Cosa sta accadendo alla montagna !

11 Maggio 2012 By

di Silvano Martini

Sono oramai decine le serate di presentazione del BARD Belluno Autonoma Regione Dolomiti a cui partecipo come relatore. Si tratta di una esperienza bellissima che avevo in parte già fatto durante i due anni e mezzo in consiglio provinciale: girare la provincia, incontrare persone, amministratori, giovani…

Molti non percepiscono la gravità di quello che sta accadendo al nostro territorio e si comportano come chi, aggredito da un tumore, finge di non essere malato salvo ricorrere alle cure quando è troppo tardi.

Mi dicono che un lavoro bene o male si trova e non stento a crederlo perché il turnover vede più persone in uscita che in entrata a causa della scarsa natalità e del fatto che molti che hanno studiato se ne sono andati e non cercano lavoro in questi luoghi.

Questo fenomeno apparentemente risolve la questione della disoccupazione ma comporta una diminuzione secca degli occupati e in definitiva una contrazione del PIL locale con conseguente impoverimento del tessuto economico e di conseguenza anche sociale, della parte alta e periferica della provincia. Un po’ meno peggio vanno le cose in Val Belluno che in ragione della presenza in quei luoghi di un tessuto industriale consistente anche se per la verità i numeri ci dicono che l’economia è concentrata in misura eccessiva sul comparto manifatturiero. Questo comporta i rischi che ben conosciamo noi che una crisi definitiva, strutturale e irreversibile del settore industriale dell’occhiale l’abbiamo già pesantemente subita.

Non esistono soluzioni facili a portata di mano che consentano, da sole, di risolvere i problemi che ho appena esposto. Possiamo però cambiare il corso degli eventi se sapremo riprendere in mano il nostro destino attuando politiche adeguate al particolare e meraviglioso territorio che abbiamo la fortuna di abitare.

Non posso certo esaurire in poche righe questioni così complesse ma posso fornire alcuni spunti, conoscendone meglio le problematiche, soprattutto alle amministrazioni che fanno parte delle tre Comunità Montane Cadore, Comelico, Val Boite, Cortina D’Ampezzo, alcune delle quali appena rinnovate.

Sono cose semplici e risapute ma conviene ripeterle per chiarezza ad uso dei nuovi che affrontano per la prima volta l’amministrazione di un comune.

  • mutualità
  • collaborazione
  • innovazione
  • difesa del territorio
  • miglioramento della viabilità con interventi soft (vedi Pusteria)
  • no all’autostrada
  • politica energetica locale basata su risorse proprie
  • abbandono dei combustibili fossili a favore delle fonti rinnovabili
  • incentivazione dello studio e della formazione
  • adozione di criteri e tecniche costruttive basate sulle risorse locali
  • creazione di un polo industriale che sfrutti la filiera del legno
  • sostegno al settore primario in funzione di integrazione al reddito e per la produzione di ambiente
  • collaborazione tra le amministrazioni per favorire maggior integrazione tra i residenti
  • miglioramento e adeguamento dei servizi sanitari alle mutate condizioni sociali
  • Incentivazione del turismo a partire dalle piccole attività per creare un’offerta diffusa sul territorio gestita con criteri industriali
  • recupero delle arti, delle tradizioni, dei mestieri

Ovviamente si tratta solo di spunti e vanno riempiti di contenuti sapendo però che ogni paese non può pensare e pretendere di bastare a se stesso. Credo anzi che buona parte dei nostri guai siano dovuti all’incapacità di pensare al plurale.

Dobbiamo anche viaggiare e informarci e non aver paura di copiare le buone idee degli altri. In alto Adige ci sono 50 impianti a biomasse e in Auronzo ancora oggi nessuno crede alla convenienza di un solo piccolo impianto a Misurina. Questo significa che siamo arretrati e incapaci di metabolizzare semplici idee. Non è colpa del Sud Tirolo se noi siamo ridotti allo spettro di quello che eravamo: è colpa nostra e della nostra incapacità di stare insieme come una società coesa e ben strutturata mentre noi non siamo capaci di andar d’accordo nemmeno per semplici progetti.

Il BARD, Belluno Autonoma Regione Dolomiti, si propone come un collante per le popolazioni delle Dolomiti. Si propone di mettere assieme le persone al di la delle appartenenze a partiti politici o delle convinzioni politiche che rispettiamo ma che non sono in grado ora di fornirci risposte adeguate.

