Le ragioni del referendum bellunese spiegate alla gente delle province autonome di Trento e Bolzano.

22 Gennaio 2011 By

di Silvano Martini

Dopo l’approvazione in Consiglio Provinciale a Belluno, l’iter che porterà i cittadini Bellunesi a chiedere il passaggio della Provincia di Belluno dal Veneto alla Regione Trentino-Alto Adige-SüdTirol è avviato e il referendum si farà.

Non mi sorprende la reazione, tra lo stupito e l’infastidito, che la decisione dei Bellunesi ha provocato tra gli amministratori e tra i cittadini delle Province Autonome di Trento e Bolzano Bozen-SüdTirol perché conosco bene queste realtà per avere, io,  entrambi i genitori Trentini (valli di Non e Fiemme) e per il fatto che tutta la mia famiglia di origine e tutta la mia parentela vive in Trentino da sempre.

In questo senso, le affermazioni del Presidente della Provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, che tratta la questione del referendum come una boutade dei Bellunesi o quelle più sfumate di Lorenzo Dellai, che pur nel rispetto delle realtà confinanti, considera inattuabile l’ipotesi dell’incorporazione del Bellunese nella Regione Trentino Alto Adige-SüdTirol, corrispondono in pieno alla necessità di questi ottimi amministratori di tutelare la speciale autonomia delle rispettive province.

Vorrei che fosse chiaro ai cittadini delle Province Autonome di Trento e Bolzano Alto Adige – Bozen SüdTirol che i Bellunesi chiedono il trasferimento ad altra Regione per sopravvivere. Non chiedono lo statuto speciale di Trento e Bolzano, ma un altro tipo di autonomia provinciale, non desiderano condividere le risorse economiche e finanziarie delle due provincie autonome confinanti e non intendono interferire, in alcun modo, sulla loro autonomia.

I bellunesi sono ricchi in proprio ed esigono solo i trasferimenti dello Stato di cui già sono titolari e le risorse del loro territorio che da decenni sono sottratte loro a vantaggio di altri. La provincia di Belluno non vuole privilegi ma necessita di poter decidere liberamente del proprio futuro.

I nostri amici del Trentino e del SüdTirol non temano, i cittadini Bellunesi non sono dei barboni che chiedono un posto alla mensa delle autonomie altrui ma vogliono poter decidere, in piena autonomia appunto, come, quando e in che modo usare le PROPRIE  risorse.

La storia del Bellunese dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la mancanza di visione, progettualità e attenzione alla montagna, da parte della Regione del Veneto,  sta portando questi luoghi e la gente che vi abita,  alla rovina. Questo stato di cose deve finire. Ecco perché, Trentino e SüdTirol non devono aver paura per il risultato del referendum che non è uno strumento per ottenere altro se non la NOSTRA autonomia, l’autonomia della Provincia di Belluno.

La buona amministrazione delle Province Autonome di Trento e Bolzano Bozen-SüdTirol è un modello a cui noi guardiamo con interesse perché essa ha rispetto per il territorio e ne promuove le specificità con un occhio di riguardo alla ruralità e alla sostenibilità del proprio sviluppo.

Noi vogliamo che una Provincia di Belluno, autonoma e diversa, nella Regione Dolomiti, costituisse una risorsa e non un peso per la complessa realtà del territorio Dolomitico.

Siamo certi che con l’amicizia e la collaborazione che deve contraddistinguere i rapporti di buon vicinato e nel rispetto della storia dei nostri popoli ce la faremo.

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Depositata la richiesta di referendum per il passaggio della provincia di Belluno alla Regione Trentino Alto Adige-Südtirol.

22 Gennaio 2011 By


di Silvano Martini

La provincia di Belluno ha fatto oggi un altro passo del cammino verso l’autogoverno. Il presidente del consiglio provinciale, Stefano Ghezze, ha depositato stamane, presso l’Ufficio centrale per il Referendum costituito presso la Corte Suprema di Cassazione italiana in Roma gli atti con i quali il Consiglio Provinciale chiede di indire il referendum per il passaggio della provincia di Belluno alla Regione Trentino Alto Adige-Südtirol. Entro 30 giorni verrà data risposta per proseguire poi con l’iter istituzionale, completato il quale la parola verrà data ai cittadini Bellunesi.

Il presidente del Consiglio Provinciale Stefano Ghezze ha bene operato a dimostrazione che il consiglio provinciale, che ha votato a larghissima maggioranza a favore del referendum, incaricando proprio Ghezze di seguire le pratiche, ha ben riposto la sua fiducia.

