quale da decenni cittadini e rappresentanze sociali si battono per ottenere migliori strumenti di autogoverno di questa vasta porzione delle Dolomiti.

La provincia di Belluno rappresenta il 20% del territorio del Veneto ma i suoi abitanti, sparsi nelle valli dolomitiche, sono solo il 4,5% del totale di una Regione di pianura e di mare.
Da sempre i bellunesi avvertono la necessità di poter disporre di un livello di governo locale in grado di mettere in atto politiche specifiche, adeguate alle esigenze – spesso tradite – di un territorio alpino che oltretutto soffre di un grave squilibrio competitivo nei riguardi delle confinanti aree a statuto speciale. Un’aspirazione testimoniata in questi anni anche dai numerosi referendum comunali (e da uno provinciale negato dalla Corte di cassazione) per il passaggio dal Veneto al Trentino Alto Adige.

I riflessi negativi del deficit istituzionale bellunese e di queste sperequazioni sono già misurabili empiricamente in molti ambiti della vita quotidiana.
Fra gli indicatori rilevanti figura quello relativo al trend demografico negativo e allo spopolamento delle terre alte: nell’ultimo mezzo secolo la provincia di Belluno ha perso circa 30 mila abitanti, scendendo (nel rilevamento 2011) a 210 mila residenti. Nello stesso periodo le altre due province dolomitiche, le autonome Trento e Bolzano, hanno quasi raddoppiato la loro popolazione.

Di pari passo, in un contesto di concorrenza alterata, si è assistito alla mortificazione sistemica delle potenzialità turistiche bellunesi e alle crescenti difficoltà dell’artigianato, mentre il settore manifatturiero subisce le drammatiche conseguenze della più generale crisi economica aggravate dal deficit istituzionale di questo angolo alpino della Repubblica italiana.

Lo stesso presidente del consiglio, Enrico Letta, durante una commemorazione delle vittime della tragedia del Vajont, a Longarone (Belluno), nell’ottobre scorso, ha affermato l’urgenza di riconoscere “un’autonomia forte” alla provincia di Belluno che tutt’ora accoglie impianti idroelettrici da cui deriva il 5% dell’energia nazionale (ma a Natale ha vissuto diverse giornate di blackout per neve, a causa della scarsa manutenzione delle linee).
La Regione Veneto, per parte sua, ha disposto statutariamente il trasferimento di una serie di importanti competenze alla Provincia di Belluno.

Nel frattempo, però, il governo che promette passi avanti impone al territorio un deleterio arretramento con il ddl cosiddetto “svuota-Province” che azzera la rappresentanza democratica dell’ente intermedio negando anche quel minimo di governo unitario rappresentato dal precedente assetto dato dalla Provincia ordinaria, commissariata da oltre due anni con pesanti conseguenze sul tessuto economico e sociale di questo fragile territorio montano che così perde anche l’opportunità di accedere a molti bandi europei.

Alla pressante richiesta delle popolazioni bellunesi di mantenere in vita un ente intermedio elettivo, essenziale per unire e rappresentare le varie aree di una provincia vasta e composita, il governo ha risposto soltanto con un emendamento cosmetico e pleonastico, approvato alla Camera dei deputati, che non incide nel merito e si limita sostanzialmente a ribadire l’ovvietà che Belluno (come Sondrio) è una provincia interamente montana, ma senza trarne le conseguenze in termini di necessari strumenti di governo locale.

Fin qui, dunque, si sono ignorate la volontà e le aspirazioni autonomistiche dei cittadini bellunesi e delle loro rappresentanze organizzate che chiedono un livello intermedio di rappresentanza democratica e di sintesi politica. Il legislatore ha prospettato loro, invece, la desertificazione istituzionale e un disegno neocentralista che farebbe precipitare una situazione già dolorosa.