Il BARD non offre soluzioni, non ha nulla da insegnare ma chiede aiuto a tutti e chiede a ciascuno di assumere su di se la responsabilità di battersi, insieme agli altri cittadini di questa bellissima provincia, per un futuro di autogoverno. Un futuro in cui possiamo riprenderci le risorse che oggi ci sono sottratte quasi per intero e che bastano e avanzano, se ben gestite, ad assicurare a noi e ai nostri figli, un futuro dignitoso da vivere, se lo vogliamo, tra le nostre montagne.

Aderiamo tutti al BARD: ricostruiamo insieme un futuro possibile per il popolo delle Terre Alte !

Silvano Martini
vicepresidente BARD

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Brancher è andato a “fondo”?

8 Maggio 2012 By

di Tomaso Pettazzi

Come volevasi dimostrare. L’appello di Auronzo, Comelico Superiore, Cortina e Livinallongo confinanti con Bolzano, unitamente agli analoghi Comuni sondriaschi perché le provvidenze previste dal Fondo Brancher siano destinate solo a loro, rischia di innescare una guerra tra poveri, come da tempo avevo previsto. Comuni di serie A e di serie B che si accapigliano come facevano i famosi polli di Renzo mentre si avviavano al loro triste destino. Ma c’è di più; si rischia di assistere ad una tragicommedia dove l’oggetto del contendere è come “l’araba fenice: che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa”.

In effetti, a ritmi cadenzati, si riparla di questo fantomatico Fondo, considerato la soluzione di tutti i mali Bellunesi. E’ scaduto, o sta per esserlo, il bando per il 2012 ed ancora non sono stati assegnati quelli del 2011 e 2010. Analoga sorte per il Fondo Letta/Lanzillotta di cui si vocifera siano in arrivo i finanziamenti addirittura dei bandi 2008/09/10/11 e nel frattempo è in scadenza l’attuale.

E quello che lascia sconcertati, ma non troppo a dire il vero, è che questa paralisi si consolida nel silenzio totale dei nostri rappresentanti politici a Venezia e Roma. Che sanno benissimo, ma lo tacciono, che difficilmente queste provvidenze arriveranno. Infatti, col taglio sostanzioso dei trasferimenti a Trento e Bolzano operato dal Governo Monti, è stato fatto un vulnus all’Accordo di Milano del 30 novembre 2009 sul riequilibrio della finanza pubblica, che prevedeva l’onere, da parte delle due Province autonome, di finanziare iniziative e progetti di competenza dello Stato su territori confinanti, fermi i trasferimenti a 9/10 di gran parte dei tributi (in specie art. 73, 75-bis, 79, 82). Essendo inadempiente una parte (lo Stato) Bolzano, sembra di capire, si reputa libera di adempiere o meno all’impegno. E non si può darle torto. Così, mentre a Belluno si discute del sesso degli angeli, questi (i soldi) restano ben serrati in casseforti ben distanti, “autonome” da maneggioni incravattati. Continuiamo così e la fine si avvicinerà a grandi passi.

Tomaso Pettazzi  – Movimento BARD – Belluno Autonoma Regione Dolomiti

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spopolamento del Bellunese: si può arginare con fiscalità di vantaggio e adeguata remunerazione della risorsa acqua

5 Marzo 2012 By

di Silvano Martini

Credo che la fiscalità di vantaggio, più che l’istituzione di una zona franca diffusa, che ritengo di poco probabile attuazione, possa essere uno strumento potente per rimediare al progressivo spopolamento dei nostri paesi più piccoli o per quei paesi dove sono evidenti le conseguenze nefaste procate dall’esodo delle piccole imprese commerciali e produttive che costituiscono il tessuto connettivo delle nostre comunità.

Certo se non ci si dà una mossa si rischia di chiudere la porta della stalla quando i buoi saranno scappati da un pezzo e magari già morti di vecchiaia.

Per fare un esempio concreto: credo che un paese come Lorenzago non sarebbe rimasto senza macelleria se si fosse applicata una compensazione fiscale di vantaggio che salvaguardasse la redditividitá di quell’attività senza costi per lo stato e con una riduzione sensibile dei costi sociali della collettività di Lorenzago che è costretta a spostarsi con l’auto per far fronte alle necessitá quotidiane.

