REFERENDUM VOLTAGO AGORDINO E AURONZO DI CADORE

2 settembre 2014 By

Oggi possiamo dire che, con i referendum di Voltago Agordino e Auronzo di Cadore, un totale di oltre 40.000 bellunesi hanno espresso la volontà di cambiare regione.

E’ un segnale inequivocabile, spesso non compreso e ancor più spesso strumentalizzato. Un segnale verso Venezia e Roma da cui non arrivano, finora, risposte adeguate per il territorio bellunese.

Così come non sono soddisfacenti né la legge Delrio né la riforma Costituzionale per le province alpine, così risulta del tutto insoddisfacente la risposta di Venezia.

Possiamo perciò solo gioire di fronte al risultato del referendum di Voltago Agordino e all’importantissimo segnale degli oltre 1100 SI degli Auronzani.

Con Voltago ed Auronzo si chiude la cerchia dei comuni bellunesi confinanti con le province autonome di Trento e di Bolzano che hanno utilizzato lo strumento referendario, avente come quesito la richiesta di distacco dalla regione Veneto per andare a far parte della regione Trentino Alto Adige/Südtirol.

Non c’è nessun territorio provinciale italiano che abbia adottato in modo così massiccio questo strumento per manifestare il proprio malcontento.

Ogni referendum è la dimostrazione reale di come le nostre comunità in modo legale, pacifico e democratico abbiano saputo reagire con dignità alle problematiche che attanagliano i nostri territori dove da sempre mancano le vere e lungimiranti politiche per la montagna.

Nonostante le differenze, anche di carattere storico, i referendum rivendicano la necessità di una forte autonomia come strumento per la gestione dei nostri territori montani, vasti, complessi, diversi e scarsamente popolati.

Autonomia come assunzione di responsabilità, prendendo esempio dai modelli di governace montana funzionanti delle province autonome di Trento e Bolzano.

Le Dolomiti, pur con aree a diversa storia e lingua, sono un’entità geografica unica. I referendum sono l’espressione della volontà delle popolazioni di appartenere ad una macro regione alpina unica, consapevoli che in una regione prevalentemente di pianura, urbanizzata e densamente popolata, non c’è rappresentanza ed ascolto ai bisogni della montagna.
I medesimi obiettivi di fondo hanno compattato un territorio, anziché dividerlo.

Molti comuni “non referendari” delle Terre Alte hanno deliberato in favore delle motivazioni politiche intrinseche al quesito del referendum.

La battaglia di un comune è diventata la lotta della gente della montagna, soprattutto di quella più periferica, che rifiuta ogni forma di centralismo anche nei confronti di Belluno o della val Belluna.

I tanti SI al distacco dalla regione Veneto dei cittadini dei comuni di confine con le realtà autonome sono un messaggio molto chiaro.
La volontà espressa da oltre 40.000 bellunesi è stata rimarcata anche dal fortissimo consenso alle recenti elezioni europee, dove il nostro candidato Herbert Dorfmann, rappresentante dell’SVP, ha ottenuto un successo incredibile e non pensabile fino a qualche tempo prima.

Noi pensiamo che i referendum siano tessere di un mosaico, che il solco sia stato tracciato e che gli importantissimi segnali provenienti dall’area ladina e periferica del Bellunese siano da tenere in grande considerazione.

Per questo motivo riteniamo che la stesura della prossima lista di candidati alla nuova formazione del Consiglio d’area vasta (ex Ente Provincia) dovrà tenerne conto in termini di rappresentanza, delle varie aree del Bellunese. Non dovranno quindi prevalere le logiche di partito ma le logiche a favore del territorio.

Sarà necessario tenerne conto anche nella predisposizione di un preciso programma che dovrà rappresentare l’impegno verso l’autonomia e verso una sempre più stretta collaborazione con le aree dolomitiche autonome vicine affinché ci sia un reciproco vantaggio.