Come ho avuto modo di dire, nel mio intervento in consiglio, sono e resto convinto che è venuto il tempo in cui noi cittadini delle diverse realtà della provincia di Belluno otterremo, attraverso lo strumento del referendum, una forma reale di Autonomia, una possibilità cioè di autogoverno che è indispensabile per non dover continuare a pagare sulla nostra pelle gli errori di chi non abita e non conosce il nostro territorio.

Ho detto e ripeto che la dimostrazione, tragica, di quanto è avvenuto sinora è il disastro del Vajont che è stato causato dalle scelte criminali di una politica colonialista e rapace che ha fatto pagare, a 1909 innocenti, nostri concittadini e fratelli, gli sbagli di chi se ne stava in qualche comodo ufficio lontano dal Bellunese.

Sia chiaro a tutti che i cittadini Bellunesi non vogliono “andare a farsi comandare da Trento o Bolzano”, come sostengono i detrattori del referendum, ma che aggregare la nostra provincia a una regione che trasferisce automaticamente il 98 % delle competenze alle sue province è una soluzione intelligente.

E smettiamola di dire che la provincia di Belluno non ha risorse sufficienti per mantenersi, perché è una provincia ricca, che non dovrà andare, MAI PIU’, col cappello in mano a mendicare quattro soldi oppure subire l’onta di non avere nemmeno un rappresentante in giunta regionale, perché ininfluenti nella matematica elettorale.

Le risorse per gestire la provincia ci sono solo che altri le gestiscono, altre risorse dovremo riprendercele, a cominciare dalle concessioni idroelettriche: esse sono state concepite come forma moderna di colonialismo parassita e sono il cancro che da 50 anni erode l’organismo del bellunese.

Sono convinto che molte responsabilità nella mancanza di cultura autonomista in provincia di Belluno, e più in generale nell’atteggiamento supino e rinunciatario di molti, che occupano posizioni di potere, sia dovuta ad una classe politica che ha fatto dell’Ignavia una regola di vita.

“Chi pecora si fa il lupo se lo mangia” dice il proverbio e questo non è più accettabile perché il territorio bellunese deve essere, per i suoi rappresentanti politici, l’unico datore di lavoro al quale rispondere e per il quale lavorare.

E’ ora di reclamare con forza che la provincia di Belluno, Terra di spazi e di silenzi, Terra di grandi popoli, che della loro differenza faranno ricchezza, farà sentire la propria voce. L’autonomia non è più un sogno, perché decideremo, da cittadini liberi, di averla.

Essa non è un regalo che chiediamo, ma un diritto connaturato ai popoli. Ci spetta: e basta !

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Il Consiglio Provinciale approva l’indizione del referendum per Belluno Autonoma

13 Gennaio 2011 By

Un breve servizio di Antenna-3 sul pronunciamento dell’11 gennaio scorso del Consiglio Provinciale di Belluno che, con 21 voti a favore e due contrari,  si è espresso a favore dell’indizione del referendum per Belluno Autonoma.

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11 gennaio 2011: il Consiglio Provinciale dà il via libera al referendum per Belluno Autonoma

12 Gennaio 2011 By

Oggi 11 gennaio 2011, alle ore 17,30 il Consiglio provinciale di Belluno ha votato una delibera nella quale si chiede al Governo nazionale di indire un referendum con il seguente quesito: Volete voi che l’Amministrazione provinciale di Belluno promuova la procedura per il referendum previsto dall’art. 132, comma 2, della Costituzione affinché il territorio della Provincia di Belluno sia separato dalla Regione Veneto per entrare a far parte della regione autonoma Trentino Alto Adige?

La decisione è stata sollecitata dal Comitato “Belluno Autonoma, Dolomiti Regione” che ha raccolto 17.500 firme per chiedere al Consiglio la delibera approvata oggi. Il Comitato propone questo referendum perché le politiche sociali ed economiche della regione Veneto non sono in grado di affrontare e risolvere gli specifici problemi della montagna bellunese. Ciò provoca una costante emorragia di residenti, la chiusura d’imprese e servizi pubblici e privati, e lo spopolamento delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità, sempre meno ospitali per i popoli che le abitano da secoli.

Per dare un futuro alle comunità delle Dolomiti bellunesi è necessario dotarci di politiche e strumenti amministrativi su misura della montagna. L’autonomia che desideriamo non serve per isolarci dal mondo ma per affrontare a viso aperto, con le nostre forze, e con l’auto della comunità nazionale ed europea, le sfide della globalizzazione e dei mercati internazionali. Siamo orgogliosi di vivere in uno dei posti più belli al mondo e siamo determinati a rimanerci e per questo abbiamo il dovere di salvarci dal declino e dall’estinzione. Confidiamo nella comprensione delle istituzioni pubbliche regionali e nazionali e nella intelligente ricerca di una soluzione praticabile, legale e pacifica che ci permetta di garantire una vita serena alle generazioni future delle Comunità bellunesi.