Ovviamente l’argomento è vasto e andrebbe affrontato nella sua complessità ma sono certo che se potessimo adottare un modello di governo per la montagna utilizzando le risorse che abbiamo , senza chiedere privilegi ma solo giustizia, potremmo garantire con relativa facilitá un livello di benessere per i cittadini dei nostri paesi di montagna pari a quello di chi vive nei fondovalle e nelle zone urbane.

Se penso che dei 1.200 milioni di euro di energia idroelettrica prodotta con la nostra acqua e sul nostro territorio, tornano alla nostra comunità solo 21 miseri milioni, allora mi rendo conto che quelli che dipingono il territorio Bellunese come povero e assisitito dallo stato sono dei bugiardi. Ancora… credo che le società che per il tramite delle lobby parlamentari sono riuscite a ottenere una proroga fino al 2029 delle concessioni idroelettriche sono in realtà le autrici del furto continuato e sistematico delle risorse della Provincia. Questi soggetti sono i veri nemici del nostro territorio e auguro loro di finire come meritano.

Se il territorio Bellunese e alpino in genere continuerà ad accettare supinamente l’occupazione colonialista del proprio territorio senza muovere un dito dubito che il popolo ed il territorio bellunese, così come lo conosciamo, vedrà la luce della prossima generazione.

Intere vallate stanno per diventare deserto sotto gli occhi di rappresentanti politici comprati per qualche decina di migliaia di euro al mese dal potere dei partiti che oramai rappresentano solo l’interesse di una casta che della politica si serve per arricchire e sistemare parenti e amici ed ha cancellato completamente il senso della missione che dovrebbe essere la ragione di vita di chi fa politica onestamente.

È necessario togliere i soldi alla politica, subito, perchè a far politica vada chi ha passione e voglia di lavorare davvero, come si dovrebbe, per migliorare le condizioni di vita della montagna.

L’eterna ed impari lotta tra la città e la montagna si vincerà solo quando avremo stabilito ma volta per tutte che la cifra del potere non può essere solo il numero dei cittadini che votano e che a determinare la politica oltre alla quantità di cittadini elettori deve essere l’ampiezza del territorio. Va riconosciuto alla montagna il diritto a vedere compensati, tramite il corretto pagamento delle risorse sottratte ad essa, come l’acqua e l’energia, i costi del vivere in montagna presidiandola per garantire che il delicato territorio non venga abbandonato con le conseguenze del caso.

Ogni volta che osservo la messe di dati che certificano, come la cronaca di una morte annunciata, il progressivo spopolamento e contemporanea marginalizzazione di larga parte del territorio Dolomitico penso ai nostri parlamentari ed al poco o nulla che sono riusciti ha portare a casa e penso a rappresentanti del sud Tirolo e del Trentino e al molto che tutti i giorni riescono a fare per il loro territorio.

Dove sta la differenza ?

Solo nel fatto che se la produttività dei parlamentari del Trentino – Sud Tirol , a favore del loro territorio, fosse pari allo zero ottenuto dai nostri, non oso pensare la fine che farebbero tornando a casa a fine settimana. Credo che rischierebbero un corso di nuoto in qualche letamaio dell’Alta Pusteria.

È necessario che prendiamo coscienza del furto che ogni giorno avviene sul nostro territorio ai danni di noi che lo abita ed ancora di più è necessario che rivendichiamo in modo forte che non intendiamo aspettare il 2029 per riprenderci ciò che è nostro.

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L’intervento del direttore del Corriere delle Alpi: ‘I bellunesi scomparsi e i politici sonnacchiosi’

4 Marzo 2012 By

Il direttore Omar Monestier interviene dal suo blog nel dibattito sul futuro della nostra provincia, prendendo spunto da alcune osservazioni contenute nel recente articolo di Diego Cason pubblicato il 2 marzo scorso sulle colonne del Corriere delle Alpi.

I bellunesi scomparsi e i politici sonnacchiosi

Diego Cason, sociologo, bellunese, montanaro come me scrive sul Corriere che la provincia di Belluno ha perso più di mille abitanti lo scorso anno. Che sono scesi a 800 solo grazie agli immigrati.
Ho titolato in prima pagina il suo articolo: la grande fuga dei bellunesi.