Un programma che guardi verso una candidatura nel gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) “EUREGIO Tirolo-Alto Adige-Trentino” cui l’obiettivo è quello di facilitare e promuovere la cooperazione transfrontaliera, transnazionale o interregionale col fine esclusivo di rafforzare la coesione economica e sociale dei territori alpini.

Questo è il nostro pensiero che vogliamo condividere con Voi.

I periodo storico che ci prepariamo ad affrontare sarà difficile ed impegnativo e lo supereremo favorevolmente solo insieme e solo con il vostro sostegno e la vostra fiducia. E’ ciò che vi chiediamo, condivisione, sostegno e fiducia che, ne siamo certi, non mancheranno.

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Referendum Comelico Superiore, sconfitta democratica o vittoria illegittima?

31 marzo 2014 By

Domenica 30 marzo alle 23.00, anche a Comelico Superiore, si è conclusa l’esperienza referendaria sul passaggio di questo comune al confinante Trentino Alto Adige. 

Per i contrari ed ad un’analisi superficiale questa è una sconfitta.

Referendum

Referendum Comelico Superiore

Per il BARD, da sempre sostenitore di tutti i referendum che sino a qui si sono succeduti invece, il voto è un diritto democratico importantissimo sempre più minacciato da uno Stato accentratore e sordo alle istanze dei territori soprattutto se periferici e poco popolati come quelli montani.

La questione referendaria ha poi stimolato il dibattito presso i cittadini di Comelico Superiore sul futuro della propria comunità in una regione Veneto da sempre lontana dalle Terre Alte, raffrontandosi con le realtà autonome confinanti dove politiche per la montagna mirate sono invece spesso vincenti.

Purtroppo in questo tipo di consultazioni, ove serve il quorum per la validità del referendum e quello affermativo sul tema della consultazione, i numeri dei residenti all’estero, ben 526 su 2416 aventi diritto al voto, e dei “falsi” residenti nel comune, condannano i veri residenti, tanto più che gli iscritti AIRE non possono votare dall’estero, come invece in altre consultazioni. Read more →

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Referendum del 10 e 11 febbraio 2013 – VOTA SÌ

6 febbraio 2013 By

Il 10 e 11 Febbraio ci saranno i referendum per il passaggio alla Regione Trentino Alto Adige dei Comuni di Feltre, Arsiè, Cesiomaggiore, Falcade, Rocca Pietore, Canale d’Agordo e Gosaldo. Tutta la cittadinanza è invitata ad andare a VOTARE  SI’ e ve lo spieghiamo nel video seguente.

VOTATE SI’ PER LA MONTAGNA FUORI DALLA PIANURA,
VOTATE SI’ PER GUARDARE AL FUTURO.
VOTATE SI’ PER IL PASSAGGIO IN TRENTINO ALTO ADIGE UNITI PER LA REGIONE DOLOMITI!

Su la TESTA BELLUNESI!!!!
Bard – Belluno Autonoma Regione Dolomiti

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Referendum, il Bard attacca la politica: «Diffidate dei tre moschettieri bellunesi e del D’Artagnan di Roma»

28 gennaio 2013 By

Dal Corriere delle Alpi del 27 gennaio 2013:

di Gianni Santomaso

RIVAMONTE. «Diffidate dei tre moschettieri bellunesi e del D’Artagnan di Roma». A dirlo non è il cardinale Richelieu, ma gli esponenti del Bard che venerdì sera a Rivamonte, nell’ambito di uno degli incontri per il sì in vista dei rerefendum dei prossimi 10 e 11 febbraio, hanno lanciato un duro attacco alla politica bellunese. La riunione, svoltasi alla casa della gioventù del paese, ha visto una discreta partecipazione di pubblico (circa quaranta persone) fra cui i sindaci di Rivamonte, Valter Todesco, e di Voltago, Bruno Zanvit, e un rappresentante del comitato referendario di Rivamonte, Simone Fontanive.