Alla luce di quanto esposto, i sottoscritti chiedono ai membri del Senato di esprimersi per il mantenimento di un Ente intermedio in provincia di Belluno che sia eletto direttamente dai cittadini e rappresenti la base per l’assunzione di maggiori responsabilità amministrative, regolamentari e finanziarie, in sintonia con quanto previsto dalla Costituzione a tutela della montagna e dalle disposizioni europee per l’arco alpino.
Per i bellunesi si tratta di un passo fondamentale, nella prospettiva di una vera regione autonoma per queste vallate dolomitiche che combattono contro segnali palpabili e crescenti di abbandono, impoverimento, omologazione e colonizzazione.

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Autonomia: il futuro governo della Provincia di Belluno

17 giugno 2012 By

AUTONOMIA: IL FUTURO GOVERNO DELLA PROVINCIA DI BELLUNO

BELLUNO, 16 GIUGNO 2012

Buona partecipazione e molto interesse al congresso sul tema del convegno “L’ Autonomia, il futuro governo della provincia di Belluno” organizzato dal BARD, Belluno Autonoma Regione Dolomiti.

Margherita Cogo, consigliere provinciale Trentino e Franco Panizza, assessore della Provincia Autonoma di Trento, hanno portato aria di autonomia vissuta com’è quella dei nostri confinanti che non mancano di segnalare le difficoltá di un progetto, la Regione Dolomiti, che mette parzialmente in discussione l’impianto dell’autonomia della Regione Trentino Alto Adige Sud Tirol che poggia come è noto su accordi internazionali.

Il confronto di oggi ha visto la presenza di Moreno Broccon, presidente BARD che ha introdotto il convegno moderato da Tomaso Pettazzi. Interessante e appassionato è stato l’intervento del Sindaco di Belluno, Jacopo Massaro che ha tratteggiato una situazione preoccupante per la costante perdita di posti di lavoro tristemente d’attualità per prospettata chiusura di Invensys, ma ha anche aperto una finestra sulla speranza rappresentata da una stagione di collaborazione tra i Comuni della Provincia che consenta di superare il temporaneo impasse dovuto al commissariamento dell’Ente Provincia di Belluno.

Molto interesse ha destato tra il pubblico la dotta ed esauriente relazione del prof. Daniele Trabucco dell’Università di Padova che segue il BARD nel ricorso al TAR per riottenere il diritto di voto per i cittadini delle Dolomiti.

La mattinata è stata conclusa da un intervento di Silvano Martini, vicepresidente del BARD che ha dato voce alle istanze del movimento che sono quelle del popolo bellunese che attende il giorno in cui potrà riappropriarsi delle risorse del suo territorio e disporne con politiche adeguate e con forme di autogoverno che saranno possibili quando l’autonomia sarà fatto compiuto.

Agli scettici diciamo che, al di là dell’autonomia, non esistono altre strade per garantire un futuro al nostro popolo e che noi siamo convinti che più che “la ragione della forza” a prevalere alla fine sarà “la forza della ragione”.

Moreno Broccon, Presidente BARD

 

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Upi: una proposta per il riassetto delle Province

10 giugno 2012 By

L’Upi, Unione delle Province Italiane ed il CERTeT Bocconi, hanno sviluppato una proposta per il riassetto delle Province – a cura del Prof. Lanfranco Senn e del Dott. Roberto Zucchetti – che è stata presentata all’assemblea dell’Upi a Roma il 6 dicembre 2011. Sempre nell’ottica di fornire ulteriori elementi di valutazione sul ruolo delle Province, ecco l’articolata e utilissima presentazione che illustra il progetto:

Unione Province Italiane – CERTeT Bocconi – Una proposta per il riassetto delle Province – Assemblea Unione Province Italiane Roma – 06 dicembre 2011 – a cura di: Prof. Lanfranco Senn e Dott. Roberto Zucchetti (qui il documento in formato pdf)

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Le province tra abolizione e riforma

8 giugno 2012 By

Una breve presentazione per avere qualche elemento di giudizio in più sulle Province (qui il file pdf):