Si scappa dalle montagne, si scende dalle zone disagiate, il fondovalle cresce a scapito delle località montane che non siano eccellenze turistiche, come Cortina.
Ma male leggere l’articolo di Cason e fa male perchè si capisce che intorno a noi la nostra rappresentanza politica, la nostra classe dirigente, la Regione, tutti insomma, pensano ad altro. Ci si accapiglia, giustamente, su Bim Gsp, i sindaci si lamentano dei tagli, i consiglieri regionali pigolano sulla nostra marginaltà… ma non succede nulla. Secondo Cason l’autonomia della provincia è la soluzione di tutti i mali, lo stop a ogni forma di declino. Può essere. Ma finchè non arriva non c’è veramente nulla che possiamo fare? Dalle unioni dei Comuni, alla rimodulazione delle nostre priorità? In campagna elettorale avete mai sentito parlare di spopolamento, di risorse idriche, di turismo sostenibile?

La risposta alle questioni poste da Cason è una sola: cambiare prospettiva noi per primi. Obbligare i sindaci a occuparsi di questo e non solo di sagre e marciapiedi o di piscine faraoniche (come quella di Tambre). I ragazzi se ne vanno perchè non hanno prospettive di lavoro. I laureati non ritornano perchè sarebbero sottoutilizzati. Eppure la provincia di Belluno non è un luogo dal quale fuggire. Al contrario. Le nostre montagne sono bellissime, l’aria è tersa e la gente schietta.

In questa campagna elettorale dobbiamo obbligare i candidati e i partiti ad occuparsi di questo. Si vota a Belluno, Feltre, Cortina e in quasi tutti i centri maggiori, non dobbiamo accontentarci delle solite litanie iperlocalistiche. Il Bard cerca di dare ai bellunesi una nuova forma politica ma io credo che ci voglia anche una maggiore percezione della realtà da parte dei candidati che non sanno, o non hanno ancora avuto l’opportunità di comprendere, che devono stare dentro un progetto più grande. Quel progetto non è il loro municipio ma la provincia di Belluno.

(dal blog di Omar Monestier)

 

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Il Bellunese si spopola persi altri 800 abitanti

3 Marzo 2012 By

di Diego Cason

BELLUNO. L’aggiornamento dei dati sulla situazione demografica, sociale ed economica della Provincia di Belluno contiene luci e ombre. Continua a incidere un saldo naturale (la differenza tra i nati vivi e i morti annuali) negativo, che nel 2011 è stato di -789 residenti totali.

Il saldo negativo è ancora più rilevante se nel conto escludiamo gli immigrati e i loro figli, in questo caso il saldo sarebbe di – 1.155. La differenza tra gli iscritti e i cancellati nei registri delle anagrafi comunali è definita saldo migratorio, interno se riguarda gli italiani, esterno se riguarda gli stranieri. Questa differenza è stata, nel 2011, di 366 unità che non riescono a colmare la riduzione di residenti.

La somma dei due saldi (naturale e migratorio) è definita tasso di crescita, nel nostro caso è un tasso di decrescita poiché, unica provincia nel nord est, il nostro è un dato negativo (-0,7), per il terzo anno consecutivo dal 2009. Le altre provincie del nord che hanno un tasso di crescita negativo sono Genova e Biella e, tra le province italiane, Belluno figura in classifica al numero 105, tra Caltanissetta e Matera.

Tasso di crescita negativo. Una comunità che decresce non manifesta una sofferenza solo demografica ma anche economica e sociale. Siamo l’unica provincia con un tasso di crescita negativo sia in Veneto, dove il tasso di crescita è di 5,5, sia in relazione alle provincie montane confinanti dove Trento ha un tasso di crescita di 9,7 e Bolzano di 9,1. Questo è strettamente correlato con il fatto che siamo l’unica provincia montana priva di strumenti di autogoverno in grado di produrre politiche attive a favore della residenza in quota. Infatti la decrescita non colpisce allo stesso modo tutti i territori provinciali e nemmeno l’abbandono, dovuto a migrazione interna, è omogeneo. I comuni posti a quote più elevate, escludendo i centri di produzione del valore aggiunto turistico (Cortina, Livinallongo, Falcade, Alleghe, Zoldo Alto, Auronzo e Sappada) e quelli marginali (come Ospitale, Perarolo, Sovramonte, Cibiana), perdono residenti in modo più consistente e più rapido. Se ci riferiamo ai distretti, per non entrare nel dettaglio comunale, quello che perde percentualmente più residenti, è l’Agordino, seguito dal Cadore, dal Bellunese e dal Feltrino. L’Agordino in dieci anni ha perduto il 4,7% dei residenti e questo calo, senza l’immissione d’immigrati, sarebbe stato del 6,4%, il territorio perde in media 100 residenti ogni anno, che senza immigrati sarebbero 169. I comuni che subiscono lo spopolamento più consistente sono Gosaldo (-17,2%) e San Tomaso Agordino che segna un calo del 15,4%. L’unico comune che segna una crescita è Taibon(+1,4%).