Tema della serata, oltre alle ragioni del sì al passaggio al Trentino Alto Adige e alla formazione di una regione dolomitica, lo stop della Cassazione alle richieste di referendum di Voltago e Rivamonte. A spiegare ai cittadini la situazione è stato il costituzionalista dell’Università di Padova Daniele Trabucco, che ha ribadito la correttezza delle operazioni compiute dai due comuni. «Quello della Cassazione», ha spiegato Trabucco, «è un comportamento molto anomalo: si tratta di un rinvio, e non di una bocciatura, operato in dispregio della legge. Tale rinvio non è stato corredato di motivazioni, ma semplicemente di una lettera-patacca».

Trabucco ha quindi ricordato i passaggi effettuati assieme ai Comuni per avere delucidazioni: dalla telefonata in Cassazione, ai colloqui in Prefettura per cercare un contatto con il ministero dell’Interno. «Ad oggi, però», ha detto, «non sappiamo ancora niente. Se anche questa strada non dovesse portare al risultato, torneremo a inviare le due delibere distinte, sempre per ottenere il referendum cumulativo, accompagnate da una memoria che ricordi alla Cassazione la legge e la casistica precedente».

La situazione che vede operare assieme due comuni, come nel caso di Rivamonte e Voltago, è per il Bard un esempio di unità di un territorio di fronte alle questioni che riguardano la montagna bellunese. «Esiste una solidarietà fra i comitati», ha spiegato Danilo Marmolada, referente agordino del Bard, «tra Agordino e Feltrino, tra Feltrino e Cadore e tra Cadore e Agordino, ma anche all’interno delle singole vallate. Un movimento che vede protagonisti molti giovani».

Se da una parte c’è l’unione, dall’altra c’è però una rottura sempre più evidente con il mondo della politica bellunese e in particolare con i tre consiglieri regionali verso i quali gli esponenti del Bard presenti alla riunione (oltre a Marmolada c’erano anche Adolfo Bortoluzzi e Tommaso Petazzi) hanno usato parole dure. «Diffidate», ha detto Marmolada riferendosi alle accuse di secessionismo, «di quei politici bellunesi lontani dalle problematiche dello stesso territorio in cui hanno preso i voti. Noi non spacchiamo la provincia». Petazzi ha quindi rincarato la dose: «Guardatevi bene da quelle vipere che bestemmiano definendo “schizofrenici” i nostri giovani: sono i tre moschettieri (con chiaro riferimento a Bond, Reolon e Toscani, ndr) e il D’Artagnan di Roma ovvero Gian Candido De Martin».

Pur consapevoli che il ruolo dei tre consiglieri regionali non è facile, il Bard chiede loro di stare con il territorio e non contro. «Capisco tutto», ha detto Marmolada, «ma in questa fase storica devono stare con il territorio e non attaccare i giovani».

Per quanto riguarda le elezioni politiche il Bard ha ribadito il proprio sostegno a qualunque schieramento che ponga con forza le problematiche del Bellunese. «Per ora», hanno detto, «c’è solo Silvano Martini (Lista Civica Monti), anche se pure Roger De Menech (Pd) ci ha sempre dato appoggio».

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parole sagge di un sindaco saggio: l’intervento del sindaco Michele Balen sul referendum di Cesiomaggiore

18 gennaio 2013 By

Interamente tratto da una nota postata dal sindaco Michele Balen sul proprio profilo FB:

C’è chi li promuove, chi li sostiene, chi li avversa, anche con decisione, chi li snobba e chi li ignora o finge di ignorarli, anche se ignorarli è diventato ormai difficile. Parlo dei referendum di consultazione popolare per passare, armi e bagagli in mano, al Trentino Alto-Adige.

Il mio Comune ha ricevuto la richiesta, sottoscritta da un cospicuo numero di cittadini, di indire il referendum, e ha deliberato a favore, con voto unanime dei consiglieri comunali. Poi le competenti autorità romane hanno autorizzato la consultazione e ne hanno stabilito la data.

