il presidente del BARD Moreno Broccon sui referendum del 10 febbraio

6 Gennaio 2013 By

Dal Corriere delle Alpi del 3 gennaio 2013:

«Occasione storica, bisogna crederci»

 Broccon del Bard esorta i cittadini ad andare al voto: «Se il segnale sarà forte, Roma ci ascolterà»

FELTRE. Più si avvicina il fatidico 10 febbraio, più si accende il dibattito sul senso e il consenso verso i referendum locali, quelli con cui i cittadini esprimeranno la loro opinione sulla proposta di trasloco nella provincia di Trento. Il movimento secessionista, ormai esploso in oltre una ventina di Comuni grazie alla sensibilizzazione massiccia dei comitati referendari, giocherà per il 50+1, la soglia percentuale del quorum tanto temuta dai dissidenti. Ostacolato da un’ondata di scetticismo e perplessità, il movimento sta cercando attraverso una fitta campagna promozionale di convincere i dubbiosi che le possibilità di passare ci sono, e che a prescindere dal risultato varrà comunque la pena provarci.

Moreno Broccon, presidente del Bard che da mesi combatte per la “Belluno autonoma” di oggi, in direzione della “Regione Dolomiti” del domani, sostiene la centralità di Feltre nel gioco delle parti e apre le speranze a un’apertura in Parlamento. «Corrado Carnevale, il presidente della sezione civile della Corte di cassazione, ha voluto parlare direttamente al telefono con i rappresentanti dei tre comitati referendari agordini, appena passati a consegnare la delibera in ufficio, per capire cosa stesse succedendo in provincia di Belluno», racconta Broccon, «questo per noi è un messaggio chiaro: significa che stanno prendendo seriamente in considerazione la questione. Noi chiediamo più autonomia per la montagna bellunese, con politiche dedicate al territorio».

La voglia matta di Trentino-Alto Adige ha diversi precedenti, tra cui la richiesta, bocciata, di far passare oltre il confine l’intera provincia di Belluno: «Nella documentazione depositata all’ufficio centrale per il referendum è scritto chiaramente che quella proposta di referendum era stata bocciata perché si chiedeva lo spostamento di un’intera provincia, e non di una manciata di Comuni. Ma se saremo tutti uniti e ci muoveremo assieme, il messaggio sarà talmente forte che il Parlamento non potrà ignorarlo. E di fatto, Comune per Comune, si riuscirebbe a far passare comunque la Provincia dall’altra parte». Il parere delle Regioni di partenza (Veneto) e di arrivo (Trento) sulla riorganizzazione delle province montane non sono vincolanti: «Sono solo opinioni consultive», precisa Broccon, «la decisione finale spetta al Parlamento».

E aggiunge: «È l’occasione più importante che abbiamo dal dopoguerra per entrare a far parte di una regione alpina e per dare un futuro a questa terra, altrimenti destinata al declino, già in atto». Agli scettici che non credono nel potere di questi referendum, il presidente del Bard replica che «sono voti importantissimi, che servirà sia da una parte sia dall’altra per ottenere qualcosa. Se voterà tutta la prima fascia, compresa Feltre, siamo sicuri che Roma ci ascolterà». (sco)

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Mappatura dei referendum comunali in provincia di Belluno per il passaggio in Trentino Alto Adige o in Friuli Venezia Giulia (agg. 22 dic. 2012)

22 Dicembre 2012 By

Mappatura dello stato dei referendum comunali in provincia di Belluno per il passaggio in Trentino Alto Adige o in Friuli Venezia Giulia (aggiornamento al 22 dicembre 2012). Da registrare rispetto alla situazione precedente l’avvenuta consegna delle firme a Lozzo di Cadore, la partenza della raccolta a San Vito, Domegge e Perarolo di Cadore (l’imminente avvio a Borca e Vodo di Cadore) ed il sopraggiunto OK ufficiale per l’indizione del referendum a Pieve di Cadore.

mappa dei referendum in provincia di Belluno aggiornata al 22 dic 2012

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Mappatura dei referendum comunali in provincia di Belluno per il passaggio in Trentino Alto Adige o in Friuli Venezia Giulia

3 Dicembre 2012 By

Mappatura dello stato dei referendum comunali in provincia di Belluno per il passaggio in Trentino Alto Adige o in Friuli Venezia Giulia (aggiornamento al 2 dicembre 2012; cliccare per ingrandire).

mappa "stato dei referendum" comunali in provincia di Belluno - agg. 2 dic 2012

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Referendum per il passaggio di Feltre al Trentino Alto-Adige: la parola deve passare ai feltrini che diranno da che parte vogliono stare!

26 Agosto 2012 By

Pare che il Consiglio comunale di Feltre di lunedì sera [27 agosto 2012 ore 19:00, ndr] intenda rinviare, rimandandolo a data da destinarsi, ogni decisione sul diritto di votare per il referendum, per il passaggio al Trentino Alto-Adige, chiesto da 1.100 cittadini.

Il Comune di Feltre ha un proprio regolamento per i referendum comunali che li ritiene ammissibili “su tutte le materie di esclusiva competenza comunale e di rilevanza generale, interessanti l’intera collettività locale”. In questo caso però non si tratta di un referendum comunale ma dell’istituto Costituzionale previsto dall’art 132, 2°comma. Il quale riconosce ai cittadini il diritto di chiederlo e al Consiglio il diritto di deliberarlo. Tuttavia il Consiglio non è svincolato dal dovere di deliberare la celebrazione dell’istituto referendario, perché le amministrazioni pubbliche sono organi al servizio del titolare della sovranità (popolo) che nel referendum si manifesta.