Il Cadore, in dieci anni, ha perduto il 2,4% dei residenti e questo calo, senza l’immissione d’immigrati, sarebbe stato del 4,2%, il territorio perde in media 93 residenti ogni anno che, senza immigrati, sarebbero 196. I comuni che subiscono lo spopolamento più consistente sono Santo Stefano (-8,2%) e Cibiana, che segna un calo del 9%, il comune con la crescita più consistente è San Vito (+ 6,8%). In crescita più modesta anche Perarolo, Pieve, Valle e Vodo.

Il Bellunese in dieci anni ha aumentato del 3,1% i residenti ma, senza l’immissione d’immigrati, ci sarebbe stato un calo del 1,8%, il territorio ha acquisito in media 215 residenti ogni anno ma, senza immigrati, ci sarebbe stato un calo di 150 unità. I comuni che subiscono lo spopolamento più consistente sono Zoldo Alto (-13,6%) Forno di Zoldo (-12,4%) e Ospitale di Cadore, che segna un calo del 10,2%, il comune che segna la crescita più consistente è Limana (+12,2%). In crescita anche Ponte nelle Alpi, Puos d’Alpago e Belluno.

Il Feltrino in dieci anni ha guadagnato il 4,6% dei residenti ma, senza l’immissione d’immigrati, ci sarebbe stato in calo dello 0,7%, il territorio acquista in media 371 residenti ogni anno ma, senza immigrati, la perdita subita sarebbe stata di -74 residenti. I comuni che subiscono lo spopolamento più consistente sono Arsiè (-10,2%), Lamon (-8,9%) e Sovramonte (-9%), i comuni che segnano la crescita più consistente sono Sedico (+15,2%), Quero (+11,7%) e Alano (+11,1%).

La lettura di questi dati evidenzia due fatti. Il primo è la chiara incidenza del flusso migratorio interno ed esterno che consolida la popolazione dei comuni Bellunesi, in particolare quelli di fondovalle a elevata concentrazione di attività produttive (Sedico, Ponte nelle Alpi, Limana) o confinanti con la pianura Veneta (Farra d’Alpago, Quero, Alano).

La montagna si svuota. Il secondo fatto rilevante è che si sta svuotando la montagna bellunese, che occupa i due terzi del territorio provinciale, perché i comuni in quota perdono molti più residenti della media provinciale e di distretto (tutto lo Zoldano, Gosaldo, Sovramonte, ecc). In montagna, inoltre, si registra una perdita di residenti anche nei capoluoghi dei distretti come Agordo, Pieve di Cadore, Auronzo e Cortina. Questo fatto illustra con chiarezza che la residenza in montagna si sta orientando a svolgere una funzione sussidiaria (ancillare) a dinamiche di sviluppo non più centrate sui distretti montani. Si assiste a una migrazione e addensamento di popolazione intorno ai poli che producono il valore aggiunto che sono, sempre più, estranei alla logica della distribuzione residenziale in montagna che diventa paesaggio e scenario ma non determina più residenze in funzione dell’utilizzo delle risorse territoriali. Quello che accade è un lento smottamento di residenti e poteri verso i fondovalle e la val Belluna. Se questo fenomeno non sarà contrastato con chiarezza di visione strategica e con risorse adeguate, il destino della montagna bellunese è segnato. E questo destino, esprimendolo in parole semplici, consiste nel totale e irrimediabile asservimento dei territori montani ai bisogni della pianura veneta e della val Belluna.

(sul Corriere delle Alpi del 2 marzo 2012)

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