Dunque il referendum… s’ha da fare.

Ora mi permetto due parole sul tema.

Fin da quella volta che Napoleone Bonaparte pestò coi suoi calcagni questa nostra terra, che oggi chiamiamo “provincia di Belluno”, i nostri comuni sono inscritti nell’ente amministrativo allora chiamato “Dipartimento della Piave”. In oltre due secoli di storia la nostra provincia ha conosciuto varie vicissitudini, lunghi periodi di miseria e brevi e rari momenti di fortuna.

Il Feltrino, che prima d’allora era del tutto autonomo, ha perduto nella provincia quasi tutte le sue istituzioni più importanti. Il resto del territoro, il Cadore, l’Agordino, il Comelico, l’Alpago… non se la passa meglio: non ha visto che rari e localizzati esempi di sviluppo e di benessere, mai nulla a che vedere col benessere e con lo sviluppo del Trevisano, tanto per dire.

Onestà e laboriosità delle popolazioni “bellunesi” non sono valse che ad ottenere le briciole di quanto hanno ottenuto nel frattempo i fratelli trentini col loro statuto speciale.

La Provincia di Belluno ha avuto oltre duecent’anni di tempo per dimostrare la sua forza e la sua efficacia nel difendere e nel promuovere al meglio i suoi territori. Com’è andata, vogliamo fare due conti? Siamo soddisfatti di questa provincia?

Se i risultati non ci soddisfano dovremmo semplicemente e saggiamente prenderne atto.

E se lo stato attuale delle cose, che vige da secoli, sia efficace o meno ha da dircelo la statistica; e se siamo soddisfatti o meno ha da dircelo l’uomo della strada che fa i conti con la fine del mese.

Io difendo l’unità della Provincia, sia ben chiaro, ma l’unità non fine a se stessa, non come un valore assoluto, bensì come uno strumento per governare i nostri paesi. Non altrimenti.

Per fortuna, io dico, l’unità della provincia di Belluno non forse è nè l’unico nè il più efficace strumento per difendere e sostenere le nostre ragioni. Per fortuna vi sono altre vie, vie che altri tentano di percorrere, come fanno i comitati referendari e come fanno quei cittadini che i referendum li hanno chiesti e sottoscritti. Fanno bene a tentare strade impraticate? Non lo so, ma parto dal principio che “tentare altre vie” sia sempre un atto d’intelligenza e di coraggio.

In ogni caso io sono il sindaco di Cesiomaggiore, sono al servizio dei miei cittadini e sento il dovere, anzi, il “sacrosanto dovere”, di dare ai cesiolini la possibilità di esprimersi sul futuro del loro Comune; come sento di sostenere le loro ragioni e di attendere di conoscere la loro volontà, quale essa sia, per tenerla nel giusto conto, com’è mio dovere.

Per questo non mi limiterò a difendere soltanto la Provincia di Belluno e la sua unità, ma sosterrò parimenti le ragioni e il diritto di chi ha chiesto il referendum per il distacco dal Veneto, ritenendo che vi sia soltanto un’apparente contraddizione in questa scelta, ritenendo che prima di ogni altra cosa venga il bene della mia gente e che ogni strada democratica e legale per ricercarlo sia pure legittima.

Il referendum consultivo è uno strumento legale e democratico ed è volto al bene del mio paese, allora ben venga il referendum, al di là dei suoi costi che sono dei costi dovuti alla democrazia.

Aggiungo infine che la strada della specificità della Provincia di Belluno nella Regione del Veneto è sempre valida e aperta. Ma deve diventare sostanziale, reale e palpabile. Sarà questa sostanzialità, e l’equità fra i territori, che toglierà eventualmente senso ad altre scelte. Per ora vi sono ragioni storiche, identitarie ed economiche che rendono più che rispettabile la scelta dei referendum.

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