Il Comitato manifesta la propria profonda soddisfazione per la delibera del Consiglio Provinciale.

Eccoci qui.

Abbiamo raggiunto il secondo dei nostri obiettivi impossibili.

Volevamo una delibera unanime del Consiglio Provinciale di Belluno. Abbiamo chiesto a tutti i Gruppi e a tutti i Consiglieri di decidere liberamente ma di considerare l’importanza di un pronunciamento unitario, per iniziare un processo referendario che non divida i Bellunesi ma permetta a tutti di riflettere su come costruire un comune futuro. Oggi il Consiglio Provinciale ha votato. Vent’uno consiglieri su 23 (uno era assente) hanno votato a favore del referendum.

Un risultato eccellente. Un fatto di grande rilevanza sociale e politica. Le comunità bellunesi trovano nel loro Consiglio Provinciale l’istituzione che raccoglie la proposta di Referendum popolare sostenuto da 17.500 elettori firmatari.

Ogni Consigliere ha le proprie idee e convinzioni che non sono state elemento di divisione ma di condivisione di una proposta che segna un cambiamento nella politica bellunese. Finalmente un obiettivo comune di elettori e eletti. La fiducia riposta nelle persone e nelle istituzioni ha dato i suoi frutti. I Consiglieri Provinciali hanno dimostrato di saper ascoltare le richieste dei cittadini. C’è ancora spazio per la buona politica, per la faticosa ricerca del bene comune. Basta volere.

Molte cose sono cambiate da quando abbiamo iniziato quest’avventura e molte ne cambieranno nei prossimi mesi. Non dobbiamo guardare al futuro con paura e rassegnazione, non lo dobbiamo guardare con gli occhi del presente. Solo comunità forti, sicure di sé, con adeguati strumenti amministrativi, con una coesione fondata sulla leale collaborazione, possono affrontare il mare aperto della competizione internazionale. Non è più tempo di liti e divisioni, è il tempo di remare insieme per decidere quale futuro dare ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Ora la richiesta di Referendum arriverà sul tavolo del Ministro degli Interni, sarà sottoposta al Giudizio della Cassazione e del Governo. Quando sarà indetto il Referendum avremo bisogno di una discussione serena, non di divisioni tra i cittadini. Saremo capaci di farlo? Non abbiamo motivi per dubitarne.

Vogliamo alimentare la speranza in una via possibile, lecita e pacifica per ottenere gli strumenti amministrativi necessari per governare il cambiamento e rispondere ai bisogni delle comunità bellunesi. Niente di più e niente di meno.

Come vedete non manchiamo di altri obiettivi impossibili.



comunicato stampa in formato PDF


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Referendum “passati” e referendum per Belluno Autonoma

20 Dicembre 2010 By

di Francesca Larese Filon

Referendum “vecchi” e referendum nuovo: è possibile che fra 2 iniziative che vanno nella stessa direzione si debbano far nascere polemiche e stimolare distinguo che dividono anche quello che apparentemente risulta simile e che parte da una necessità vitale per il territorio del bellunese? Le ultime dichiarazioni dei comitati referendari  di Cortina e Lamon ribadiscono la volontà di far riferimento alla provincia di Bolzano e di Trento, rispettivamente: ma questo non è contrario al referendum dell’autonomia della provincia di Belluno. Il referendum che chiede che la provincia di Belluno diventi la terza provincia AUTONOMA della regione Trentino-Alto Adige (la nuova Regione Dolomiti) parte da considerazioni simili ma offre una soluzione a tutto il territorio riconoscendone  le diversità che sono il valore aggiunto della NOSTRA provincia.

Il referendum per il passaggio alla Regione Trentino Alto Adige, che noi proponiamo, nulla toglie al risultato già ottenuto  dai comuni secessionisti, e darà  risposta al disagio e alle difficoltà che la gente della provincia di Belluno, dal Comelico alle valli feltrine, subisce da decenni e sta vuotando i paesi determinando l’abbandono progressivo del nostro bellissimo territorio.

La presenza della più numerosa comunità ladina riconosciuta rende il nostro territorio ancora più importante in quanto la perdita di una popolazione storica avrebbe importanti conseguenze negative per il territorio che da secoli viene presidiato dalle genti ladine.

I movimenti autonomisti sono nostri fratelli perchè hanno utilizzato  lo stesso strumento democratico che noi proponiamo per affermare  la volontà popolare. Di certo l’autonomia della provincia di Belluno non è contraria a quella degli altri comuni.

Quando il referendum per l’autonomia della Provincia verrà celebrato, noi ci aspetteremo da loro un sostegno forte e siamo certi che insieme otterremo il cambiamento che sarà per tutti.

Francesca Larese Filon

Presidente Union Ladina del Cadore de Medo

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