Un rinvio della decisione equivale a non deliberare il referendum ovvero anteporre la volontà del servitore (Consiglio comunale) a quella del padrone (i cittadini del Comune di Feltre). Ognuno comprende che poi, i Consiglieri comunali e i partiti che li sostengono, potranno invitare i cittadini ad accogliere o respingere il quesito referendario secondo il loro libero giudizio. Ma non deliberarlo significa togliere ai cittadini il potere (costituzionale) a esprimersi sulla propria appartenenza comunitaria. Parere che in questo momento storico, in cui la Provincia di Belluno potrebbe essere eliminata con atti incostituzionali del Governo e del Parlamento, è di formidabile importanza. Non servono sondaggi per capire che i Feltrini non vogliono farsi governare da province di pianura e rivendicano l’appartenenza all’area alpina.

Nessun Comune ha impedito lo svolgimento di questo tipo di referendum e pure il Consiglio provinciale di Belluno più di un anno fa l’ha votato a grande maggioranza. Si teme che un referendum per trasferirsi in provincia di Trento non abbia la concreta possibilità di ottenere il risultato desiderato. Questo timore è giustificato.

I feltrini con il referendum potranno, però, dire da che parte vogliono stare, altrimenti altri decideranno al posto loro. I referendum sono strumenti che manifestano la volontà dei votanti, che vincolano il Ministro e il Parlamento a legiferare di conseguenza. Allo stato attuale la provincia di Belluno sarà accorpata a quella di Treviso o di Vicenza. Senza una forte affermazione della volontà dei cittadini e delle istituzioni bellunesi, anche mediante i referendum comunali, il nostro destino è segnato. Il Consiglio comunale di Feltre può mandare un segnale sulla determinazione di tutti i bellunesi a tutelare la propria autonomia amministrativa o annunciare la loro resa e il loro perpetuo asservimento.

Per questo è opportuno che il Consiglio comunale feltrino approvi il referendum. Anche perché, dopo una campagna elettorale basata sulla partecipazione democratica dei cittadini, un rinvio o una decisione negativa segnerebbe la peggior giornata della storia repubblicana di Feltre.

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per il BARD tutti i referendum per cambiare provincia sono legittimi, giusti e necessari

7 Giugno 2012 By

L’articolo del Corriere delle Alpi che spiega il nostro punto di vista sulle iniziative volte ad indire nuovi referendum per cambiare provincia.

Il Bard: «Legittimi tutti i referendum»

L’intervento del movimento autonomista sulle nuove ventilate iniziative per cambiare provincia

BELLUNO. «Il Bard è nato per dare una speranza di futuro alle comunità della provincia di Belluno». Nuovo intervento del movimento Belluno Autonoma Dolomiti Regione sulla questione dei referendum “secessionisti”: «La divisione e la discordia tra le comunità bellunesi produrrà la loro estinzione. E’ solo la cultura alpina che potrà permetterci di resistere alla concorrenza che la globalizzazione internazionale ci costringe ad affrontare. La cultura della pianura urbanizzata non è in grado di affrontare i problemi e i bisogni della montagna, non ne conosce la realtà, i caratteri, le risorse, le debolezze, i vincoli e le necessità».

Alcune comunità bellunesi hanno già proposto un referendum per aderire alla provincia di Trento (Lamon e Sovramonte), alla provincia di Bolzano (Cortina, Colle e Livinallongo), alla provincia di Udine (Sappada). «In tutti questi casi», dice il Bard, «i referendum hanno dato un esito chiaro, i cittadini hanno approvato il progetto di trasferimento ad altra amministrazione provinciale. La decisione, però, non ha prodotto l’esito voluto poiché la Regione Veneto non ha ancora espresso il proprio parere, necessario per procedere nell’iter di trasferimento.

Per questo il Bard ha proposto un referendum provinciale per verificare la volontà dei cittadini di trasferirsi come terza provincia autonoma nella regione Trentino-Alto Adige, proponendo una soluzione unitaria che impedisca ad alcune nostre comunità di divenire minoranza entro altre provincie. Il referendum è stato ingiustificatamente negato dalla Corte di Cassazione. Il ricorso al Capo dello Stato del giugno 2011, contro questa delibera illegittima, è fermo in Consiglio di Stato e non è ancora stato istruito».

Nel frattempo il governo nazionale con il decreto “Salva Italia” ha deciso di trasformare le Provincie in enti non elettivi. In questa fase di passaggio alcuni Comuni stanno decidendo di proporre referendum per trasferirsi in provincia di Trento, Bolzano e Udine.

« Il Bard ritiene che questi referendum, pur rappresentando un rischio per l’unità della provincia, siano legittimi, giusti e necessari. Sono una reazione dei montanari al degrado, all’abbandono, al sentimento di scoramento, all’assenza di speranza. Sono una rivendicazione di democrazia reale e le preoccupazioni e le difficoltà che essi sollevano, hanno una loro genuina essenza di rivendicazione di un ruolo, stabilito dalla Costituzione italiana e dalla legislazione vigente, d’iniziativa politica riconosciuta ai cittadini. Per questo motivo il Bard li sosterrà e farà tutto il possibile per favorirne lo svolgimento in un clima di dialogo e collaborazione, senza innescare conflitti, al fine di dare a queste iniziative il senso di una rivendicazione corale e condivisa di adeguati strumenti di buon governo locale per tutte le comunità della provincia di Belluno».

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