Per alcuni sono un’importante espressione di democrazia, per altri sono un carrozzone inutile e dispendioso, per altri ancora sono istituzioni utili ma da riformare. Quello sulle province è un dibattito che dura oramai da anni e che torna alla ribalta ogni volta che si parla di costi della politica, come in questo periodo. In questa presentazione chiariamo alcuni degli aspetti centrali della questione delle province—a partire da cosa fanno e quanto costano—e facciamo il punto sul dibattito in corso e sugli ultimi sviluppi nel riordino di questo ente.

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Upi e Università di Firenze presentano studio su Province in Europa

4 giugno 2012 By

L’Upi (Unione Province Italiane) e l’Università di Firenze hanno presentato uno studio sulle “province in Europa” dal quale si deduce che tutti gli stati si sono dotati di un ente amministrativo “intermedio” fra regione e comune.

Castiglione: “Con riforma Monti l’Italia diventerebbe anomalia”

In tutti gli stati partner dell’Italia in Europa , il sistema istituzionale è costruito su tre livelli di governo, Regioni Province e Comuni: questo vale per Belgio, Francia, Germania, Polonia, Spagna e Regno Unito. E in tutti questi Stati il livello di governo intermedio gode di protezione Costituzionale. Non solo: in Francia, Germania, Belgio, Polonia e Regno Unito, come in Italia, gli organi di Governo sono eletti direttamente dal popolo.

Solo la Spagna prevede elezioni di secondo livello. E in tutte le Province europee, a prescindere dal modello elettorale, esiste un blocco di funzioni ‘core’ caratteristiche dell’ente di funzione di area vasta che si concentra su ambiente (pianificazione, tutela, gestione dei rifiuti e delle acque), sviluppo economico (sostegno alle imprese e politiche per l’occupazione), trasporti (viabilità, mobilità, infrastrutture) scuola (compresa l’edilizia scolastica). Le funzioni sono legate a tributi propri: c’è autonomia fiscale e agli enti di governo intermedio in Europa sono assegnate entrate tributarie, anche qui, a prescindere dal modello elettorale.

Per quanto riguarda la spesa, le Province italiane risultano essere quelle con minor incidenza sulla spesa pubblica nazionale (1,7% Italia, contro il 5,4% della Francia e il 4,2% della Germania). Questi i dati che emergono da uno studio realizzato dalla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze, presentata oggi a Firenze e curata dal Prof. Carlo Baccetti e dalla Prof.ssa Annick Magnier. “Se si analizza il contesto Europeo – ha sottolineato il Prof. Baccetti – le Province italiane sono, per funzioni, costi e tipologia di governo politico, esattamente in linea con quelle degli altri Paesi, e costano meno.

Introdurre in questo contesto una riforma settoriale, come quella prevista dal Governo Monti con la legge Salva Italia, rischierebbe di creare una profonda frattura nel sistema di governo locale del Paese”. “Oggi – ha evidenziato il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione – le Province italiane, contrariamente a quello che si vuole fare credere, sono in tutto identiche alle Province europee, mentre se si portasse a termine la riforma Monti l’Italia diventerebbe una anomalia, tra l’altro in netta controtendenza con gli altri Stati Ue”.

Nella ricerca dell’Università di Firenze emerge poi una forte propensione riformista delle Province stesse, come sottolineato dalla Prof.ssa Magnier, che ha presentato una analisi realizzata su un campione di 70 Province, sulle 107 totali. “Le Province- ha detto la professoressa – sono consapevoli della necessità di autoriformarsi. Per questo sottolineano la necessità di mantenere il livello di governo elettivo, perché le Province sono ente di autogoverno territoriale, ma rivederne la composizione e soprattutto ripensarne le funzioni, concentrando intorno a questa istituzione solo quelle che la caratterizzano come responsabile della programmazione e della gestione del territorio” .

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